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Sen. Zuliani (Lega), sui trasferimenti dei migranti: “Nell’UE ognuno sta facendo ciò che vuole”

© Foto : Mediterranea Saving HumansMigranti dalla Mare Jonio
Migranti dalla Mare Jonio - Sputnik Italia, 1920, 20.05.2021
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Dall’inizio dell’anno gli sbarchi dei migranti sulle coste italiane proseguono a ritmo spedito. L’Italia si trova in prima linea geograficamente per la sua vicinanza all’Africa ma anche politicamente per le sue politiche di accoglienza. Pare invece che l’Unione Europea, al di là dei soliti proclami di circostanza, stia segnando il passo.
Come sottolineato dal ministro della Giustizia Marta Cartabia, a Vienna alla 30esima sessione della Commissione ONU per la prevenzione della criminalità: “L’Italia è in prima linea nei flussi migratori e rimane pienamente impegnata nella prevenzione e nella lotta contro il traffico dei migranti, in particolare nel Mediterraneo, così come nella tutela dei diritti umani dei migranti vittime del traffico, a partire dal diritto alla vita. Ma la dimensione dei flussi migratori richiede uno sforzo corale. La comunità internazionale deve intensificare i propri sforzi”.
Il ministro Cartabia ha ricordato che nel 2020 l’Italia ha coordinato il salvataggio di oltre 25.000 migranti.
Secondo i dati del Ministero dell’Interno dal 1° gennaio al 18 maggio 2021 in Italia sono sbracati 13.358 migranti, rispetto ai 4.305 del 2020 e ai 1.218 del 2019, in riferimento alle stesse date . Con tale trend in crescita esponenziale è ragionevole ipotizzare una redistribuzione dei migranti anche tra gli altri Paesi membri dell’Unione Europea. Tuttavia, per ora, solo l’Irlanda pare abbia risposto all’appello, tra l’altro con dei numeri più dal valore simbolico che di vero supporto: solo dieci migranti. Intanto i negoziati proseguono e, come riportato dall’Ansa, Bruxelles “incoraggia a mostrare solidarietà e a partecipare agli sforzi” per i trasferimenti.
Il centro di accoglienza di Lampedusa - Sputnik Italia, 1920, 17.05.2021
Ue, Irlanda si fa avanti per accogliere 10 migranti dall'Italia: è il primo Paese
Tra i Paesi membri dell’UE, se valutiamo in termini assoluti la presenza di cittadini stranieri, osserviamo una certa disparità: in base ai dati Eurostat, al 1° gennaio 2020, è stato riscontrato che in Germania ne vivono 10,4 milioni, in Spagna 5,2 milioni, in Francia 5,1 milioni e in Italia 5 milioni. I cittadini stranieri presenti in questi quattro Stati rappresentano collettivamente il 71% del numero totale dei cittadini stranieri che vivono all’interno degli Stati membri dell’UE, contemporaneamente, negli stessi quattro Paesi, in termini percentuali, vive il 58% della popolazione dell’UE.
Nel pomeriggio del 19 maggio il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese in audizione col “Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione”, relativamente all’evolversi della situazione ha riferito: “Il pacchetto di misure proposte nel nuovo Patto europeo per l’Immigrazione e l’Asilo non è soddisfacente per l’Italia”, annunciando “che domani si recherà a Tunisi dove - insieme alla commissaria europea Johansson - incontrerà il presidente della Tunisia, Kais Saied, e il primo ministro, Hichem Mechichi”.
Lamorgese ha inoltre promesso: “Ho già ricevuto tutte le Ong che lavorano nel soccorso in mare l’anno scorso e le incontrerò di nuovo anche la prossima settimana”.
Per un aggiornamento Sputnik Italia ha contattato il senatore Cristiano Zuliani (Lega) membro del Comitato parlamentare Schengen, presente all’audizione del ministro Lamorgese:
© Foto : Cristiano ZulianiCristiano Zuliani
Cristiano Zuliani - Sputnik Italia, 1920, 20.05.2021
Cristiano Zuliani
— La ministro ha esposto la situazione dicendo quali sono le sue attività, che prevalentemente si basano su sopraluoghi a livello internazionale, ovviamente riguardanti il bacino del Mediterraneo. Andrà in Tunisia e prossimamente, anche con l’Unione Europea, ci saranno una serie d’incontri per cercare di risolvere questa situazione. Il che mi fa sorridere perché la situazione è al tracollo ed è evidente dai dati e dai grafici che ci sono stati forniti nell’audizione di oggi. Sempre in modo democratico ho criticato la Lamorgese; l’avevo già fatto in una precedente audizione e gliel’ho ricordato: presi le distanze dicendo che non ero assolutamente d’accordo quando ricevette le varie Ong, tra cui Sea Watch con la quale Carola Rackete speronò una motovedetta della Guardia di Finanza.
