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Guerra del pesce, il piano del sindaco di Mazara del Vallo per salvare la pesca del gambero

© AP Photo / Ibrahim AlaguriPescherecci nel porto di Bengasi, Libia
Pescherecci nel porto di Bengasi, Libia - Sputnik Italia, 1920, 19.05.2021
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La guerra del pesce della Libia contro i pescherecci siciliani: a cosa è dovuta, quali sono gli interessi geopolitici in gioco, quali le soluzioni. La parola al sindaco di Mazara del Vallo.
Il mar Mediterraneo è al centro di uno scontro geopolitico che coinvolge molteplici grandi attori. A pagare le conseguenze dell’instabilità e delle tensioni è la marineria di Mazara del Vallo, una delle principali flotte d’Italia, che in 15 anni ha visto regredire la propria flotta da 300 a 80 unità.
La recrudescenza degli attacchi in mare contro i pescherecci nel Canale di Sicilia – ma non solo – mette ad un bivio un settore da 200 milioni di euro che caratterizza l’identità della città di Mazara, conosciuta in tutto il mondo per il brand del gambero rosso, che si pesca nelle acque antistanti la Libia.
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Dopo le ultime aggressioni armate contro la flotta mazarese, il sindaco Salvatore Quinci è andato in missione a Roma per chiedere risposte concrete al governo. Sputnik Italia lo ha raggiunto telefonicamente per approfondire e comprendere quali sono gli interessi in gioco e quali le strategie per risollevare il settore strategico.
La marineria di Mazara ha subito nuovamente una serie di attacchi in mare. A cosa è dovuta questa recrudescenza?
— Secondo me da una instabilità tutta interna alla Libia e che purtroppo potrebbe ancora aumentare. L’impegno di questo governo è quello di procedere nell’anno a nuove elezioni. Fino a quando queste elezioni non saranno proclamate probabilmente le tensioni tutte interne alla Libia proseguiranno, provocando una recrudescenza di episodi che mettono a rischio l’incolumità dei nostri pescatori e armamenti.
A proposito di questo, i pescherecci di Mazara si spingono fino alle acque contese per la pesca del gambero rosso, ma la Libia non ha interessi economici per questo prodotto. Quindi perché la guardia costiera se la prende con i pescatori italiani?
— E’ dal 2005 che è stata autodichiarata questa zona di protezione di pesca, che di per sé può avere dei fondamenti nella giurisdizione del mare. Ma la Libia oggi non ha armamenti per la pesca del gambero rosso e d’altra parte l’embargo parziale a cui è sottoposta impedisce l’esportazione di questo prodotto, che è tutto appannaggio dei commercianti tunisini ed egiziani.
Quindi un motivo legato alla pesca non c’è. Sono altre le motivazioni, di natura politica legata alle tensioni interne. La vicenda del sequestro per 108 giorni dei 18 pescatori aveva posto immediatamente al centro del palcoscenico Haftar che in quel momento, fallito l’assalto a Tripoli, era ormai finito nell’ombra.
I pescherecci sono stati attaccati anche al di fuori delle acque contese dalla Libia, da pescatori di nazionalità turca. Si è aperto un altro "fronte" nella guerra del pesce?
— C’è, in generale, un po’ di tensione nel Mediterraneo e si scarica su tutti gli attori presenti, compresi gli armamenti e i privati che in questo momento ci lavorano. Ma io tenderei ad escludere un’azione combinata dei turchi che hanno preso di mira la marineria di Mazara del Vallo. E’ vero che la Turchia si sta muovendo nello scacchiere Mediterraneo, ma lo fa con modalità e per interessi ben diversi da quelli della marineria mazarese.
E' stato un anno particolarmente duro per la marineria mazarese, quali sono le conseguenze sul settore e sulla città di Mazara?
— In questo momento andare per mare è un rischio per l’incolumità fisica, economica e la sostenibilità finanziaria. Gli armatori di questo comparto economico, che vale 200 milioni compreso tutto l’indotto e migliaia e migliaia di posti di lavoro, hanno bisogno di rassicurazioni sul proprio futuro. Queste rassicurazioni le può dare soltanto il governo centrale a cui ho chiesto l’apertura di un tavolo interministeriale coordinato dal ministero dell’Agricoltura e Pesca che deve mettere in campo delle proposte concrete, un tavolo che deve aprirsi immediatamente.
Lei è stato in missione a Roma, dove ha incontrato ministri ed è stato ascoltato in commissione parlamentare. Quali impegni ha preso il governo?
— Il governo ha accolto le nostre richieste e ha assunto l’impegno ad attivare presto questo tavolo a cui parteciperà anche Mazara del Vallo e che già ha ricevuto delle proposte nostre, che arrivano dal territorio, dalle associazioni, dagli enti e da tutti gli attori del settore.
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Sono convinto che dopo decenni ci sia la volontà politica di fare qualcosa. Mi attendo che il ministero dell’agricoltura attivi presto questo tavolo di crisi sul comparto della pesca di Mazara del Vallo. Siamo pronti è una sfida a cui ci presenteremo con delle proposte concrete. La pesca di Mazara del Vallo ha bisogno di risposte e noi siamo qui per provare a dargliele.
Quali devono essere le strategie per rilanciare il comparto pesca?
— Intanto c’è la necessità di una presenza della Marina Militare nelle acque del Mediterraneo, anche solo come elemento di dissuasione. Noi proporremo come soluzioni parziali l’ipotesi di accordi commerciali anche fra soggetti privati. Abbiamo enti riconosciuti in grado di attivarli questi accordi, ovviamente sotto l’egida del ministero degli Esteri, perché il tema della sicurezza dei lavoratori rimane sullo sfondo.
E poi c’è il nostro governo che deve attivarsi per accordi bilaterali che prevedano da un lato il riconoscimento della zona di protezione di pesca, perché ripeto, c’è un fondo di legittimità giuridica, ma che preveda dall’altra parte il riconoscimento del diritto di accesso ai nostri navigli, che vantano dei diritti storici perché presenti in quelle acque da secoli. L’ipotesi concreta potrebbe essere quella di un registro con il nome dei 40-50 natanti di Mazara del Vallo che abbiano questo diritto di pesca in quelle acque, pur riconoscendo la zona di protezione, in cambio di misure compensative (sotto forma monetaria o di pescato e così via).
Per ultimo, altre strategie tutte da studiare, come ad esempio un sistema di quote della pesca del gambero, che consenta la sostenibilità nel tempo, la stabilizzazione dei prezzi e che necessita di un intervento diretto da parte del ministero di Agricoltura e Pesca.
Il percorso finale, quello che però è più lungo ma sul quale noi ci attiveremo già da subito è quello che passa per un accordo commerciale in cui sia protagonista la Ue, perché soltanto l’Unione Europea ha la competenza esclusiva di pesca. Queste sono le proposte minime che porteremo al tavolo, ma su questo sono giù pronto a confrontarmi sul territorio con altri soggetti.
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