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Sindrome da mazzetta compulsiva: Spagna prova a riabilitare funzionari corrotti con la psicoterapia

© Foto : PixabayMazzetta, corruzione - immagine metaforica
Mazzetta, corruzione - immagine metaforica - Sputnik Italia, 1920, 19.05.2021
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Che bisogno potranno mai avere politici, notai, o alti funzionari statali, che guadagnano fior di stipendi fissi e possiedono tutte le garanzie sociali, di ‘arrotondare’ le entrate lasciandosi corrompere o loro stessi escogitando truffe ai danni della comunità? Se lo sono chiesto in Spagna, provando a cercare delle ‘cure’.
Secondo L’osservatorio anticorruzione Transparency International, la Spagna, che pure risulterebbe più virtuosa dell’Italia, avrebbe un tasso di corruzione piuttosto alto rispetto alle nazioni dell’Europa centrale e, soprattutto, settentrionale. In ogni caso abbastanza elevato da far preoccupare gli specialisti iberici.
Cosa potrà mai spingere gente che ha già tutto – lavoro, carriera, lauti stipendi, garanzie, pensioni assicurate, buona reputazione, a rischiare tutto per accumulare ancora di più? Sarà forse una malattia, tipo la cleptomania? C’è qualcosa che spinge a rubare anche quando non ve ne sarebbe alcun bisogno?
Ed è per rispondere a queste, apparentemente ingenue domande, che è nato un progetto voluto da carceri e psichiatri spagnoli per studiare e provare a reintegrare nella società i funzionari che proprio non ce la fanno a smettere di rubare.
Ángel Luis Ortiz, un ex giudice che ora gestisce le carceri spagnole, ha pensato che la sfida più grande potrebbe essere quella di convincere i funzionari corrotti del suo Paese che debba esserci qualcosa di sbagliato in loro. Per realizzare tale non facile impresa si è rivolto a Sergio Ruiz, uno psichiatra carcerario di Siviglia che ha contribuito a progettare il programma.

La difficoltà più grande, la sindrome da ‘disimpegno morale’

Il dottor Ruiz ha studiato una terapia di gruppo per fare in modo che i funzionari corrotti potessero iniziare a riconoscere i propri difetti. Perché questo è l’ostacolo più grave, hanno rivelato gli studi dello psichiatra in questo specifico settore - i funzionari compulsivi della mazzetta sono personaggi, nella stragrande maggioranza dei casi, non cattivi ma che proprio non riescono a rendersi conto di aver fatto qualcosa di molto grave e dannoso per la comunità.
"Consideriamo queste persone spietate, ma non è così", ha detto il dottor Ruiz a proposito dei criminali dal colletto bianco. "Hanno lo stesso sistema di valori di qualsiasi cittadino comune”.
Il loro problema però è, ha spiegato lo scienziato della mente, che possiedono una capacità unica di creare eccezioni alle proprie regole, quel fenomeno che gli psicologi cognitivi chiamano "disimpegno morale". Cioè loro riescono sempre a trovare modi intricati per spiegare i loro misfatti e in qualche modo riescono sempre a giustificarli, soprattutto a sé stessi.
"Egocentrismo e narcisismo", questi sono due aspetti tipici di questi casi, ha detto Ruiz.
Il signor Alburquerque, per esempio, un notaio corrotto di Córdoba che si è offerto volontario per essere riabilitato, è uno dei casi esemplari.
L’uomo ha intascato 400mila euro in mazzette prima di essere catturato con le mani nel sacco ma non è riuscito ad ammettere le proprie responsabilità senza trovare anche una moltitudine di giustificazioni.
Il suo discorso, alla prima seduta con lo psichiatra è stato del tipo: “Sì ho sbagliato, ammetto la responsabilità… però mi sono sempre assicurato che i miei dipendenti fossero ben pagati… a differenza di molti altri uffici notarili… delle somme possono essere scomparse ma avevo persino tentato di restituirle… chiunque a Córdoba potrebbe attestare il fatto che ero un membro chiave della città… ho sempre lavorato tanto… ho sempre sudato per guadagnarmi una posizione…”, etc. etc.
Discorsi che Yolanda González Pérez, la direttrice della prigione in cui si tiene questo primo esperimento, dice di aver sentito altre mille volte da altri colletti bianchi incriminati.
“Niente, non ce la fanno, non riescono proprio a sentirsi dei criminali come gli altri”, ha detto.
Ma il signor Ortiz, il direttore del sistema carcerario spagnolo, è fiducioso e, insieme al dottor Ruiz, conta di riuscire ad insegnare al signor Alburquerque e gli altri ospiti penitenziari che condividono la stessa ‘sindrome da disimpegno morale’, quel po’ di giusta empatia ed umiltà necessaria al recupero effettivo una volta che saranno usciti dal carcere.
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