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Mattarella lascia forse no

© AP Photo / Lehtikuva/Jussi NukariSergio Mattarella
Sergio Mattarella - Sputnik Italia, 1920, 23.05.2021
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A otto mesi dalla fine del mandato, è difficile valutare le parole di Sergio Mattarella. Probabilmente, andrà via, ma se non si trovasse un candidato valido almeno per 500 grandi elettori, potrebbe rimanere.
Sulla sorte dell’Italia e del suo Presidente Sputnik Italia parla con Federico Furlan, professore associato di Diritto costituzionale all'Università di Milano-Bicocca. Svolge la professione forense, nel settore del diritto amministrativo.
E’ stato consulente giuridico del Comune di Milano ed è attualmente membro del CTS Semplificazione della Regione Lombardia. E' autore di oltre cinquanta pubblicazioni scientifiche tra cui la monografia "Presidente della Repubblica e politiche di sicurezza. Tra diarchia e garanzia".
Con lui proviamo a vedere alcuni scenari del 2022, della sorte di Mattarella, provando a ipotizzare qualche nome (anche di donna, perché no?) e lasciando Mario Draghi al suo posto fino al 2023.
© FotoIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Mario Draghi al Quirinale
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Mario Draghi al Quirinale - Sputnik Italia, 1920, 23.05.2021
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Mario Draghi al Quirinale
Mattarella ha dichiarato pochi giorni fa "Tra otto mesi il mio incarico termina... potrò riposarmi", lasciando intendere che non punta a un incarico bis, come il suo predecessore, Giorgio Napolitano. Secondo lei lascerà veramente il Quirinale o potrebbe essere una dichiarazione tattica per andare verso un nuovo mandato?
— La mia impressione è che il Presidente Mattarella sia veramente intenzionato a respingere le lusinghe che vengono da molti fronti (politici e della società civile) per un suo secondo mandato. Depongono in questa direzione diversi elementi: i richiami alla prossima conclusione del suo incarico nel discorso di Fine Anno e nella scuola elementare di Roma il 19 maggio; la sua intenzione di non corroborare il precedente di Napolitano, da lui ritenuto pericoloso e forse ai limiti della costituzionalità; la ripresa del messaggio di Antonio Segni alle Camere del 1963, con il quale si chiedeva al Parlamento di emendare la Carta costituzionale vietando espressamente la rielezione.
Sono, d’altronde, altrettanto convinto che se i partiti non riuscissero a trovare un accordo, dopo molti tentativi falliti di elezione un Mattarella-bis, sia pure a tempo determinato, potrebbe profilarsi. Ricordo che non previste candidature per la carica di Capo dello Stato.
© Foto : Ufficio Stampa Università Milano-BicoccaFederico Furlan
Federico Furlan - Sputnik Italia, 1920, 23.05.2021
Federico Furlan
Se Mattarella lasciasse, quali scenari si potrebbero aprire per il futuro del Quirinale? Quali potrebbero essere i candidati? E quali i loro appoggi politici, secondo i diversi schieramenti?
— Se, come ho ipotizzato, Mattarella rifiutasse il re-incarico si aprono scenari indeterminati. Guardando retrospettivamente ai candidati che hanno ottenuto il consenso del Parlamento in seduta comune (integrato dai 58 delegati regionali) si potrebbe delineare questo profilo: uomo; over sessanta; politico (o tecnico) che ha ricoperto incarichi istituzionali di vertice (presidente del consiglio, presidente di assemblea, ministro, commissario europeo); europeista; politicamente inattivo. In base a questi connotati i candidati più forti mi paiono, allo stato dell’arte, Pierferdinando Casini (ex presidente della Camera) e Paolo Gentiloni (ex primo ministro e ora commissario UE).
Il presidente Mattarella allo Spallanzani di Roma per sottoporsi al vaccino - Sputnik Italia, 1920, 19.05.2021
Quirinale, non ci sarà il Mattarella bis: "Tra otto mesi il mio mandato termina"
Se, invece, si pensasse (finalmente) di portare una donna al Quirinale (cosa ormai “normale” in alcuni sistemi parlamentari del centro-nord Europa) allora i nomi potrebbero essere quelli dell’ex ministra della Giustizia, Paola Severino, dell’attuale Guardasigilli, Marta Cartabia (che è stata anche Presidente della Corte costituzionale oltre che nostra Collega in Bicocca), e della Presidente del Senato, Elisabetta Casellati.
Quanto alle forze in campo, il centro-destra (FI, Lega e Fratelli d’Italia) e il centro-sinistra (Pd, Leu, M5S e Italia Viva) si trovano in sostanziale parità numerica (anche considerando i delegati regionali) potendo contare su circa 450 grandi elettori a testa.
