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Myanmar, dove gli oppositori diventano guerrieri - Esclusiva

© Sputnik . Fabio PoleseMyanmar, campi di addestramento
Myanmar, campi di addestramento - Sputnik Italia, 1920, 22.05.2021
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Reportage dai campi di addestramento dove i dimostranti, fuggiti dalle città dopo il colpo di stato e la violenta repressione delle manifestazioni di protesta, si addestrano alla lotta armata al fianco dei ribelli Karen in lotta da decenni per l’indipendenza.
KENELI CAMP (MYANMAR) - L’aurora è un diafano riverbero rossastro trasudato nell’intrico di bambù e mangrovie. Tutt’attorno la giungla è un sudario madido di pioggia in un assordante concerto di cicale e uccelli. Le ombre umane si muovono lente. S’affacciano dalle palafitte di bambù, calzano gli scarponi si riscaldano attorno alla pentola di riso issata sul fuoco acceso nella radura. Sono da poco passate le cinque e le reclute birmane sciamano nella boscaglia in attesa dell’adunata. Alcuni sono in mimetica, altri in maglietta e pantaloncini, gli stessi che indossavano quando, braccati dai militari, hanno abbandonato le proprie case e le proprie città.
© Sputnik . Fabio PoleseMyanmar, campi di addestramento
Myanmar, dove gli oppositori diventano guerrieri - Sputnik Italia, 1920, 22.05.2021
Myanmar, campi di addestramento
“Abbiamo portato con noi solo la voglia di combattere i militari birmani”, racconta Theim Then Talin. Arriva da Yangon, ha 24 anni, ed ha lasciato Yangoon e la sua famiglia per raggiungere questo campo sepolto nella giungla a qualche decina di chilometri dal confine thailandese.
Sulla piazzola al centro del grumo di capanne sventola la bandiera bianca rossa e blu dell’Esercito di Liberazione Nazionale Karen. La stessa issata sul posto di blocco di confine. Lì le lettere intarsiate nella corteccia di banano danno il benvenuto nella Repubblica di Kaw Thoo Lei, la “terra libera dal male” che da oltre 70 anni rappresenta l’irrealizzato sogno della minoranza Karen.
© Sputnik . Fabio PoleseLa bandiera bianca rossa e blu dell’Esercito di Liberazione Nazionale Karen
Myanmar, dove gli oppositori diventano guerrieri - Sputnik Italia, 1920, 22.05.2021
La bandiera bianca rossa e blu dell’Esercito di Liberazione Nazionale Karen
Ma da quando il capo di stato maggiore birmano Min Aung Hlaing ha rispedito in galera Aung San Suu Kyi spazzando via l’esile democrazia germogliata un decennio fa il sogno Karen è diventato speranza condivisa.
“Io son qui da dieci anni, ma una cosa del genere non l’ho mai vista. Qui un tempo - ammette il capitano Tua responsabile del Kndo (Organizzazione della Difesa Nazionale Karen) per l’addestramento - arrivavano solo ragazzi Karen. Stavolta più di una dozzina di volontari sono birmani. Sono in fuga da Yangoon e dalle altre città, hanno partecipato alle manifestazioni e hanno avuto parenti e amici uccisi o fatti prigionieri. Per questo ora desiderano soltanto tenere un fucile in mano e combattere al nostro fianco.”
Aung Jo Jo, 20 anni, è uno di loro. I lunghi capelli e i colpi di sole sopravvissuti alla crescita sono l’ultimo retaggio del suo “look” urbano. Mentre noi ci concentriamo sulla capigliatura biondastra lui alza la maglietta, mostra la schiena nuda attraversata da due cicatrici vermiglie.
© Sputnik . Fabio PoleseAung Jo Jo, 20 anni
Myanmar, dove gli oppositori diventano guerrieri - Sputnik Italia, 1920, 22.05.2021
Aung Jo Jo, 20 anni
“Questi due proiettili me li sono presi il 29 marzo a Bago, la mia città. Eravamo a lato della strada e preparavamo una dimostrazione, ma i militari non ci hanno fatto muovere un passo. Appena ci hanno visto ci hanno sparato addosso. Ho sentito il proiettile bruciarmi la schiena, ma son riuscito a salvarmi. Molti amici non sono stati così fortunati. Alcuni sono morti sull’asfalti, altri sono stati catturati. Mentre mi nascondevo per evitare l’arresto ho incominciato a chiedermi che senso aveva protestare e rischiare la vita in quel modo, senza neppure un’arma per difendersi. Alla fine ho deciso. La cosa migliore era mollare tutto e venire qui nella giungla.”
© Sputnik . Fabio PoleseLe ferite di Aung Jo Jo
Myanmar, dove gli oppositori diventano guerrieri - Sputnik Italia, 1920, 22.05.2021
Le ferite di Aung Jo Jo
A guidare Aung Jo Jo e il resto delle reclute birmane ci pensa il 35enne Meh Mi Tou. Arriva da Rangoon e si distingue dagli altri perché sulla spallina della mimetica esibisce un dragone dorato simbolo di uno sconosciuto “Esercito di Resistenza Popolare”. Su quell’esercito misterioso neppure lui sa dare molte indicazioni.
© Sputnik . Fabio PoleseMeh Mi Tou
Myanmar, dove gli oppositori diventano guerrieri - Sputnik Italia, 1920, 22.05.2021
Meh Mi Tou
“I miei capi sono nelle città - spiega - ma ben presto le abbandoneranno. La protesta pacifica non ha più speranza, appena scendi in piazza i militari ti sparano e ti uccidono. L’unica strada rimasta è l’alleanza con i Karen e gli altri gruppi etnici in lotta con il regime da decenni. Solo quando avremo le armi da distribuire a chi è rimasto nelle zone urbane potremo sperare di liberare qualche città”.
© Sputnik . Fabio PoleseMeh Mi Tou
Myanmar, dove gli oppositori diventano guerrieri - Sputnik Italia, 1920, 22.05.2021
Meh Mi Tou
Ad affievolire il sogno e le speranze di questi oppositori contribuisce non poco l’indifferenza della comunità internazionale.
“Quando siamo scesi in piazza speravamo nell’appoggio degli Stati Uniti e magari anche dell’Europa invece non abbiamo visto un bel niente. Dopo averci illusi con tante belle parole hanno lasciato che ci massacrassero come animali”, si sfoga Win Htike Lwin. Come Jo Jo arriva anche lui da Bago ed è stato testimone dei massacri del 9 aprile.
“Quel giorno - racconta - i soldati ci hanno sparato con i razzi anticarro. Quando hanno smesso ho contato 17 morti solo intorno a me. Ma in tutto saranno stati un centinaio. Le strade erano piene di cadaveri. I soldati li hanno caricati sui camion e li hanno portati via poi hanno chiesto alle famiglie di pagare per riaverli indietro. Quel giorno ho capito che non c’era più speranza e mi sono messo in marcia per raggiungere questo campo. Ma anche qui sono rimasto deluso. Le uniche armi sono quelle poche che hanno a disposizione i Karen. Dall’Europa e dall’Occidente nessuno si è mosso, nessuno ha fatto qualcosa per aiutarci. Così siamo destinati alla sconfitta. Senza aiuti non vedremo mai più le nostre case e le nostre città”.
© Sputnik . Fabio PoleseIl generale NerDah Bo Mya
Il generale NerDah Bo Mya - Sputnik Italia, 1920, 22.05.2021
Il generale NerDah Bo Mya
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