Ricevere al Viminale una Ong che ha messo a repentaglio la vita dei servitori dello Stato è come per un sindaco ricevere nel proprio municipio un’organizzazione che ha speronato un’auto dei Carabinieri! Fu molto risentita, oggi gliel’ho ricordato ancora. Ha ricevuto le Ong perché è “per il dialogo”, oggi le ho risposto: “dopo mesi a cos’è servito questo dialogo?” È servito solo ad alimentare quel fenomeno di attrazione spesso chiamato “pull faktor”. Se i risultati del dialogo con le Ong portano a questo, meglio che lasci perdere! Come risposta ha dichiarato che la settimana prossima riceverà ancora le Ong.
Poca collaborazione da parte dell’UE
Solo l’Irlanda ha dato la disponibilità a prendersi 10 migranti tra le migliaia sbarcati sulle coste italiane? Non è un po’ poco? A livello degli Stati membri dell’Unione Europea non ci dovrebbe essere maggior collaborazione e solidarietà?
— Si concordo! Ci dovrebbe essere maggior collaborazione per non essere Unione Europea solo quando fa comodo. Uscendo dalle politiche migratorie, se per esempio diamo uno sguardo al campo agro-alimentare, spesso l’UE cerca di portare avanti una linea che metta in concorrenza prodotti di secondo livello con le eccellenze italiane; ultimo: il caso del vino annacquato. Quando invece si tratta di immigrazione veniamo lasciati a noi stessi.
Perché secondo Lei l’Unione Europea è così pigra in materia di redistribuzione?
— Perché all’UE torna comoda questa situazione, perché l’Italia deve diventare il “campo profughi” dell’Europa.
Una nave dell'ong Lifeline - Sputnik Italia, 1920, 27.09.2019
Migranti, la denuncia di Malta: la redistribuzione non funziona
Cosa propone?
— L’Unione Europea dovrebbe impegnarsi nei confronti di Tunisia e Libia al pari di come ha gestito il fenomeno migratorio con la Turchia, dove sono stati investiti miliardi di euro. Lo stesso impegno dovrebbe essere profuso ai governi dei Paesi dove principalmente partono le imbarcazioni, Libia e Tunisia, per far si che vengano fermati gli sbarchi e comunque per aumentare i pattugliamenti in mare.
Assenza di criteri di redistribuzione
All’interno dell’Unione Europea esistono dei criteri di redistribuzione dei migranti recepiti da tutti gli Stati membri?
In realtà nell’UE ognuno sta facendo ciò che vuole, se la Lamorgese oggi ha affermato che con prossimi incontri e riunioni a livello di politica europea si dovrà prendere una decisione su come muoversi, significa che stiamo navigando a vista. Gli Stati delle navi Ong che ne battono bandiera dovrebbero accollarsi e assumersi la responsabilità dei migranti che le loro navi stanno trasportando. Se una nave Ong batte bandiera tedesca non vedo perché deve essere l’Italia a farsene carico e non la Germania.
Continuiamo a parlare di Europa, ma allora perché la Spagna sta procedendo nei respingimenti? La Spagna non è a sua volta un membro dell’UE? Ci sono forse due regole: una per la Spagna e l’altra per l’Italia?
Come Lei sta sottolineando, in questi giorni la Spagna davanti all’arrivo in massa di almeno 8.000 migranti nella sua enclave a Ceuta non ha esitato a schierare l’esercito e ne ha già rimandato indietro la metà. Senatore, secondo Lei, perché in Italia è tabù parlare di respingimenti?
African migrants help each other as they arrive at the CETI, the short-stay immigrant centre, after crossing the border from Morocco to Spain's North African enclave of Ceuta, Spain, February 17, 2017 - Sputnik Italia, 1920, 20.05.2021
Assalto migranti a Ceuta, la Spagna accusa il Marocco di "invasione" e "ricatto"
— Abbiamo visto come si è mossa la magistratura in questo senso. Vediamo che chi opera nell’interesse del Paese difendendone i confini finisce nelle aule dei tribunali. Questo, ovviamente, fa parte di un progetto che a livello nazionale è un progetto di sinistra, che però a confronto col governo di sinistra spagnolo ha poco da condividere. Una parte della politica italiana ha deciso che semplicemente deve essere così, semplicemente come fattore politico di contrapposizione, mentre, oggettivamente, difendere i confini non è un’idea di destra, ma dovrebbe essere un’idea del progetto di chi governa il Paese.
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