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Sbarchi, accoglienza, rimpatri: Quanti sono e quanto ci costano, tutti i numeri

© Foto : PixabayImmigrazione, calcolo dei costi - immagine metaforica
Immigrazione, calcolo dei costi - immagine metaforica - Sputnik Italia, 1920, 20.05.2021
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In questi anni ci siamo divisi tra chi sosteneva che l’immigrazione fosse un bene e chi un male, senza che né gli uni né gli altri siano mai parsi mettere ben in evidenza la differenza, in realtà sostanziale, tra immigrazione regolare e immigrazione clandestina. Al di là dei preconcetti ideologici, quali sono i reali numeri della questione?
Prima o poi tocca fare i conti con la matematica. Sì perché si può anche dire che gli immigrati ci paghino le pensioni, però poi qualcuno ad un certo punto dovrà anche chiedersi per esempio: “e quando tocca agli immigrati, le pensioni a loro chi gliele paga?”.
Non lo so, parlo da io stesso immigrato. Di tutte le motivazioni che possano avermi portato in Russia, giuro, nessuna è mai stata del tipo: “voglio andare a pagare le pensioni ai russi”. Il sistema pensionistico funziona in tutto il mondo che ti prendono una parte dello stipendio finché sei attivo, per redistribuirtelo quando non lo sarai più. Ognuno lavora per la pensione propria, immigrati compresi giustamente, mica per quella degli altri.
E così si potrà anche dire che l’immigrazione consenta di mantenere l’equilibrio demografico in un Paese con un tasso di natalità asfittico come il nostro, però prima o poi qualcuno dovrà anche domandarsi cosa accadrà quando, sempre la maledetta matematica, porterà gli italiani in minoranza a casa propria assecondando la tendenza. E bisognerà anche provare a calcolare se non costi meno approntare delle politiche per la famiglia e le donne italiane piuttosto che accogliere i figli degli altri.
Qualcuno, dai moventi meno umanitari ma più pratici, potrà dire che gli immigrati, anche i clandestini, rappresentino comunque forza lavoro fresca e disposta a tutto, ma bisognerà pur considerare che per legge in Italia qualsiasi lavoratore debba essere messo in regola, e per metterlo in regola, non possa essere clandestino. Matematica, sempre quella.
Lasciando da parte l’immigrazione regolare, che come detto in premessa è un altro tema e se ne parlerà in altra occasione, proviamo a tirare giù un po’ di numeri reali e analizzare tutti i luoghi comuni che sono nati piuttosto sull’immigrazione irregolare. Senza questi numeri, le argomentazioni possono essere solo retoriche.

1. Gli sbarchi in Italia sono in diminuzione o sono in aumento nonostante il coronavirus?

I dati del Ministero degli Interni parlano chiaro: Nel 2016 sono sbarcati 181.436 clandestini; nel 2017, 119.310; 2018, 23.370; 2019, 11.471; 2020, 34.154. Per quanto riguarda il 2021 siamo già a 13.358 e l’estate deve ancora iniziare.
Quindi, ricapitolando – dopo il ‘decreto migranti’ di Minniti del 12 aprile 2017 i flussi sono scesi drasticamente, durante il periodo Salvini agli interni sono arrivati al minimo, con il nuovo governo e la Lamorgese sono aumentati nonostante il coronavirus. Curioso notare che nell’anno del coronavirus i turisti in Italia sono dimezzati, ma i migranti irregolari sono triplicati. L’andamento per quest’anno non fa per altro presumere una riduzione rispetto al 2020.

2. Quanto costa in media allo Stato il mantenimento di un immigrato irregolare?

Il bilancio di spesa del 2020, secondo il Viminale, prevedeva un esborso di quasi 2 miliardi di euro per la voce “Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti”. Tenendo conto che non tutte queste risorse sono solo per i migranti clandestini, ma che altre (sanità e istruzione) non sono comprese, proviamo a fare un calcolo spannometrico dividendo questa cifra per il numero di migranti presenti fisicamente (circa 82mila) nei centri di accoglienza nel 2020: 2mld/82.000 = più di 24mila euro a migrante.

3. Quanto costa allo Stato in media il rimpatrio forzato di un immigrato irregolare?

Secondo gli ultimi dati del decreto del capo della Polizia pubblicati a marzo sulla Gazzetta Ufficiale, i costi per un rimpatrio forzato possono sfiorare i 2mila euro. Le cifre dei report del Parlamento Europeo concordano con questo ordine di grandezza.

4. È vero che l’Italia ha una politica più rigida riguardo l’immigrazione rispetto alle altre nazioni europee?

Esempio, uno dei tanti: Secondo gli stessi report UE, la Germania nel 2017 (anno in cui i dati sono più accurati e certificati sia per Italia che per Germania), ha sborsato 37 milioni di euro per rimpatri forzati, l’Italia 9,7 milioni. Senza contare che la Germania ha speso altri 67 milioni per rimpatri volontari mentre noi solo 2. Da notare che mentre in Germania l’iter per i rimpatri volontari è molto più caro che da noi, il costo dei rimpatri forzati è calcolato sulla stessa base di 2mila euro l’uno. Quindi la Germania ne ha rimandati indietro molto più di noi.
E questo senza considerare il fatto che in Germania non ci sono gli sbarchi, che non c’è nessun Salvini e che le ONG tedesche con la varie Carola i migranti è da noi che li portano.

5. È vero che una politica più restrittiva nei confronti degli sbarchi comporta maggiori morti in mare?

2016, morti in mare 4.578 su 181.436 sbarcati; 2017, 2.873 morti su 119.310; 2018, 1.311 su 23.370; 2019, 750 su 11.471; 2020, 708 su 34.154.
Questo significa che al diminuire degli sbarchi diminuiscono in valore assoluto le morti in mare, ma significa anche che in valore relativo al diminuire degli sbarchi la proporzione dei morti aumenta. Questo evidentemente perché partono meno barconi, quindi se ne affondano meno ma quei pochi che partono sono più disperati e sono disposti ad affrontare rischi maggiori, quindi in proporzione subiscono maggiori perdite.

6. È vero che la maggior parte dei migranti clandestini andrebbero accolti per ragioni umanitarie perché provengono da aree di conflitto?

Paesi di origine dichiarati dai migranti sbarcati nel 2020: Tunisia 37,72%; Bangladesh 12,12%, Costa d’Avorio 5,71%, Algeria 4,2%, Pakistan 4,1% etc… (Afghanistan 2,95%) + un 20% circa che ancora non sono stati o non si sono voluti identificare. Nel 2019 per lo meno c’era un 9% di provenienti dall’Iraq e nel 2018 un 14% di eritrei.

Ideologie e numeri

Quanti di questi clandestini, dopo tutti i costi, rischi e sacrifici loro, più i costi e sacrifici per noi, riescono veramente a integrarsi entrando in quel modo in un Paese impreparato e in cui le risorse in fin dei conti sono quelle che sono?
Tutti questi dati non impediscono di avere ognuno la propria idea o ideologia. Non si tratta di mettere in dubbio che ogni essere umano rappresenti una risorsa e un potenziale, o che non si debba dimostrare empatia per le ambizioni degli altri di migliorare la propria condizione. Si tratta semplicemente di prendere in considerazione anche i numeri.
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