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Preoccupazione per le Olimpiadi di Tokio e le possibili conseguenze sulla pandemia

© REUTERS / Kim Kyung-Hoon/PoolТалисман Летней Олимпиады в Токио Miraitowa позирует сзади Олимпийских колец после мероприятия по случаю 100 дней до Олийписких игр в Токио
Талисман Летней Олимпиады в Токио Miraitowa позирует сзади Олимпийских колец после мероприятия по случаю 100 дней до Олийписких игр в Токио  - Sputnik Italia, 1920, 25.05.2021
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Alle Olimpiadi di Tokio mancano poco più di 2 mesi, ma non si osservano segnali di miglioramento nella gestione della pandemia da coronavirus. Il 13 maggio il sindacato giapponese “Unione nazionale medici” si è rivolto al governo chiedendo di annullare lo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici di Tokio.
Questa richiesta ha attirato l’attenzione del grande pubblico.
Cosa ne sarà del Giappone se le richieste dei medici saranno ignorate e se le Olimpiadi verranno comunque celebrate? Il corrispondente di Sputnik ha intervistato a questo proposito Naoto Ueyama, presidente del sindacato Unione nazionale medici.
Il dottor Ueyama inizialmente ipotizzava che la quarta ondata che ha colpito il Paese ad aprile quest’anno avrebbe potuto imporre l’annullamento dei Giochi olimpici di Tokio, ma le sue previsioni non si sono avverate. “Pensavo che le varianti indiana e giapponese avrebbero spinto l’opinione pubblica sia in Giappone sia nel mondo a rinunciare allo svolgimento delle Olimpiadi di Tokio, ma né il CIO né il governo giapponese hanno reagito all’accaduto in maniera sufficientemente responsabile. Mentre gli esperti di malattie infettive e i principali media mondiali esortano ad annullare i Giochi estivi, in Giappone non si è creato un movimento di protesta sufficientemente forte. Ritengo che i principali media giapponesi debbano pubblicare degli articoli in cui esprimono chiaramente i loro ideali di protesta contro le Olimpiadi. In Giappone si registra un senso di collettivismo molto sviluppato, pertanto, finché qualcuno non esorta pubblicamente il popolo, non sarà possibile cambiare rotta. Poiché questa volta il problema è legato ad una pandemia, penso che a fare queste esortazioni pubbliche debbano essere i medici nonostante di solito non sia il loro ruolo”.
Tuttavia, anche dopo le esortazioni dei medici non vi è stato l’annullamento dei Giochi. Il 16 maggio a Tokio si è tenuta la serata celebrativa intitolata 100 giorni ai Giochi paralimpici durante la quale si sono esibiti gli artisti del teatro Kabuki.
Secondo un sondaggio condotto il 15 e 16 maggio dal canale televisivo ANN, l’82% degli intervistati si è espresso a favore dell’“annullamento” e della “riprogrammazione” delle Olimpiadi di Tokio. Ma cosa succederà che a luglio i Giochi olimpici in Giappone verranno comunque celebrati? In questo caso, secondo il dotto Ueyama, si aprono diversi scenari tra i quali il peggiore è il seguente: collasso del sistema sanitario, ritardi nelle vaccinazioni, diffusione in tutto il mondo di nuove varianti che saranno denominate “olimpiche”.
“A mio avviso la probabilità che in Giappone si diffondano le varianti sudafricana e indiana è altissima. Già ora, durante la quarta ondata, il personale medico è allo stremo. Ipotizziamo che a giugno la quarta ondata si plachi, ma subito dopo le Olimpiadi potrebbe cominciare una quinta ondata e non saremmo in grado di sostenerla. Anche se introdurranno lo stato di emergenza, la società potrebbe ignorarlo e chiaramente non potremmo contenere la diffusione del virus senza la collaborazione della popolazione. Il personale medico potrebbe non riuscire a far fronte a una quinta ondata e questo porterebbe al collasso del sistema sanitario e, conseguente, a ritardi nella campagna vaccinale. Tale commistione di situazioni renderebbe inevitabile il pagamento di un elevato prezzo in termini di vite umane.
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L’elemento più terribile è la comparsa di varianti assai pericolose del coronavirus le quali sfuggono all’azione del vaccino. In questo senso tutti gli sforzi vaccinali profusi a livello globale sarebbero azzerati. La popolazione si ritroverebbe a dover fare ulteriori sforzi aspettando che vengano prodotti nuovi vaccini. Inoltre, l’ex presidente statunitense Trump ha definito il coronavirus un virus “cinese” provocando un’ondata di crimini d’odio a danno della popolazione di origine asiatica. Questa volta il virus potrebbe chiamarsi “olimpico” e questo potrebbe causare ripercussioni sulla popolazione giapponese e sugli atleti olimpici”.
Dall’inizio di questo mese il primo ministro giapponese Yoshihide Suga ha pronunciato più volte la frase: “È possibile svolgere le Olimpiadi in totale sicurezza”. Ma Ueyama Naoto la pensa diversamente: “Non è possibile svolgere le Olimpiadi in totale sicurezza. Dobbiamo correggere gli errori del governo prima che sia troppo tardi”.
Nel suo comunicato al governo la Unione nazionale medici sostiene che alla luce della pandemia globale le organizzazioni sportive che non sono responsabili di evitare la diffusione del coronavirus non possiedono informazioni a sufficienza per decidere o meno dello svolgimento delle Olimpiadi. Né il CIO né il Comitato olimpico giapponese hanno il diritto di assumere una tale decisione. Soltanto il governo giapponese dovrebbe esprimersi in merito, si sottolinea nel comunicato del sindacato dei medici.
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