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Perche l'Oms ritiene il secondo anno di pandemia di Covid più mortale del primo

© REUTERS / Adnan AbidiВид сверху на горящие погребальные костры во время массовой кремации в крематории в Нью-Дели, Индия
Вид сверху на горящие погребальные костры во время массовой кремации в крематории в Нью-Дели, Индия - Sputnik Italia, 1920, 16.05.2021
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Allarmista o realistico? Il direttore generale dell'Oms stima che, nonostante l'avvio della vaccinazione, "al ritmo di come stanno andando le cose", la pandemia potrebbe uccidere più persone quest'anno rispetto al 2020.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) teme di vedere il secondo anno di pandemia più mortale del primo, soprattutto per il proliferare delle nuove varianti, che stanno crescendo in numero, e per l'insufficiente distribuzione dei vaccini nel mondo.
"Mentre le cose vanno avanti, il secondo anno di questa pandemia sarà molto più mortale del primo", ha detto il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus.
​In questo contesto, ha invitato i paesi a posticipare la vaccinazione di bambini e adolescenti per applicare il sistema Covax. Quest'ultimo programma è stato istituito dalle Nazioni Unite e prevede di ridistribuire le dosi ai Paesi economicamente svantaggiati.
Secondo Ghebreyesus, "la fornitura di vaccini rimane una sfida fondamentale".
​La previsione non certo ottimista del direttore dell'Oms arriva mentre l'Europa e gli Stati Uniti sembrano vedere un miglioramento della situazione epidemiologica e si preparano ad allentare le loro misure draconiane anti-contagio.

Progressione della pandemia

A livello globale, tuttavia, la pandemia sembra riprendere con oltre 700mila casi registrati ogni giorno, secondo l'istituto Johns Hopkins. Il totale dei casi dichiarati dal 20 gennaio 2020 nel mondo, a partire da domenica 13 dicembre 2020, ammontava a quasi 70,5 milioni. Tuttavia oggi sono oltre 162,5 milioni.
Inoltre, l'India e il Brasile, Paesi particolarmente colpiti oggi, sottostimano il numero di infezioni e decessi, affermano gli esperti.
In questo contesto Jean-Joseph Boillot, ricercatore associato presso l'Istituto di Relazioni Internazionali e Strategiche (IRIS, Francia) sottolinea l'importanza degli aiuti internazionali all'India.
"L'epidemia dimostra che la salute è diventata più che mai un bene pubblico globale. Se in un Paese delle dimensioni dell'India che ospita 1/6 dell'umanità, si sviluppano delle varianti, queste si diffonderanno necessariamente in altri Paesi".

Comparsa delle varianti

Inoltre, le mutazioni si moltiplicano e diventano più contagiose. A partire dal 28 aprile, la variante britannica si era diffusa in almeno 139 Paesi e territori, la variante sudafricana era presente in 87 Paesi e la variante brasiliana era comparsa in 54 Stati, secondo il sito web delle Nazioni Unite.
Le diverse varianti sono classificate in tre categorie dall'Oms: "preoccupanti", ovvero le più virulenti, più resistenti a test diagnostici, trattamenti e vaccini e più trasmissibili; "sotto monitoraggio", il cui impatto sulla salute pubblica non è stato ancora determinato ma danno origine a cluster e focolai; "in corso di valutazione". Secondo le autorità sanitarie francesi, le più preoccupanti attualmente in circolazione sono le varianti britannica, sudafricana, brasiliana e indiana.

Vaccinazione

Inoltre mentre alcuni Paesi stanno mostrando successi significativi e stanno compiendo rapidi progressi sulla via dell'immunizzazione, a livello globale la vaccinazione non è ancora soddisfacente.
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