Un ruolo decisivo lo svolgeranno gli oltre cento (123 per l’esattezza ad oggi) onorevoli che compongono il Gruppo Misto nelle due assemblee parlamentari. Si consideri, infine, che essendo necessaria (dal quarto scrutinio) la maggioranza assoluta, serviranno più di 500 voti (sui complessivi 1009) per eleggere il tredicesimo Capo dello Stato italiano.
Si parla molto anche di Mario Draghi: è uno dei candidati favoriti? E perché?
— Mario Draghi possiede, naturalmente, tutti i requisiti curriculari per essere eletto e, cosa da non dimenticare, sembra godere dell’appoggio di quasi tutti i partiti dell’arco costituzionale ma occupa egregiamente la poltrona di primo ministro e in questo momento storico nessun altro (politico o tecnico) potrebbe ricoprire meglio di Lui questo incarico, avviando l’opera di ricostruzione del Paese attraverso i fondi europei del Recovery plan.
Quindi mi aspetto (e mi auspico) che resti al suo posto fino al termine di questa tribolata legislatura (marzo 2023) per completare l’opera iniziata.
Romano Prodi e Silvio Berlusconi sono tagliati fuori?
— Non li ho inseriti perché non mi sembrano, per motivi diversi, soluzioni praticabili. Silvio Berlusconi (che pure sarebbe eleggibile essendo stato riabilitato nel 2018) è anziano e molto malato. Romano Prodi, invece, è già stato vittima, nel 2013, dei franchi tiratori del centrosinistra e non credo abbia intenzione di subire altre delusioni.
© REUTERS / Yara NardiSilvio Berlusconi in una mascherina, 2021
Silvio Berlusconi in una mascherina, 2021 - Sputnik Italia, 1920, 23.05.2021
Silvio Berlusconi in una mascherina, 2021
Si ha l’impressione che negli ultimi decenni il Presidente della Repubblica italiano stia assumendo sempre più una centralità anche politica. Questo ruolo è conforme alla Costituzione?
— In verità dalla Costituzione emerge la figura di un Presidente che non partecipa alle decisioni politiche anzi ne deve rimanere estraneo essendo chiamato a garantire, in modo neutrale (rispetto alle diverse forze politiche), il corretto funzionamento delle istituzioni.
Ma l’instabilità governativa (dalla proclamazione della Repubblica al giuramento del Governo Draghi si sono succeduti 67 Governi e 30 primi ministri) e i continui mutamenti del quadro politico a partire dall’inizio degli anni Novanta del secolo scorso hanno indotto un’interpretazione “attivista” del ruolo presidenziale: il Capo dello Stato è intervenuto sempre più profondamente nell’agone politico con le esternazioni, ha interferito nella formazione dei ministeri rifiutando la nomina di ministri proposti dal primo ministro incaricato, ha sciolto le Camere in contrasto con la volontà delle maggioranze parlamentari, ha svolto una personale (e parallela al Governo) politica estera etc.
Del resto, i poteri presidenziali sono scarsamente delineati dalla carta costituzionale e questo rende possibili diverse interpretazioni del ruolo del Capo dello Stato, in relazione alle diverse circostanze e anche alla personalità dell’eletto: si è parlato, a tal proposito, di conformazione a fisarmonica dei poteri presidenziali.
Considerando l'attuale situazione politica e di emergenza per pandemia, quale dei precedenti Presidenti della Repubblica, escludendo Mattarella, ritiene che sarebbe stato il più adatto ad affrontarla? E per quale motivo?
— Ritengo che il Presidente Mattarella abbia affrontato anche l’emergenza pandemica (come il restante settennato) con grande autorevolezza e compostezza, intervenendo solo in poche occasioni per rassicurare gli italiani e per supportare le istituzioni che hanno cercato di reagire al loro meglio in questa difficile situazione.
Il popolo italiano ha spesso dimostrato che nelle situazioni di estrema difficoltà riesce a trovare quelle risorse (di resilienza, di rispetto delle regole e di unità nazionale) che talvolta nell’ordinario ci difettano.
Se mi è permessa una piccola critica, forse il Presidente avrebbe dovuto imporre al Governo una maggiore collaborazione con il parlamento e una maggiore attenzione nell’utilizzo di strumenti normativi (quali i d.p.c.m.) che si pongono al limite della legittimità costituzionale nel momento in cui vanno ad incidere così vistosamente sulle libertà dei cittadini.
Perché è vero che è stato come affrontare una guerra ma durante la guerra il Parlamento conferisce in modo espresso al Governo “i poteri necessari”come chiarisce l’art. 78 Cost. Forse il Scalfaro e Napolitano avrebbero agito diversamente (in difesa del ruolo dell’istituzione parlamentare nel limitare i diritti dei cittadini) dal loro successore; ma sono, evidentemente, discorsi del tutto ipotetici.
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