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Luci ed ombre sulla 194: un rapporto svela tutti i costi della legge sull'aborto

 Pregnancy - Sputnik Italia, 1920, 24.05.2021
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Uno studio svolto da un gruppo di associazioni pro-vita e medici cattolici rivela come in quarant'anni siano stati spesi circa 5 miliardi di fondi pubblici per gli aborti in Italia. Il dossier è stato presentato oggi all'Università LUMSA di Roma.
La legge 194/1978 ha da poco compiuto quarant’anni. Ma qual è il bilancio economico della norma che ha depenalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro Paese? A rispondere a questa domanda, per la prima volta dalla sua entrata in vigore, è un report redatto da un gruppo di lavoro composto da economisti, medici e giuristi, con il patrocinio della SIBCE (Società Italiana per la Bioetica e i Comitati Etici), dell’AIGOC (Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici), della Fondazione Il Cuore in una Goccia, e di Pro Vita & Famiglia, presentato oggi all’Università LUMSA di Roma.
Dallo studio è emerso come il costo dell’aborto legale in Italia dal 1978 al 2018 si aggiri tra i 4,1 e i 5,3 miliardi di euro, corrispondente ad “un costo medio per aborto di 847 euro e ad una spesa media annua di 120,1 milioni di euro”.
In quarant’anni, secondo le statistiche ufficiali, sono state 5,7 milioni le interruzioni di gravidanza, con 143mila aborti ogni anno in media. “Per una serie di fattori demografici e sociali, - si nota nell’analisi - il numero annuo di aborti è diminuito dopo il picco iniziale, si può stimare che ancora oggi oltre il 15 per cento delle gravidanze venga interrotto volontariamente”.
Soltanto nel 2018, secondo lo stesso dossier, sono stati spesi fino ad 86.711.783 euro per le interruzioni volontarie di gravidanza, con un costo medio per la sanità pubblica compreso tra 762 euro e 1.140 euro per ogni singolo intervento. “La voce che determina maggiormente il valore totale – spiega il report - è quella riferita agli aborti chirurgici entro il terzo mese, che nel 2018 rappresentavano il 74,5 per cento del totale”.
A pesare sulle casse del sistema sanitario, sottolineano gli esperti, non ci sono solo gli interventi in sé, ma anche “i costi per le immediate complicanze post-aborto”. Si tratta di “complicanze nelle gravidanze successive e altre conseguenze fisiche e psichiche a lungo termine di cui non è stata possibile una quantificazione monetaria, - notano gli esperti - perché tali dati non sono mai stati resi pubblici”.
La ricerca mette in luce anche alcuni aspetti problematici della legge 194, come “l’inefficacia riscontrata nel raggiungere alcuni degli obiettivi dichiarati, come la promozione della salute della donna o il contrasto al fenomeno degli aborti clandestini”.
Secondo l’analisi, che cita stime ministeriali, ancora oggi sarebbero tra 12 e 15mila, con “un alto costo in termini economici e sociali per tutta la collettività”.
“Viene legittimo chiedersi perché tale spesa, per una prestazione non indispensabile bensì fortemente voluttuaria, debba essere a carico di tutti, anche di chi è per la vita e per principio o per fede è decisamente contrario all’aborto”, ha detto Filippo Maria Boscia, presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani.
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“Con il denaro sprecato per le interruzioni di gravidanza si potrebbe invece incentivare l’aspetto preventivo, se non altro aiutando le gravide in difficoltà, proprio in nome dell’importanza del ‘valore sociale della maternità’ e dell’inderogabile ‘tutela della vita umana fin dal suo inizio’ come previsto dalla stessa legge 194 all’articolo 1”.
"La drammatica esperienza della pandemia ha mostrato con chiarezza che le risorse per il sistema sanitario non sono illimitate”, nota anche Benedetto Rocchi, professore associato al Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa dell’Università di Firenze. “L'aborto – aggiunge - mette a rischio la salute delle donne, la legge 194 non previene l'aborto clandestino: perché continuare a a finanziare il diritto d'aborto con i soldi dei contribuenti?".
“Da questa ricerca risulta chiaramente che i miliardi dei contribuenti spesi per finanziare l’aborto legale non hanno portato alcun beneficio alla società e non sono serviti neanche a tutelare la salute delle donne: gli aborti clandestini continuano indisturbati”, ribadisce anche Francesca Romana Poleggi di Pro Vita & Famiglia.
Medici cattolici e associazioni pro-life spiegano come lo scopo del report sia quello di “suscitare un dialogo aperto e costruttivo, basato su dati oggettivi, su una legge che ancora oggi divide profondamente gli italiani, portandone alla luce alcuni aspetti controversi”.
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“Come tutte le politiche dello Stato anche quella che rende legale l’aborto può e deve essere sottoposta a una seria valutazione che non può prescindere dalla quantificazione degli oneri finanziari”, sottolinea il dossier, che annuncia la costituzione di un osservatorio permanente sui costi diretti e indiretti della 194.
“Ci auguriamo che il nostro lavoro – concludono gli autori del report -stimoli una riflessione sulla opportunità di mantenere questa politica a carico del contribuente in un periodo in cui, per i vincoli finanziari, una crescente quota delle prestazioni sanitarie di cura, sia in termini quantitativi che qualitativi, esce dal perimetro della Sanità pubblica”.
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