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Professore indagato per critiche a Mattarella, segnale preoccupante per libertà d’espressione

© Ufficio Stampa QuirinaleIl presidente Mattarella
Il presidente Mattarella - Sputnik Italia, 1920, 15.05.2021
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A quanto pare sembra che non si possa criticare Sergio Mattarella. Indagato per vilipendio al presidente della Repubblica via twitter, il professore Marco Gervasoni è trattato, di fatto, come un pericoloso sovversivo e un terrorista. La vicenda del professore finito in un calderone ideologico, è un segnale preoccupante per la libertà d’espressione.
I carabinieri del ROS stanno portando avanti un’inchiesta sulle offese all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica. Si è visto piombare in casa i ROS che hanno sequestrato i computer e copiato tutti i dati riguardanti le chat telefoniche. Non si tratta della perquisizione di un mafioso o di uno spacciatore di droga, ma di un professore di storia.
La vicenda di Marco Gervasoni ha fatto il giro di tutti i media italiani che l’hanno dipinto talvolta come un pericoloso sovranista legato a “gruppi di ispirazione suprematista” attraverso il social russo Vkontakte.
Marco Gervasoni - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Marco Gervasoni
Indagato per vilipendio, il professore Gervasoni ha espresso pubblicamente su twitter delle critiche al presidente della Repubblica. Questa vicenda mostra come la critica politica diventi delle volte una pratica pericolosa. Immaginiamoci se al posto del presidente Mattarella ci fosse stato Berlusconi: i professori e i giornalisti di sinistra criticandolo sarebbero stati coinvolti in un’inchiesta e perquisiti dai ROS? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista il diretto interessato, Marco Gervasoni, professore di storia contemporanea all’Università del Molise.
— Professore Gervasoni, che cosa è successo concretamente? Che effetto le ha fatto ritrovarsi i carabinieri a casa?
— Non erano carabinieri normali, era il ROS, il corpo speciale che si occupa in generale di criminalità organizzata, di mafia e di terrorismo. È un corpo che gestisce questioni su grandissimi criminali, quindi mi sono sentito come Pablo Escobar in un certo senso. Sono venuti in sei, sono stati molto gentili, discreti, però sono rimasti dalle 6 e 30 del mattino fino alle 21 a casa mia per copiare dagli apparati elettronici i miei dati e per verificare in realtà una cosa già verificabile.
Cioè se io abbia vilipeso il Presidente della Repubblica su twitter, è questo che mi viene contestato nell’avviso di garanzia. Quello che è scritto su twitter però è pubblico, non ci sarebbe bisogno di prendere tutti miei dati e i miei messaggi privati. Il vilipendio è reato in quanto pubblico. Se in una conversazione privata faccio degli insulti al Presidente della repubblica questo non viene configurato come vilipendio.
È abbastanza bizzarro che mi venga contestato, come è scritto sul decreto, il reato di vilipendio a mezzo twitter. Poi però mi hanno sequestrato i computer. Che cosa vogliono trovare? Qui vi è una grande contraddizione.
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Alla fin fine abbiamo fatto quasi amicizia con questi simpatici agenti del ROS, per poco non andavamo a mangiare una pizza insieme. Il computer che si sono portati via lo riavrò fra diversi mesi. Adesso faranno le indagini. Durante le perquisizioni non potevo avere contatti con il mondo esterno, nel frattempo fuori si scatenava l’inferno e io non lo sapevo. I giornali e le televisioni davano delle informazioni totalmente false su di me.
— Cioè?
— I media hanno scritto che io assieme ad altri 11 saremmo stati indagati per istigazione e delinquere, in realtà non è così. Non so chi siano le altre 10 persone tranne una, che è Francesca Totalo, una giornalista che conosco e ho visto un paio di volte. Sono stato sbattuto in prima pagina perché essendo il più noto fra gli undici sono finito io sulla graticola.
