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“Una lingua scomparsa”: decifrare il manoscritto Voynich

Pagina 68 dal misterioso manoscritto di Voynich - Sputnik Italia, 1920, 15.05.2021
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Gli scienziati non demordono nel tentare di decifrare il manoscritto Voynich, il misterioso manoscritto medioevale legato a noti alchimisti, eretici e monaci. Ad oggi non si conosce ancora il suo significato.
In questo approfondimento Sputnik prova a capire perché questo artefatto continui ad attirare l’interesse di decine di migliaia di ricercatori.

Doppio bluff

Un uomo non troppo alto con un cappello nero in testa si aggiusta gli occhiali e bussa indeciso al portone di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati. Nessuno risponde. L’uomo bussa nuovamente con più decisione, ma ancora nessuna risposta. Tuttavia, nella villa qualcuno c’è sicuramente. E questo qualcuno, probabilmente, sta appositamente mettendo alla prova la pazienza dell’uomo.
© Foto : Public domainWilfrid Voynich
Wilfrid Voynich - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Wilfrid Voynich
L’uomo sposta il peso da una gamba all’altro e ogni tanto si asciuga il sudore dalla fronte, non tanto per il caldo, ma per l’agitazione. E quest’uomo, l’ex rivoluzionario Wilfrid Voynich, ha sicuramente buone ragioni per essere agitato. I suoi affari gli sono sfuggiti di mano.
A Londra Voynich decise di darsi all’antiquariato, ma gli acquirenti ignorano il suo negozio. Gli inglesi si erano già stufati delle armature cavalleresche e dei copricapi medioevali che erano stati esposti nelle vetrine durante quasi tutto il XIX secolo.
All’inizio del XX secolo divenne di moda il misticismo e a quel punto gli aristocratici bramavano “qualcosa di più misterioso”. Il povero Voynich, purtroppo, non aveva alcuna connessione di un certo valore, era completamente da solo.
Perciò cominciò a scandagliare i monasteri alla ricerca di qualche dimenticato artefatto. All’inizio del 1921 Voynich venne a sapere che i gesuiti stavano svendendo un immobile di loro proprietà da ben 3 secoli. In verità lo stavano facendo di nascosto dal Papa: l’ordine dei gesuiti, infatti, doveva comunque mantenere la propria reputazione di più ricca organizzazione cattolica.
© Foto : Public domainRuggero Bacone
Ruggero Bacone - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Ruggero Bacone
Pertanto, i monaci scelsero un ristretto gruppo di antiquari. Voynich per rientrare nella selezione dovette edulcorare un po’ la sua biografia: ora appariva come un ricco e autorevole collezionista e cambiò persino il suo nome in Wylfred.
I monaci gli diedero fiducia e gli mostrarono un insolito baule, nascosto nella Villa Mondragone, nel quale erano conservate essenzialmente delle pagine della Bibbia e un manoscritto con delle immagini di flora e faune sconosciute alla scienza. Cercando di negoziare il prezzo dell’artefatto, i monaci si misero ad affermare che il manoscritto era opera di Ruggero Bacone, il noto pensatore del XIII secolo. Anche Voynich cominciò a bluffare: alla stregua di un esperto commerciante mise in dubbio le parole dei monaci. Ma i gesuiti furono più convincenti e Voynich comprò il manoscritto.
In verità, Voynich rimase scettico per il fatto che l’opera fosse scritta in una lingua ignota e questo scetticismo lo accompagnò per tutta la vita. Infatti, fino al 1930 il collezionista tentò di decifrare il manoscritto. Non lo volle assolutamente vendere sebbene vi fossero molti potenziali acquirenti.
Probabilmente, poiché non voleva soltanto rientrare dall’investimento ma anche acquisire popolarità, Voynich declinava ogni offerta. E ad ogni rifiuto il prezzo del manoscritto aumentava, così come la sua fama. In un secondo momento Voynich convocò degli scienziati nelle ricerche sull’opera. Gli scienziati cominciarono a pubblicare una serie di articoli scientifici che al tempo erano la miglior forma di pubblicità gratuita possibile.

Un vero “falso”

