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La mappatura del genoma di una donna preistorica sfida la teoria dell’evoluzione umana

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DNA - Sputnik Italia, 1920, 20.05.2021
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Ricercatori svedesi sono riusciti a mappare l'intero genoma di una donna preistorica che visse 35.000 anni fa in una grotta nell'attuale Romania. Le loro conclusioni sfidano la teoria prevalente su ciò che sarebbe accaduto quando gli esseri umani migrarono dall'Africa circa 80mila anni fa.
La vasta variazione genetica trovata nel genoma di una donna di 35.000 anni, uno dei reperti più antichi di essere umano rinvenuti in Europa, spinge i ricercatori svedesi a concludere nel loro studio, che la ridotta diversità genetica in Europa sarebbe stata causata dall'ultima glaciazione, e non dal cosiddetto "collo di bottiglia fuori dall'Africa" quando l’uomo moderno lasciò il continente di origine.
Uno dei denti della donna, chiamata Peştera Muierii 1, dal nome della grotta che in rumeno significa ‘grotta della donna’, era così ben conservato che è bastato a permettere agli scienziati Mattias Jakobsson ed Emma Svensson dell'Università di Uppsala di mapparne l’intero genoma.
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L'analisi ha rivelato che la donna aveva carnagione olivastra, capelli e occhi scuri. I suoi geni hanno rivelato che non soffriva di malattie ereditarie e aveva una scarsa parentela con i Neanderthal, non più di quanta ne riveli il genoma degli umani di oggi, nonostante questo ominide si estinse solo circa 5mila anni prima.
Tuttavia, ciò che ha sorpreso di più i genetisti evoluzionisti è stato il fatto che avesse una variazione genetica molto più elevata rispetto a quella che si pensava avessero gli esseri umani di quell'epoca.

Teoria del ‘collo di bottiglia’

Tutto questo mette seriamente di discussione la cosiddetta Teoria del collo di bottiglia.
Tale teoria tra origine dalle seguenti considerazioni preliminari:
Sappiamo, sulla base dei fossili ritrovati, che presumibilmente 80mila anni fa l’Homo Sapiens intraprese una migrazione dall’Africa, dove si era evoluto circa 300mila anni fa, andando a colonizzare Asia, Europa per poi diffondersi in tutto il resto del mondo man mano.
L’analisi dei genomi dimostra che le popolazioni al di fuori dell'Africa oggi hanno un corredo genetico con meno variazioni rispetto a quelle che vivono in Africa.
Questi due aspetti messi insieme avevano portato gli studiosi ad una conclusione che sembrava elementare, prima di questa nuova indagine – a lasciare l’Africa 80mila anni fa sarebbe stato un piccolo gruppo di esseri umani, tale da portare con sé un corredo genetico non del tutto rappresentativo dell’intera specie. In questo modo gli individui, allontanandosi dalla loro culla genetica, sarebbero stati costretti a riprodursi tra loro con una scarsa circolazione e combinazione di geni.
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In generale per ‘collo di bottiglia’ in genetica si intende in senso figurato proprio quella particolare deriva genetica che colpisce quelle popolazioni che rimangono isolate e non riescono a riprodurre che il proprio corredo genetico. Senza possibilità di mischiarsi, nel lungo periodo, subiscono una riduzione della variabilità genetica tale che può portare alla trasmissione di malattie genetiche e manifestazione di caratteri recessivi per via della ripetitività del patrimonio cromosomico.

Peştera Muierii 1 cambia tutto

Ma Peştera Muierii 1 aveva un patrimonio genetico molto ricco, osservano gli scienziati, come si spiega?
"Ha vissuto quasi 35.000 anni fa e ha una grande variazione genetica, quindi 80.000 anni fa non poteva esserci alcun collo di bottiglia a causare riduzioni significative della variazione genetica", ha spiegato Mattias Jakobsson all'emittente nazionale SVT.
Piuttosto, sostengono i ricercatori del gruppo di lavoro svedese, il calo della variazione genetica potrebbe essere collegato alle condizioni di vita difficili del periodo successivo a quello di Peştera Muierii 1.
I discendenti di quella donna vissero in tempi ben più difficili della progenitrice, poiché divenne notevolmente più freddo, con le calotte glaciali che scesero su gran parte dell’Europa.

L’ultima glaciazione

“La ridotta variazione genetica è legata al mutato tenore di vita durante l'era glaciale. Durante quel periodo, c'erano pochi posti in Europa in cui le persone potevano vivere”, ha detto Mattias Jakobsson, spiegando come al tempo le comunità umane fossero molto ridotte e isolate.
Con così pochi individui viventi, la variazione genetica si esaurisce, il che aumenta il rischio di malattie ereditarie e, nella forma più estrema, di consanguineità.
Quando il clima si è di nuovo riscaldato e la calotta glaciale si è ritirata, restituendo più luoghi abitabili, l'Europa ha assistito a ondate di migrazione che hanno aumentato la variazione genetica, pur restando questa inferiore rispetto a quella africana, come attestano i documenti depositati nei nostri DNA.
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