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Studio svedese rivela che il paese di nascita influisce sul tasso di letalità del COVID-19

© AP Photo / Frank Franklin IIBandiera svedese
Bandiera svedese - Sputnik Italia, 1920, 24.05.2021
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Il Paese di nascita influisce notevolmente sul rischio di morte per COVID-19, ha affermato l'Agenzia svedese per la sanità pubblica in un nuovo rapporto, evidenziando una disparità tra gli svedesi etnici e i residenti nati all'estero, questi ultimi, risultati molto più vulnerabili.
È stato scoperto che i residenti in Svezia nati all'estero sopportano rischi molto maggiori rispetto ai nativi. Ad esempio, il rischio di morire di COVID-19 per le persone nate in Africa è più di tre volte superiore.
Il fenomeno sembrerebbe da attribuire più a fattori socio-economici che biologici. Basso reddito, sovraffollamento, impossibilità di evitare lavori ad alta esposizione, sono i motivi principali per cui i nati all’estero sarebbero più colpiti, secondo gli analisti.
"Dai tempi della peste, i poveri sono sempre stati i più duramente esposti durante le pandemie", ha detto all'emittente nazionale SVT Mikael Rostila, professore di scienze della salute pubblica all'Università di Stoccolma e uno degli autori del rapporto.
Finora, oltre 14.300 persone sono morte di COVID-19 in Svezia. Per le persone nate in Africa, il rischio è 3,4 volte superiore a quello degli svedesi nativi, mentre il rischio per le persone nate in Medio Oriente è 2,8 volte superiore.
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Anche le persone nate in Finlandia e residenti in Svezia hanno maggiori probabilità di morte rispetto agli svedesi nativi – praticamente il doppio, mentre solo i nati negli Stati Uniti sembrano avere un rischio inferiore.
“Si potrebbe istintivamente pensare che i virus non discriminino e che tutti corrano lo stesso rischio di essere infettati. In realtà le nostre possibilità di proteggerci sono influenzate dalle nostre condizioni sociali”, ha detto Rostila.
Secondo la ricerca, non solo il rischio di morte è ben più alto ma anche quello di ammalarsi gravemente e finire in terapia intensiva. In questo caso le differenze sono ancora più accentuate con un rischio quintuplo per le persone nate in Africa o in Medio Oriente, rispetto ai nati in Svezia. Per chi è nato in Somalia o Turchia, il rischio arriva addirittura a nove e sei volte rispettivamente.
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Rostila spera che la consapevolezza di questa relazione statistica originata da differenti condizioni sociali possa portare ad un cambiamento.
"Dobbiamo lavorare di più con tutto questo per evitare di vedere modelli simili in futuro", ha concluso.
Una disparità simile con i nati all'estero sovrarappresentati sia tra i pazienti COVID-19 che tra i decessi è stata osservata anche nelle vicine Norvegia e Finlandia, dove gli immigrati dall'Africa e dal Medio Oriente sono stati colpiti in modo sproporzionato.
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