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“Certificato verde” per spostarsi e i rischi della legislazione emergenziale

© Sputnik . Evgeny UtkinCoronavirus in Italia, la gente indossa le mascherine protettive
Coronavirus in Italia, la gente indossa le mascherine protettive - Sputnik Italia, 1920, 23.05.2021
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Il certificato verde per spostarsi in Italia fra regioni di colore diverso porta ad una sorta di obbligo vaccinale per i cittadini che intendono muoversi. Inoltre il certificato è sotto alla lente del Garante in merito a possibili rischi per la privacy.

Da un certo punto di vista il green pass nazionale sarebbe un colpo basso per gli italiani.

Secondo gli ultimi decreti per potersi muovere in Italia bisogna essere muniti della cosiddetta “certificazione verde”: il cittadino deve essere vaccinato o deve poter dimostrare di essere guarito dal Covid oppure deve mostrare un tampone negativo effettuato 48 ore prima del viaggio.
Il certificato verde è una procedura obbligatoria, che in altre parole costringe indirettamente i cittadini a vaccinarsi o ad effettuare un tampone ogni volta che ci si sposta fra regioni di colore diverso, procedura che comporta un costo aggiuntivo per le tasche degli italiani.
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Tale documento rappresenta una limitazione delle libertà dei cittadini? Da un punto di vista giuridico più in generale com’è stato gestito quest’anno e mezzo di pandemia? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Paolo Becchi, docente di filosofia del diritto presso l’Università di Genova.
— Professore Becchi, che cosa ne pensa del certificato verde per gli spostamenti in Italia? Quali differenze ci sono con il green pass europeo?
In generale l’idea di un certificato sanitario per muoversi in Italia è una cosa assurda. I vaccini si facevano per gli spostamenti quando un italiano doveva andare in qualche Paese africano e allora, sapendo del rischio della febbre gialla per esempio, si vaccinava.
È inconcepibile per noi pensare che per andare da Genova a Riccione sia necessario un passaporto vaccinale, non è una situazione sostenibile. Al momento non c’è un obbligo vaccinale, salvo per alcune categorie di persone, perché fare allora un certificato vaccinale? In questo modo in realtà si raggiunge indirettamente l’obbligo vaccinale, perché se non hai il certificato non ti puoi muovere.
Quello che succederà in Europa lo vedremo, al momento non è così chiaro, potrebbe essere che l’Unione Europea alla fine risulti più liberal dell’Italia. Il certificato potrebbe non essere obbligatorio in Europa. Noi in Italia avremo un certificato che sarà vincolante per gli spostamenti fra regioni di colore diverso.
Il ministro del turismo mi ha risposto dicendo che saremo tutti di un colore, a quel punto il pass non sarà necessario. Allora va detto chiaramente: si sa già che saremo di un unico colore e quindi tutto sommato sarà come in Europa. In Italia, però, il certificato sarà obbligatorio.
— Secondo il certificato italiano però per spostarsi basterebbe anche un tampone negativo eseguito 48 ore prima.
C’è anche questa variante, però anche qui il tampone lo devi pagare, diventa una spesa aggiuntiva rispetto alla vacanza. Se uno si sposta ulteriormente deve fare più tamponi. C’è anche un altro aspetto. La vaccinazione di massa è cominciata in questo ultimo periodo, per cui se molti vaccini hanno bisogno di due dosi chi fa la prima dose adesso, la seconda la dovrà fare ad agosto. Bisogna programmare le vacanze in base a quando probabilmente si avrà la seconda dose. È tutto un po’difficile.
— In generale qual è il suo punto di vista su come è stata gestita la pandemia in Italia?
In Italia abbiamo avuto nella prima fase un controllo sulla popolazione, una sorveglianza sui movimenti delle persone a livello di un regime totalitario. Durante il lockdown non potevi uscire di casa, per uscire di casa a marzo e aprile dello scorso anno dovevi avere il pass. Ci siamo dimenticati, ma questi fatti sono avvenuti in Italia. Si tratta di una compressione totale dei nostri diritti individuali.
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Mi fanno ridere quelli che attaccano la Russia dicendo che si tratta di un Paese con una democrazia di facciata. Ci rendiamo conto di quello che abbiamo fatto noi in Italia a marzo e aprile dello scorso anno? Abbiamo chiuso nei sacchi di plastica i morti e li abbiamo bruciati. I riti funebri erano vietati, i moribondi non potevano essere visti dai parenti, la gente non si poteva spostare e se finiva in ospedale era la fine, una fine agghiacciante. Noi però siamo un Paese democratico liberale. Vorrei sapere se in Russia hanno trattato così i morti di Covid.
— Da un punto di vista dei diritti lei ritiene che tutta la pandemia sia stata gestita con delle grosse limitazioni della libertà per la popolazione?
Da Stato totalitario. Noi abbiamo fatto fra marzo e aprile quello che hanno fatto i cinesi. Abbiamo applicato i criteri cinesi, adesso li abbiamo ammorbiditi. Ora siamo passati però al grande ricatto: o ti vaccini o tutto sommato la vita per te diventa estremamente dura. Questo oggi vale direttamente per i medici, che sono obbligati a vaccinarsi.
L’Italia è l’unico Paese europeo che ha introdotto l’obbligo vaccinale per alcune categorie. In Russia chi vuole si vaccina, chi non vuole non lo fa. In questo modo Putin dimostra di essere lui liberale.
In Italia il Parlamento non conta più niente, si limita a ratificare le decisioni che prende il governo e questa è democrazia liberale? Prima le decisioni venivano prese attraverso decreti del presidente del Consiglio, ora con decreti legge che vengono ratificati direttamente dal Parlamento stesso.
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Io ho chiamato i decreti legge che sta facendo oggi Draghi, che sono comunque meglio dei dpcm di Conte, “decreti matrioska”: uno è contenuto dentro l’altro, e dentro l’altro ancora…alla fine si approvano tutti insieme.
— Non c’è il rischio che questa esperienza dei dpcm lasci un segno, un’eredità nella politica? È probabile che il Parlamento venga escluso dalle discussioni anche in futuro?
Secondo me è proprio così. Ci hanno provato, hanno visto che la cosa è fattibile e che nessuno reagisce. L’esperimento è riuscito, quindi in casi futuri si potrà sempre fare. Draghi, bisogna ammetterlo, ha deciso di cambiare e di procedere con i decreti legge, un passo sicuramente avanti. Se però i decreti legge si susseguono uno dopo l’altro e si contraddicono a vicenda si è costretti a fare sempre un nuovo decreto che li assorba tutti.
Anche tutto questo non è conforme ad una democrazia rappresentativa. Da un punto di vista giuridico Draghi sta operando sicuramente in maniera più conforme alla Costituzione rispetto a Conte. Se si continua di questo passo però ci sono comunque dei forti rischi.
La gestione della pandemia nel suo insieme a mio avviso è stata molto più liberale in Russia rispetto all’Italia e rispetto ad un’Europa che non vuole confermare un vaccino come Sputnik attraverso l’Ema, un vaccino che sarebbe stato molto utile i mesi scorsi. Abbiamo registrato un forte ritardo nella campagna vaccinale avendo a disposizione un vaccino che è stato boicottato dall’Europa soltanto perché si trattava di un vaccino russo.
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