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Capire e perdonare: cosa pensano davvero i gatti degli umani

© Depositphotos / АnnaBolotnikovaLa gatta della razza British Shorthair
La gatta della razza British Shorthair - Sputnik Italia, 1920, 23.05.2021
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La scienza ha scoperto molti nuovi aspetti del modo in cui i gatti interpretano il mondo loro circostante.
È emerso che i gatti sono suscettibili alle illusioni ottiche, amano interagire con gli uomini sebbene non siano bene in grado di comprendere le relazioni umane. Inoltre, gli esperti hanno scoperto un metodo insolito, ma efficace per comunicare con i nostri animali domestici.
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Fu nel 1988 che per la prima volta si ipotizzò che i gatti fossero in grado di percepire le illusioni ottiche. Allora i ricercatori della Northwestern University (USA) monitorarono 2 animali i quali furono in grado di volta in volta di riconoscere correttamente i quadrati di Kanizsa, ossia figure geometriche i cui angoli sono delimitati, mentre i lati no. In sostanza, il cervello dei gatti costruiva i lati invisibili dei quadrati.

Tuttavia, gli autori dello studio furono cauti nel considerare le loro conclusioni: il campione selezionato era esiguo e gli animali erano stati preparati appositamente per l’esperimento.
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Trent’anni dopo l’esperimento fu ripetuto dagli scienziati australiani e statunitensi. Furono coinvolti molti più gatti, ben 500. Tutti riuscirono a dimostrare le loro capacità in un ambiente usuale, la casa.
Si ipotizzò che questo contribuisse a ridurre i livelli di stress che potenzialmente avrebbe influenzato l’esito dell’esperimento.
Attraverso i social media i proprietari di gatti in diversi Paesi si offrirono per prendere parte allo studio. I volontari dovevano creare a partire da un foglio di carta un normale quadrato, un quadrato di Kanizsa e una figura ad esso simile ma che non creasse alcuna illusione. Poi ogni giorno per una settimana i proprietari dovevano esporre queste figure di fronte ai loro animali domestici e registrare tutto con una telecamera.
Purtroppo soltanto 30 animali su 500 completarono tutte le fasi dell’esperimento (è probabile che la ragione non stia nelle facoltà intellettive degli animali, ma nella mancanza di volontà dei loro proprietari).
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Ma anche questo numero è stato sufficiente per comprendere che effettivamente i gatti sono in grado di riconoscere le illusioni ottiche. Nello specifico, la maggior parte dei gatti ha scelto il quadrato normale e il quadrato di Kanizsa, mentre soltanto un gatto è stato interessato dalla figura di controllo.
Secondo i ricercatori, da ciò si evince che i gatti percepiscono i contorni illusori così come quelli reali. Inoltre, gli oggetti bidimensionali vengono interpretati alla stregua di veri e propri rifugi. Proprio per questo motivo se disegniamo i contorni di un quadrato sul pavimento, l’animale ci si siederà all’interno.
Gli autori dello studio desiderano testare anche altri esemplari della famiglia dei felini, come leoni e tigri. Se risulterà che questi grandi felini non percepiscono le illusioni ottiche, allora potremmo affermare che “l’addomesticazione influisce sulla vista degli animali”.
Sfumature relazionali
Nel 2019 gli scienziati dell’Università dell’Oregon hanno dimostrato che i gatti sono tanto fedeli all’uomo quanto i gatti. Parrebbe che già in tenera età il gatto crei un legame profondo con il padrone e che tale relazione rimanga viva per tutta la vita.
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Gatto sconsolato
Tuttavia, questo legame non è molto visibile. Come hanno evidenziato i ricercatori dell’Università di Tokio, infatti, non è tanto una questione di indifferenza felina, quanto piuttosto l’incapacità dei gatti di comprendere le sfumature delle relazioni inter-umane.
L’esperimento ha dimostrato che per i gatti non fa differenza se un estraneo si dimostra amichevole o meno nei confronti del padrone. I cani in questi contesti sono più intelligenti.
Questione di contatto
Sebbene i gatti non eccellano nelle sfumature relazioni, non si tirano mai indietro dal comunicare con gli umani. Secondo lo studio di alcuni zoologi americani, la maggior parte dei gatti, dovendo scegliere tra una carezza umana e del cibo, sceglie la prima. E questo vale sia per gli animali domestici sia per gli esemplari dei gattili.
Inoltre, stando a un articolo pubblicato da alcuni biologi sudcoreani, proprio grazie a questa interazione con gli umani i gatti hanno cominciato a miagolare. Infatti, i consueti gatti domestici per interagire con i padroni umani hanno sviluppato il suono “miao”. Mentre i loro cugini selvatici non si comportano così nei confronti dell’uomo.
Tuttavia, come emerso dalle recenti ricerche condotte dai ricercatori britannici, un altro altrettanto efficace metodo di comunicazione con i gatti è sbattere le ciglia lentamente e strizzando gli occhi. In questo modo è possibile stabilire un contatto anche tra un animale e un umano a lui sconosciuto.
In passato gli scienziati hanno dimostrato che quando i gatti strizzano gli occhi o sbattono lentamente le ciglia significa che l’animale è a suo agio con l’umano. Due esperimenti hanno scoperto che i gatti rispondono praticamente sempre a questi segnali, quando è l’uomo a produrli, e che questi sono per loro latori di significato.
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Al primo esperimento hanno partecipato 21 coppi di “padrone-animale”. Ogni volontario era in attesa di stabilire un contatto visivo diretto col proprio animale e per farlo o strizzava lentamente gli occhi oppure non faceva niente.
Se l’uomo chiudeva gli occhi, il gatto nella maggior parte dei casi seguiva il suo esempio e faceva lo stesso. Ciò accadeva indipendentemente dall’età o dal numero di animali selvatici che vivevano col gatto volontario nella stessa casa.
Al secondo esperimento hanno partecipato 24 gatti e alcuni volontari (non i loro proprietari, ma soggetti sconosciuti agli animali). L’attività era la medesima e sono stati ottenuti risultati molto simili: in risposta a un lento movimento degli occhi il gatto ha quasi sempre creato un contatto con l’uomo.
Riflesso del padrone
Tra l’altro, è possibile anche comunicare in un modo per noi molto più consueto, ossia con le parole.
Come appurato dagli zoologi giapponesi, i gatti domestici riescono a identificare nel discorso singole parole come il proprio nome. Riescono persino a distinguere il proprio nome da quello degli altri gatti del circondario.
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Sono in grado di comprendere anche alcuni segnali umani: vanno dove viene loro indicato dal padrone e sono sensibili alle emozioni umane.

Inoltre, proprio l’interazione con l’uomo contribuisce in larga misura a plasmare il carattere del gatto e influisce persino sulla sua salute. Uno studio su 3.000 gatti domestici ha dimostrato che nel complesso questi animali si comportano in maniera analoga a quanto fanno i loro proprietari.

Ad esempio, gli animali domestici di proprietari affetti da disturbi nevrotici soffrono più spesso di problemi di salute, mentre coloro che vivono con padroni con qualche chilo di troppo tendono all’obesità. Gli animali domestici di persone estroverse sono magri e passano molto tempo all’aperto. Di norma sono più amichevoli con gli altri.
L’aggressività è spesso tipica di gatti appartenenti a padroni con disturbi comportamentali, mentre l’anaffettività verso gli umani è propria dei gatti degli introversi.
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