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Le liti tra i partiti non fermano Draghi: il premier va avanti sulle riforme

© Foto : Filippo AttiliIl Presidente del Consiglio, Mario Draghi, alla Riunione informale dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio europeo.
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, alla Riunione informale dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio europeo. - Sputnik Italia, 1920, 16.05.2021
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Continuano le tensioni nella maggioranza, ma per ora il governo non rischia. Decisiva l'elezione del nuovo capo dello Stato.
"Il vero ostacolo alle riforme, soprattutto le due più urgenti, la giustizia e il fisco, non siamo noi”, dice al quotidiano La Stampa Matteo Salvini, intercettato ieri alla manifestazione contro il Ddl Zan a Milano. E attacca Pd e M5S: “Se la ministra Cartabia venisse a portare in Parlamento una buona riforma della giustizia, i problemi non verrebbero dalla Lega”. Ma dagli alleati.
“Letta? È ossessionato da Salvini”, attacca il leader leghista, commentando le ultime dichiarazioni del segretario Dem.
“La Lega – ci tiene però a precisare Salvini - non ha alcuna intenzione di creare dei problemi a questo governo”. Anche perché, per la Lega, significherebbe inimicarsi parte dell’elettorato del Nord. Anche la strada delle elezioni, al momento, appare sbarrata. Staccare la spina, quindi, sarebbe un gioco a perdere. 
Insomma, il governo Draghi non rischia nonostante ormai le tensioni interne alla maggioranza siano quotidiane. Fonti del partito di Matteo Salvini, al Corriere, dicono che non ci sono “alternative” a questo governo.
L’obiettivo, quindi, resta quello di chiudere la partita delle riforme entro febbraio 2022. Prima dell’elezione del capo dello Stato. Il centrodestra, e in particolare Salvini e Meloni, vorrebbero al Colle proprio il premier.
© Foto : Agenzia Nova / Marco MinnaGiorgia Meloni e Matteo Salvini
Giorgia Meloni e Matteo Salvini - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Giorgia Meloni e Matteo Salvini
Lo voteremmo “con entusiasmo”, ha assicurato il leader leghista a La Stampa. “Non credo – ha poi aggiunto - che succederebbe lo stesso con il Pd, che di candidati al Colle ne ha fin troppi, almeno una decina, e di fronte a Draghi sarebbe in imbarazzo".
Se Draghi fosse eletto presidente della Repubblica, infatti, si potrebbe andare alle urne in anticipo. Uno scenario che non dispiacerebbe a Lega e FdI. E, non a caso la posizione dei Dem sull’eventualità che il premier traslochi da Palazzo Chigi al Quirinale, sempre secondo il Corriere, potrebbe realizzarsi solo con “un accordo preventivo tra le forze di maggioranza per proseguire fino al 2023”.
L’unica alternativa verosimile a Draghi, però, sembrerebbe essere la ricandidatura di Sergio Mattarella.
Il premier si guarda bene dall’entrare nella disputa e va avanti sulla strada delle riforme. Lo scontro tra i partiti di maggioranza, inoltre, sta avendo come effetto proprio quello di far salire il gradimento proprio nei confronti di Draghi.
Anche l’opposizione di Giorgia Meloni, in un certo senso, si affida a lui, con la leader di Fdi che in una recente intervista all’Adnkronos, ha fatto sapere di aver chiesto di poter intrattenere con il premier “incontri periodici per poter ragionare sulle priorità della nazione”.
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