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La Francia bacchetta Italia e Spagna sui migranti: il nodo immigrazione al Consiglio Ue

© REUTERS / ADNAN ABIDII lavoratori migranti arrivano in una stazione degli autobus per tornare nei loro villaggi dopo che il governo di Delhi ha ordinato un blocco di sei giorni per limitare la diffusione della malattia da coronavirus (COVID-19), a Ghaziabad, alla periferia di Nuova Delhi, in India, 19 aprile 2021.
I lavoratori migranti arrivano in una stazione degli autobus per tornare nei loro villaggi dopo che il governo di Delhi ha ordinato un blocco di sei giorni per limitare la diffusione della malattia da coronavirus (COVID-19), a Ghaziabad, alla periferia di Nuova Delhi, in India, 19 aprile 2021. - Sputnik Italia, 1920, 24.05.2021
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Il premier italiano ha insistito per inserire la questione dell'immigrazione all'ordine del giorno del Consiglio europeo che inizierà oggi a Bruxelles. Ma sui ricollocamenti in Europa è ancora gelo.
Il tema dell’immigrazione sarà all’ordine del giorno del Consiglio Ue che si apre oggi a Bruxelles, con i leader che parteciperanno di persona. Ad insistere perché, oltre all’emergenza Covid, i rapporti con il Regno Unito e con la Russia, e i cambiamenti climatici, i 27 capi di Stato e di governo dell’Ue discutessero anche di sbarchi e ricollocamenti è stato proprio il premier italiano, Mario Draghi.
Nelle scorse settimane migliaia di migranti sono arrivati a Lampedusa, la maggiore delle isole Pelagie, e il timore del governo italiano è che, come di consueto, i flussi possano aumentare nei mesi estivi. A chi arriva autonomamente bisogna aggiungere le centinaia di migranti soccorsi dalle navi delle Ong, spesso in zona Sar “libica” o maltese, che approdano sulle nostre coste. Una situazione potenzialmente esplosiva.

Basta guardare i numeri del ministero dell’Interno. Il numero dei migranti arrivati in Italia da gennaio a maggio del 2021 è triplicato rispetto a quello dello stesso periodo del 2020. Si contano 13.766 arrivi contro i 4.724 dell’anno precedente. Negli stessi mesi del 2019 erano stati soltanto 1.436.

Il problema, sul fronte dei ricollocamenti, sta nel fatto che in Ue la linea che prevale sembra essere ancora quella del regolamento di Dublino, per cui l’accoglienza spetta al primo Paese di approdo. Per l’Italia, però, alle prese con la pandemia, una crisi economica senza precedenti e la sfida della campagna vaccinale, la gestione di migliaia di stranieri diventa un onere sempre più pesante.
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Per questo, come si legge sul Giornale.it, il premier italiano farà a Bruxelles delle richieste ben precise in questo senso. Tra queste c’è anche quella dello stanziamento di fondi per sottoscrivere accordi con i Paesi africani da cui si mette in viaggio la maggior parte dei migranti.
La trattativa, però, non parte con le premesse migliori. Nei giorni scorsi il ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, del partito del presidente Macron aveva criticato Spagna e Italia per la gestione dell’immigrazione.
In un’intervista pubblicata su Le Parisien ha ammesso che quello dei flussi migratori è un “problema europeo”, ma che italiani e spagnoli in particolare “si trovano di fronte all'arrivo di un gran numero di immigrati che vengono controllati male” dopo essere approdati sul territorio del Vecchio Continente.
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Dal gennaio del 2022, come ricorda Europa Today, la Francia sarà presidente di turno del Consiglio Ue. Tra le priorità dei francesi ci sarà quella di “standardizzare le domande d’asilo” e “registrare sistematicamente” tutti gli immigrati.
Ad essere espressamente contraria alla ricollocazione dei migranti, invece, è l’Austria che con il proprio ministro dell’Interno, Karoline Edstadler, aveva fatto sapere che la “redistribuzione dei migranti arrivati a Lampedusa non è la soluzione”.
Complice la sua autorevolezza in ambito internazionale, l’ex presidente della Bce potrebbe sicuramente ottenere delle rassicurazioni da parte dell’Ue. Il punto è se gli impegni presi verranno o meno mantenuti. Tra i precedenti illustri c’è quello degli accordi di Malta. Sempre secondo le fonti del Giornale.it, il premier potrebbe ottenere nuove garanzie nell’ambito del patto sottoscritto nel 2019.
Infine, c’è la partita dei rimpatri, su cui sembra puntare la Commissione Ue. Ma secondo gli osservatori le procedure sono lunghe e complesse. Non può, insomma, rappresentare una soluzione nel breve periodo. La strada per trovare una soluzione, quindi, sembra essere ancora in salita.
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