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Covid, lo studio che scagiona la scuola: non influisce su contagi

© AP Photo / Gregorio BorgiaAlunni all'ingresso di una scuola, Roma
Alunni all'ingresso di una scuola, Roma - Sputnik Italia, 1920, 19.05.2021
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Uno studio epidemiologico pubblicato sul Lancet nei mesi scorsi, mostrava un basso coinvolgimento delle scuole nella diffusione del rischio. Una delle autrici ha definito "ingiustificate" le chiusure degli istituti.
Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet ha scagionato le scuole dal ruolo di amplificatori dei contagi e dimostrato come le chiusure potevano essere evitate.
Proprio per questa ragione, sostiene una delle ricercatrici che ne hanno preso parte , lo studio ha ricevuto aggressioni "molto pesanti".
Sara Gandini, direttrice del Dipartimento di epidemiologia e biostatistica dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) Milano, ai microfoni della trasmissione 'L’Italia s’è desta' su Radio Cusano Campus ha spiegato i risultati ottenuti:

"Nel nostro studio avevamo sottolineato che l'apertura delle scuole non influenza l'andamento della curva dei contagi nella popolazione generale. Fortunatamente tutti gli studi che sono stati fatti in seguito al nostro hanno confermato quei risultati: a scuola la frequenza dei contagi è bassissima, i ragazzi si contagiano meno degli adulti, anche con la variante inglese"

Lo studio, pubblicato a metà marzo dopo la revisione alla pari, utilizza i dati forniti dal ministero dell'Istruzione e dal sistema di tracciamento scolastico della regione Veneto per comparare i contagi accertati all'interno degli istituti all'incidenza di casi nella popolazione in generale per fascia d'età.

"Il nostro studio - continua Gandini - ha ricevuto aggressioni molto pesanti. Io stessa ne ho ricevute, a livello di misoginia. Hanno gettato discredito sulla mia persona, senza entrare nel merito dell'analisi. Forse perché il nostro studio è servito a far riaprire le scuole visto che il Cts ci ha ascoltato",

Alla luce di questi risultati "le scuole non dovevano essere chiuse per così tanto tempo", prosegue la Gandini.
"Era giusto a marzo-aprile 2020, ma poi le chiusure sono state ingiustificate soprattutto in alcune Regioni. A pagare il prezzo più alto sono stati i ragazzi, soprattutto delle classi sociali più svantaggiate dove c'era già un alto tasso di dispersione scolastica", conclude.

Scuola, un anno a singhiozzo

L'attività didattica è ripartita il 26 aprile per la maggior parte degli studenti italiani dopo quasi un anno di stop ad intermittenza, durante il quale le lezioni in presenza si sono alternate alla didattica a distanza. Le linee guida elaborate dall'ex ministra Lucia Azzolina, non hanno impedito la chiusura degli istituti nei momenti più critici della seconda e terza ondata di contagi.
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