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Marcello De Vito, M5S, saluta il partito e se ne va: Finito il senso di appartenenza

© Foto : Facebook Marcello De Vito
Marcello De Vito - Sputnik Italia, 1920, 24.05.2021
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Uscita di peso a Roma da parte di De Vito, il presidente M5S dell'Assemble Capitolina lascia i grillini in piena campagna elettorale. Una uscita che pesa in questa fase delicata per la candidata Raggi.
La storia tra un politico e il suo partito è un po’ come quella bella storia d’amore piena di belle premesse che col tempo si ritrova a fare i conti con la realtà, fatta di delusioni e disillusioni.
Ecco Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea Capitolina, nel Movimento 5 Stelle da anni ed ex candidato sindaco di Roma alle elezioni del 2013, ha ripercorso tutte queste fasi in questi 9 anni di appartenenza al partito capeggiato da..., non si sa ancora chi.

E così ai suoi elettori in un post su Facebook annuncia: “Dopo 9 lunghi anni, intensi, importanti, decido di uscirne.”

E spiega anche la motivazione, appunto la fine di un amore:
“Il motivo è che non avverto più alcun senso di appartenenza. Non riesco più a dire alle persone ‘Noi del Movimento 5 Stelle…’. E questo per me è difficile da superare, impossibile direi”.

Le capriole ideologiche come il ‘mai col PD’

Diciamo che il rapporto d’amore tra De Vito e il Movimento 5 Stelle è segnato da troppi tradimenti, i tradimenti a suo dire ideologici da parte del partito. E quindi giù l’elenco dei tradimenti:
“Mi riferisco al ‘mai col PD’ di fine luglio 2019, poi smentito nel mese successivo con la nascita del governo giallorosso; alla mancata sostituzione del capo politico dimessosi a gennaio 2019 nel termine previsto di 30 giorni; al “reggente eterno” Vito Crimi che non ha voluto capire che il suo doveva essere un ruolo con una funzione limitata nel tempo”.
Ma De Vito è proprio come quelle coppie dove ormai lo strappo è definitivo, e quindi vomita fuori tutto: “Mi riferisco agli stati generali rinviati all’infinito con la motivazione del Covid; allo smantellamento di due totem, come il divieto di alleanze ed il vincolo dei due mandati, in 24 ore con una votazione agostana senza alcun vero dibattito”.
Davide Casaleggio - Sputnik Italia, 1920, 11.04.2021
Casaleggio crede che il M5S non debba diventare un partito

E ci vogliamo dimenticare gli Stati generali?

“...Poi fatti ad autunno scorso (quando il Covid era riesploso) con infinite e defaticanti riunioni, prima regionali poi nazionali, per poi arrivare a questo fatidico parto del topolino fatto di modifiche statutarie, poi approvate niente meno che a febbraio scorso da ben un decimo degli iscritti e che prevedevano la nomina di un comitato direttivo a 5, poi rimaste inattuate come se nulla fosse”.
Già che fine ha fatto il comitato direttivo a 5? Secondo De Vito non è stato più attuato perché “si intende sostituirlo con una figura più popolare, più social e con più ‘like’, che consenta ‘più voti’”, e qui il riferimento è chiaro, sta parlando di Giuseppe Conte.

Siete nel campo progressista? E tanti saluti

E verso la fine del suo sfogo, l’ex grillino deluso saluta il Movimento 5 Stelle con queste parole:
“Mi riferisco a quel… ‘ormai siamo nel campo progressista’ cui io rispondo: ‘buon campo progressista a tutti voi’”.
E non manca la ciliegina sulla torta, che dedica a Beppe Grillo, etichettato come “sedicente ‘Elevato’”.
“A breve formalizzerò la mia uscita dal gruppo consiliare, come ho fatto con il Movimento 5 Stelle, volontariamente e non da espulso”, conclude.
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