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Riace, pm chiede 8 anni per l'ex sindaco Mimmo Lucano

Domenico Lucano - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
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L'ex primo cittadino di Riace, sotto processo per il suo modello di accoglienza dei migranti, si difende: "Accuse completamente inventate".
Il pubblico ministero di Locri, Michele Permunian, ha chiesto una condanna a quasi 8 anni per l'ex sindaco di Riace, Domenico Lucano. Nella sua lunga requisitoria il pm ha descritto il modello di accoglienza di Lucano, divenuto simbolo internazionale di integrazione dei migranti in una terra devastata dalla 'ndrangheta, come un sistema criminale e ha chiesto una condanna a 7 anni e 11 mesi
Nel processo Xenia, Mimmo Lucano è accusato di associazione a delinquere, abuso d'ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d'asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti. Per l'ex primo cittadino si tratta di accuse inventate che mirano a colpire il modello di accoglienza e integrazione realizzato in tutto il mondo nella città dei bronzi. 

Accuse inventate

"Alcune accuse sono completamente inventate. Il profilo che hanno tratteggiato non corrisponde al mio. Non sono io quello che vogliono fare passare", ha commentato alla fine delle requisitoria del pm Mimmo Lucano, assente in aula. A rappresentarlo i suoi due legali, Giuliano Pisapia e Andrea Daqua.
Per la procura di Lodi il modello Riace non sarebbe altro che un "postificio", un sistema clientelare per sistemare amici e parenti potenziali portatori di voti.

Un modello che fa paura

Il modello implementato da Mimmo Lucano in realtà mirava a integrare l'esigenza dell'accoglienza dei migranti con quella del rilancio turistico di un paese calabrese di circa 2.000 abitanti inserito in un'area economicamente depressa e desertificata, attraverso il coinvolgimento della popolazione locale, della società civile e del volontariato. 
"La richiesta così alta è l'ennesima dimostrazione che Riace e il modello che avevamo realizzato fanno paura", commenta ancora Lucano in una nota rilasciata alla stampa.
"E' stato un ideale politico che vogliono distruggere - prosegue - Non è un caso che comincia tutto nel 2016 quando l'area progressista apre le porte alla criminalizzazione della solidarietà in Italia e in Europa. Dopo arriva Salvini e completa l'opera. Non è nemmeno un caso che oggi a Riace l'accoglienza ancora resiste e la mission continua senza fondi pubblici e tra mille difficolta. Questa è la risposta più forte - sottolinea - Oggi è stata la giornata della Procura. Ma l'ultimo capitolo si deve ancora scrivere". 

Sistema clientelare o ideale politico?

La pubblica accusa ha riconosciuto che il "sistema Riace" messo in piedi da Lucano non era finalizzato all'arricchimento personale, sebbene garantisse un importante flusso di denaro, piuttosto ad assegnare posti di lavoro in cambio del sostegno elettorale allo schieramento politico riconducibile al sindaco. Le attività, i laboratori realizzati nel paese per il pm erano solo uno specchietto per le allodole. 
Lucano sarebbe il "dominus" a cui si rivolgevano i riacesi per "ottenere un'occupazione all'interno delle associazioni, il tutto a prescindere da una valutazione sulle competenze in materia di immigrazione".
L'ex sindaco rigetta questo impianto accusatorio sottolineando di aver solo inseguito un ideale politico. 
"Per me - prosegue - la politica è un ideale. Io ho solo creduto in un ideale. Ogni passo che ho fatto ha avuto queste motivazioni, per il riscatto delle persone che arrivano a Riace". 
Sulla questione delle candidature spiega che secondo la Procura "io ho avuto motivazioni politiche legate a candidature. Quello che non dice il pm - sottolinea - è che io non mi sono mai candidato se non al Comune di Riace rifiutando proposte come quella al Parlamento europeo, alle politiche e alle regionali. All'inizio mi hanno accusato di aver fatto sparire milioni di euro, poi il teorema della Procura è cambiato perché il dibattimento ha dimostrato che non era vero e così hanno ripiegato su motivazioni politiche inesistenti". 

Un risarcimento da 10 milioni

Il Viminale, intanto, attraverso l'avvocatura dello Stato, ha chiesto 10 milioni di risarcimento ai tribunali del processo Xenia, tra i quali figura l'ex sindaco Lucano. A conclusione della requisitoria il legale del Ministero degli Interni ha chiesto una provvisionale di 2 milioni di euro. 
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