L’ultimo articolo pubblicato quando Voynich era in vita uscì nel 1930, ma da allora i media continuano a parlare di un “caso sensazionale”. Ad esempio, il noto scienziato tedesco Rainer Hannig dichiarò di essere riuscito ad avvicinarsi alla risoluzione del mistero. Secondo il ricercatore, il manoscritto sarebbe composto da una serie di abbreviazioni e abbonderebbe di parole derivate dall’ebraico, l’aramaico e l’arabo. Ma tali parole sarebbero scritte con lettere dell’alfabeto latino, il che complica in maniera significativa la decifrazione. Le conclusioni del ricercatore sono state ampiamente criticate dalla comunità scientifica.
Ma i tentativi di decifrazione non finirono qui: vennero impiegate anche le più innovative tecniche dei servizi segreti e l’intelligenza artificiale. Alla decifrazione del manoscritto si dedicarono primari esperti come, negli anni ’50, il crittografo William Friedman, noto per aver “hackerato” durante la Seconda guerra mondiale il purple code giapponese.
Tuttavia, nonostante tutti i tentativi, circa 240 pagine del manoscritto rimangono ancora avvolte dal mistero. I ricercatori pensano che altre 30 pagine siano andate perdute. Per lungo tempo è rimasta ignota anche la datazione del documento. Per questo motivo alcuni esperti dubitavano persino della sua autenticità. Nel 2004 il linguista Gordon Rugg dimostrò che Voynich aveva falsificato il documento e inventato la storia dei gesuiti.
Manoscritti del Mar Morto - Sputnik Italia, 1920, 17.03.2020
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Considerata la biografia di Voynich, questa versione poteva essere convincente, ma fu smentita dall’analisi al radiocarbonio. La comunità scientifica non credeva ai propri occhi: infatti, il presunto “falso del collezionista” era invece una vera opera risalente alla prima metà del XV secolo. Dopo questa scoperta i ricercatori si misero di nuovo all’opera.
A metà degli anni 2000 i linguisti americani Jerry Kennedy e Rob Churchill avanzarono una ipotesi interessante: l’uomo che produsse il manoscritto si sarebbe trovato in stato di trance. I ricercatori furono spinti a formulare questa ipotesi poiché le illustrazioni presenti nel documento ricordano i disegni di Ildegarda di Bingen, una monaca tedesca del XII secolo che sulla base delle proprie visioni mistiche aveva scritto diversi volumi.
Secondo un’altra ipotesi, la lingua del manoscritto sarebbe quella in uso pressi i catari, ossia i membri di una delle più note sette esoteriche cristiane del Medioevo. Impiegavano questo idioma (una commistione di fiammingo e proto-francese) quando celebravano un rituale segreto in cui il membro più anziano della comunità commetteva suicidio.

Una “scoperta” sensazionale

Altri esperti ritengono che il manoscritto di Voynich sia scritto in una lingua asiatica europea, probabilmente scomparsa. Solo che al posto dei caratteri sarebbero state usate le lettere dell’alfabeto latino, forse per istruire i missionari cristiani. Inoltre, la prima pagina del volume, come sostengono i sostenitori di questa ipotesi, ricorda molto i manoscritti medioevali cinesi.
Miniatura del VI secolo - Sputnik Italia, 1920, 16.05.2019
Decifrato il misterioso manoscritto di Voynich
Ad esprimersi in merito a questo idioma scomparso fu, tra gli altri, anche il noto esperto dell’Università di Bristol Gerard Cheshire. Queste affermazioni fecero molto discutere.
“L’opera è scritto in una lingua proto-romanza, ossia antenata dei dialetti di questa famiglia linguistica a partire dai quali sono nate le lingue che oggi si parlano in Portogallo, Francia, Spagna e altri Paesi”, spiega Cheshire. “Veniva utilizzata un po’ ovunque nell’area mediterranea durante il Medioevo, ma quasi nessuno la usava per scrivere poiché i dotti, la Chiesa e i governi utilizzavano il latino. Pertanto, questa lingua è sparita senza lasciare traccia”.
Dunque, non ci sarebbe a detta di Cheshire alcun messaggio cifrato. Per questo, lo scienziato ha deciso di mettere a confronto alcune parole dell’opera con le lingue odierne. Ad esempio, l’espressione omor nena viene tradotta da Cheshire come “giovane defunto” perché omor assomiglia al verbo romeno “uccidere” e nena alla parola spagnola per “ragazza”.
Cheshire ha anche analizzato le illustrazioni presenti nel documento e ha ipotizzato che l’opera sia una sorta di trattato di medicina redatto nel XV secolo da monaci italiani per la regina di Aragona Maria di Castiglia.
In verità, queste conclusioni sono state oggetto di scherno nella comunità scientifica per la mancanza di fondamento. Alla fine l’Università di Bristol ha disconosciuto la “scoperta” del suo collaboratore.

Tanto rumore per un manoscritto

Anche in Russia si tenta di decifrare il manoscritto Voynich. Impegnato sull’opera è il gruppo guidato da Yury Orlov, direttore dell’Istituto di matematica applicata Keldysh dell’Accademia nazionale russa delle Scienze. Alcuni anni fa gli scienziati russi hanno dimostrato che l’opera sarebbe scritta in più lingue.
Bandiera Israele - Sputnik Italia, 1920, 07.03.2019
L'Università ebraica di Gerusalemme presenta manoscritti sconosciuti di Albert Einstein 
“Diversi ricercatori (e Cheshire in particolare) hanno una personale idea sui simboli impiegati per scrivere l’opera. La questione dell’identificazione di simboli diversi, senza che si conosca l’alfabeto di riferimento, genera sempre delle criticità. Il mio gruppo di lavoro ha analizzato non il manoscritto vero e proprio, ma una delle sue trascrizioni”, osserva Orlov.
Lo scienziato ritiene che sia impossibile decifrare il senso del manoscritto. Dopotutto, non conosciamo l’alfabeto di riferimento. Inoltre, l’esperto sottolinea che non è nemmeno da escludere che l’autore dell’opera sia stato un analfabeta.
“Pertanto per me, in quanto matematico, tutto questo rumore generatosi attorno alla decifrazione del significato del manoscritto altro non è che una battaglia dei fermatisti, ossia quei pazzi pseudomatematici che per centinaia di anni hanno tentato di dimostrare il grande teorema di Fermat con metodi elementari in una sola pagina”, aggiunge.
Tra l’altro, nonostante lo scetticismo mostrato dai colleghi, centinaia di ricercatori (sia esperti, sia semplici appassionati) continuano a studiare ogni singolo frammento del misterioso manoscritto tentando di trovarvi risposte alle principali domande dell’universo. Ma il manoscritto Voynich continua a “tacere”.  
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