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L’Italia taglia fondi alla sanità e organizza il Global Health Summit

© Foto : Coordinamento regionale sanitàLa manifestazione del 21 maggio
La manifestazione del 21 maggio - Sputnik Italia, 1920, 22.05.2021
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L’Italia ha ospitato a Roma il Global Health Summit patrocinato dall’UE dove i grandi del mondo si sono riuniti per cercare una nuova strada da seguire dopo il Covid. Un G20 sulla salute organizzato in un Paese che ha registrato i numeri più alti di morti per Covid in base alla popolazione e che taglia da anni i fondi alla sanità.
Il vertice mondiale organizzato dall’Italia durante l’anno di presidenza del G20 assieme all’Unione Europea si è incentrato sulla sfida sanitaria provocata dalla pandemia. Lo scopo del summit era tracciare una linea comune sulle politiche sanitarie a livello globale. Il tutto si è svolto in Italia, Paese che ha registrato più morti per Covid e dove la sanità ha subito continui tagli negli ultimi anni.
Diverse realtà cittadine sono scese in piazza per manifestare il proprio dissenso nei confronti delle politiche sanitarie europee e in particolare italiane.
I cittadini hanno chiesto a gran voce “una sanità territoriale pubblica, gratuita, universale” e hanno denunciato la sanità del profitto. “La salute non è una merce”, questo è lo slogan principale della manifestazione che si è svolta nella capitale il 21 maggio.
Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Lia del Coordinamento Regionale Sanità, che è attivo assieme alla Rete Nazionale Sanità nella lotta per la riapertura degli ospedali chiusi, fra cui Villa Tiburtina.
— È appena terminato il vertice globale sulla sanità a Roma. Lia, avete manifestato contro questo evento, perché? Quali sono le vostre principali critiche?
La critica principale è che l’organizzazione di questo G20 proprio a Roma in un Paese come l’Italia che ha pagato un prezzo molto alto in termini di morti e di malattie rispetto al Covid 19 ci è sembrata quasi una provocazione.
Ci è sembrato importante e doveroso scendere in piazza per manifestare tutto il nostro dissenso rispetto alle politiche europee e nazionali riguardo alla nostra salute e alla nostra sanità.
L’Italia è un Paese che per decenni ha tagliato i fondi alla sanità pubblica stornandoli sul finanziamento alla sanità privata. Questo è il motivo principale per cui abbiamo pagato un prezzo altissimo quando si è diffuso il virus del Covid.
— L’Italia alla presidenza del G20 ha organizzato il forum globale sulla sanità, proprio l’Italia che si è trovata impreparata ad affrontare la pandemia. È un po’paradosso, no?
Noi non parliamo proprio di impreparazione, perché a livello globale si parlava già di possibili pandemie. Il nostro Coordinamento Regionale lavora sul territorio già da tempo, tra i nostri slogan principali vorrei citare questo: “la salute non è una merce”. La struttura stessa è sbagliata della sfera della sanità, oramai la sanità privata è diventata quasi un secondo pilastro della gestione della salute del Paese.
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— Si parla tanto delle risorse che arriveranno dall’Europa, ma anche questa volta sono previsti dei tagli alla sanità, giusto?
Ci sono tagli previsti sugli investimenti nella sanità pubblica, ci sono zero euro per le assunzioni, perché non si parla proprio di assunzioni di personale. Non vediamo alcun miglioramento perché già questi fondi in arrivo sono incentrati sulla digitalizzazione, ma questa digitalizzazione che cosa vorrà dire: la telemedicina? Cioè la scomparsa del rapporto fra chi ha bisogno di essere curato e un dottore che lo assista. Non vediamo niente di buono in merito alla gestione di questi fondi.
— Sui vaccini qual è la vostra posizione? Com’è stata gestita la campagna vaccinale?
Sul tema vaccini vediamo una grande confusione. Stanno sorgendo strutture private che somministrano i vaccini, dentro le fabbriche stanno aprendo hub vaccinali, così come nei centri sanitari privati.
Tutto ciò non avviene gratuitamente, vuol dire che si stanno erogando soldi a questi centri privati per effettuare i vaccini. Denunciamo fortemente il carattere speculativo delle multinazionali che producono i vaccini e che vedono andare alle stelle i loro profitti.
Come Coordinamento regionale sanità del Lazio ci siamo collegati ad altre realtà del territorio italiano con lo slogan “noprofitonpandemic”. Chiediamo che non si facciano profitti sulla salute delle persone.
Inoltre hanno reso obbligatori i vaccini per i sanitari, credo che l’Italia sia uno dei pochi paesi ad avere fatto una cosa del genere. È un azzardo, perché oggi ci sono lavoratori e lavoratrici che rischiano il posto di lavoro semplicemente perché non vogliono farsi il vaccino.
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— Che sanità sognate? Che struttura sanitaria chiedete?
Ci battiamo per una sanità territoriale vicina ai bisogni delle persone. I bisogni dei cittadini devono essere soddisfatti da una sanità a misura d’uomo, universale e gratuita. La privatizzazione ha creato un sistema per cui chi ha i soldi si può curare, chi non ha i soldi deve aspettare delle file d’attesa lunghissime.
Il Coordinamento regionale non nasce sulla questione della pandemia, ma dall’unione di vari gruppi che nel territorio della regione già lottavano per la riapertura degli ospedali chiusi, perché nel Lazio ci sono svariati ospedali chiusi grazie alle politiche di privatizzazione, volute in primis dall’Unione Europea.
Questo ha fatto nascere una serie di centri privati dove, anche se sono convenzionati, non riesci a fare tutto di cui puoi avere bisogno e devi pagare anche per una visita cardiologica. Abbiamo fatto una serie di iniziative per una sanità vicina al bisogno delle persone e continueremo a lottare per questo.
© Foto : Coordinamento regionale sanitàLa manifestazione del 21 maggio
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