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Covid, Palù (Aifa): “Attenzione nei luoghi chiusi, non è ancora finita”

© Foto : ©️ Andrea SabbadiniCentro vaccini anti Covid-19 all'interno della "Nuvola", il Centro congressi dell'Eur di Roma
Centro vaccini anti Covid-19 all'interno della Nuvola, il Centro congressi dell'Eur di Roma - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
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Bene le riaperture decise dal governo, ma il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco e membro del Comitato tecnico-scientifico, invita a tenere alta l’attenzione sulle attività che più espongono al rischio di contagio Covid.
In un'intervista a Il Fatto Quotidiano, Giorgio Palù ammette di poter tirare un sospiro di sollievo perché, anche se “non è finita, abbiamo cominciato a sconfiggere questo coronavirus”. E le riaperture decise dal governo non sono premature “se si procede con prudenza, gradualità e continuando la sorveglianza” per poter così garantire salute e sopravvivenza economica.
Osservati speciali saranno senza dubbio le attività che più espongono al rischio contagio.
“Penso a eventi di spettacolo, alle discoteche, alla ristorazione, settore già in ginocchio per la pandemia. Si potrà riaprire anche nei locali al chiuso, ma stabilendo un numero massimo di persone, evitando il ricircolo dell’aria e praticando un controllo attraverso le green card”, ha precisato.
In tutto questo, “la velocità con cui procede la copertura vaccinale, con la popolazione vaccinata ormai al 30% con la prima dose, ci fa ben sperare”, ha rimarcato Palù, perché è ormai certo che l’impatto dei vaccini è molto importante anche dopo la prima dose, ma anche perché, con la stagione estiva, mancano le condizioni indispensabili per la diffusione del virus.

Rafforzare la sanità

In vista dell’autunno, Palù sottolinea che al momento non è possibile predire come evolverà la pandemia, perché il SarsCov2 è un coronavirus nuovo.
“L’evento più probabile è che SarsCov2 diventi endogeno, adattandosi alla nostra specie. È possibile che SarsCov2, come il virus dell’influenza, tenderà a convivere con l’uomo”, per cui è anche probabile che "dovremo vaccinarci ogni anno".
Tuttavia, ha aggiunto, “entro due anni avremo un armamentario molto potente per combattere SarsCov2, oltre ai vaccini e agli anticorpi monoclonali, anche degli antivirali ora in trial clinici". 
“Bisognerà rafforzare la sanità pubblica e la medicina di base sul territorio con una riforma apposita, per fare in modo che in ospedale per questo tipo di virus non si debba più arrivare”. 
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