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Andrea Checchi: la crisi ha portato la solidarietà

© Sputnik . Evgeny UtkinAndrea Checchi
Andrea Checchi - Sputnik Italia, 1920, 16.05.2021
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Andrea Checchi, Sindaco di San Donato Milanese, già al secondo mandato, racconta come è stato gestire la crisi sanitaria, come sono cambiate le abitudini della gente e il contesto politico e come si ritorna alla normalità.
Andrea Checchi ha iniziato a fare “il mestiere più bello del mondo”, il sindaco, da 2012. Poi è stato riconfermato nel 2017. Quindi ha gestito San Donato Milanese sia in situazione ordinaria, che in straordinaria. E racconta a Sputnik Italia questa difficile esperienza.
— Come è stata la sua esperienza di gestione della città in una crisi sanitaria?
— Mi ricordo di questo momento come fosse ieri, ma stiamo parlando del 23 febbraio di un anno fa, quando siamo stati convocati dall’autorità superiore della Regione Lombardia dove hanno deciso dalla sera alla mattina di chiudere tutto. Abbiamo cercato di governare questa situazione che includeva problemi di natura sanitaria, ma anche legati alla vita quotidiana dei nostri cittadini.
Lo sforzo più grande è stato quello di raccontare la verità, sempre e ogni volta, e al tempo stesso di fare in modo che non esplodesse una situazione di carattere drammatico.
Non è stato facile, c'è stato un grandissimo lavoro di solidarietà e di attenzione, di voglia di raccontare le cose belle, non solo il dramma della malattia, del fatto che le persone sono decedute. E quindi in questo contesto da parte nostra cominciamo piano piano a vedere quella luce importante che è il tema dei vaccini.
— Avete avuto particolari numeri negativi della pandemia, come è stato?
— Qui a San Donato per fortuna o per una buona gestione della pandemia non ci sono stati numeri particolarmente significativi. Abbiamo una situazione governata, sotto controllo, quindi si trova la pronta risposta alla situazione di bisogno, che è un bisogno di natura sanitaria ma anche un bisogno di natura materiale, quindi il cibo per le persone che sono in difficoltà, che hanno perso posto di lavoro e quant'altro.
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 In questo contesto il risultato più importante è stato il fatto che le persone hanno guardato agli altri con un'attenzione particolare e quindi noi come amministratori pubblici ma anche i liberi cittadini, ci siamo fatti carico delle richieste e delle esigenze delle altre persone.
E’aumentata la solidarietà, è aumentata l'attenzione, è aumentata l'esigenza di darsi da fare per gli altri e questo credo che nel dramma della pandemia sia una delle migliori eredità che ci portiamo dietro.
L'altro tema importante che dà una svolta rispetto al dramma della pandemia è l'organizzazione del lavoro. Parecchie persone hanno imparato o sono state costrette a lavorare in smart working.
Questa cosa ha voluto dire anche cambiare le abitudini delle persone, lavorative e sociali. Il coprifuoco costringe le persone a concentrare le proprie attività entro una certa ora e questo è importante per un'organizzazione diversa della vita delle persone e della vita delle nostre città.
— L’Italia è uno dei Paesi “emotivi”, come vive la gente costretta a non avvicinarsi, non incontrarsi, non toccarsi? È stata una crisi non solo sociale ma anche mentale?
— Infatti, la difficoltà che sta avendo un italiano medio, il fatto di alzare il gomito per salutarsi al posto di scambiarsi un gesto affettuoso di saluto è una fatica che è ancora difficile da sopportare.
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Abbiamo bisogno, comunque, di provare ad aspettare un periodo più lungo. Sappiamo benissimo che questo ci è chiesto in questo momento, nella contingenza di questo periodo, ma dobbiamo guardare un po’ più lontano rispetto alla nostra vita futura.
— Guardiamo avanti. Cosa vi aspettate da giugno, come cambierà la vostra vita?
— Noi da giugno speriamo di usare meno queste mascherine, che è la cosa più importante. Abbiamo riattivato le mostre culturali, abbiamo riaperto i cinema. I ragazzi hanno iniziato ad andare a scuola. E quindi piano piano ritorniamo alla normalità. Il cinema inizia un'ora prima perché se c’è il coprifuoco i gestori sono costretti ad anticipare l'inizio delle proiezioni.
Quindi io credo che quando riprenderanno anche tutte le attività sportive, allora potremo dire che la vita delle nostre città, San Donato compresa, è ricominciata veramente.
Oggi ci mancano ancora dei piccoli passi, ma solo dei piccoli passi di prudenza. Ho sempre detto ai miei concittadini che non possiamo in questo momento rischiare che riesploda la pandemia da un giorno all'altro. Dobbiamo essere prudenti, sacrificarci per alcuni versi, ma al tempo stesso andare verso un percorso di normalità. Sarà una normalità diversa, come ho detto prima: sarà un'organizzazione del lavoro diverso, un modo di fare acquisti diverso e quant’altro.
— Non avete avuto problemi con i vaccini?
— Per fortuna qui a San Donato in maniera particolare no, per il semplice fatto che nella nostra città c'è un policlinico, un ospedale importante, che fin dall’inizio si è reso disponibile ad accompagnare il percorso vaccinale soprattutto per le persone più anziane e in difficoltà.
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Ora piano piano la Regione Lombardia si è rimessa in ordine per vaccinare più gente possibile, raggiungendo adesso anche le fasce più giovani, ed è anche maggiore la quantità di persone che sono state vaccinate.
— Durante la pandemia, nella vostra città è cambiato il contesto politico? Ha più consensi o addirittura li sta perdendo?
— Dal punto di vista politico a livello nazionale, ma anche a livello locale, la cosa ha cambiato delle prospettive, dei passaggi importanti. Qui a San Donato in maniera particolare ha creato in una prima fase maggiore solidarietà per tutte le forze politiche, come se avessimo anticipato quello che è accaduto poi col governo Draghi, mentre ora che la situazione si sta evolvendo in maniera positiva, ricominciano le spigolature, ricominciano le differenziazioni, ricominciano le sottolineature diverse. Quindi diciamo che anche su questo fronte politico stiamo ritornando alla “normalità”.
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