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Tempi duri per operatori sanitari no vax: o vi vaccinate o cambiate lavoro, sancisce il Tribunale

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaUn'infermiera esce da un'ambulanza
Un'infermiera esce da un'ambulanza - Sputnik Italia, 1920, 15.05.2021
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8 operatori socio sanitari dipendenti di case di cura nel Bellunese dovranno fare il vaccino contro il coronavirus o licenziarsi, e sicuramente pagare le spese processuali stabilite dal Tribunale.
Non c’è posto per operatori sanitari no vax nelle strutture sanitarie, sembra essere questo il messaggio di fondo che proviene dalle aule del tribunale di Belluno, che ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato da 8 operatori socio sanitari delle case di riposo di Belluno e di Sedico, che avevano chiesto il diritto a non vaccinarsi senza incorrere in ferie forzate o sospensioni dal servizio.

Doppio rigetto

La sezione lavoro del tribunale di Belluno rigetta così, per la seconda volta, il reclamo dei lavoratori.
Il Tribunale valorizza, quindi, l’obbligo del datore di lavora di tutelare la salute sul luogo di lavoro, ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile che recita:
“L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
I lavoratori sono stati anche condannati a pagare le spese processuali pari a 2.500 euro.

Cosa faranno ora i lavoratori?

Secondo quanto riportato dal quotidiano Corriere delle Alpi, solo 5 dipendenti sono rimasti sulle loro posizioni degli iniziali 8. Uno alla fine si è vaccinato e due si sono licenziati preferendo non lavorare, piuttosto che vaccinarsi.

Salute pubblica e scelta privata

Gli operatori, attraverso il loro legale, avevano provato a sollevare l’incostituzionalità del decreto legge 44/2021 che sancisce l’obbligo per gli operatori sanitari di vaccinarsi.
Ma l’articolo 32, comma 2, della Costituzione italiana prevede che: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
In questo caso l’interpretazione è che prevale la tutela della salute pubblica rispetto alla libertà di scelta privata dell’operatore, al quale viene comunque garantita la libertà costituzionale scegliendo di licenziarsi.
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