Io non potevo saperlo, perché ero bloccato a casa. Ci sono stati anche dei momenti spiacevoli: mia madre di 83 anni si è vista il figlio al telegiornale sbattuto come un mostro e ha avuto un mancamento. Quando il caso verrà archiviato chi pagherà per tutto questo?
— Sui social non è la prima volta che lei scrive il suo pensiero in modo diretto. Lei su twitter ha rivolto delle critiche nei confronti di Mattarella, non delle minacce?
— Assolutamente no, non erano delle minacce. Io non so nemmeno a quali post si riferiscono, perché nel decreto non vengono riportati. Nel documento c’è scritto solo “attività social su twitter”. Non ho possibilità di difendermi in questo momento. Il mio avvocato potrà avere questi atti solo al momento della chiusura dell’inchiesta, forse fra diversi mesi.
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— Come ha interpretato tutta questa vicenda e questa forte reazione ai suoi post?
— Non so chi siano gli altri. Sono stato messo dentro ad un calderone assieme a gente con cui non ho niente a che fare, ho l’impressione che io ci sia finito dentro per altre ragioni. Forse perché sono relativamente noto e avevo 21 mila follower twitter. Fra l’altro i miei profili sono stati sequestrati, non posso più esprimermi sui social se non aprendo un nuovo account. E’stata lesa la mia libertà di espressione. È una limitazione pesante, e nel caso di archiviazione chi pagherà per questa cosa?
— Fra l’altro, a proposito di social. Le sono state mosse delle “accuse aggiuntive” anche perché lei era iscritto al social network russo Vkontakte, non è vero?
— Un’accusa che non c’è nell’indagine ma è riportata nei giornali riguarda la mia iscrizione a Vkontakte, come se questo rappresentasse un reato. Mi ero iscritto al social russo nel 2018, poi non avevo più interagito, ma non mi ero tolto dal network.
Questa cosa mi è stata presentata come una prova del mio appartenere ad una rete sovranista in cui venivano messi assieme nazisti tedeschi e putiniani. Due cose un po’diverse, direi. Il magistrato non poteva scrivere che io sono imputato perché Vkontakte è del tutto legale.
— Come si spiega questa ulteriore accusa bizzarra? Moltissimi italiani hanno un account su Vkontakte…
— Sembra una follia. All’inizio si è parlato di una rete associativa che avrebbe tentato di assaltare lo Stato e il presidente della Repubblica. Una rete che assale il presidente della repubblica dovrebbe avere dietro degli Stati stranieri, quindi si lascia intendere che lo Stato straniero sia la Russia…
— Con questa nostra intervista andrebbe a confermare il suo legame pericoloso con la Russia!
— Con questa intervista confermo tutto (ride). Sto scherzando ovviamente. Nell’opinione pubblica italiana quando si fanno i sondaggi sui leader stranieri Putin appare sempre con un forte grado di popolarità, ma ultimamente una parte dell’establishment, soprattutto la sinistra, ha preso una posizione molto anti russa su ordine degli Stati Uniti. Per i giornali di sinistra la Russia è diventato il luogo del male. Io la vedo in questo senso.
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Sono stato iscritto a Vkontakte per due mesi, nei giornali per cui collaboro ho scritto la mia valutazione sulla politica di Putin, ma non ho nessun rapporto con i russi, a parte questa intervista.
La cosa curiosa è che hanno cercato di fare di me il ritratto di un neonazista sostenuto dalla Russia di Putin, che è un’affermazione incoerente visto che Putin qualche giorno fa ha fatto un discorso dicendo che negli stati occidentali si recuperano elementi del nazismo. Putin non è certo un sostenitore del nazismo.
Per come la vicenda è stata presentata dai giornali io la vedo come un grande polverone ideologico. In questa inchiesta, come diceva in un articolo Daniele Capezzone, Mattarella è presentato come la vittima di un possibile complotto, ma la vicenda sarebbe finalizzata a rafforzare una rielezione di Mattarella.
— Ma facciamo un salto nella storia, professore. Da dove nasce il reato di vilipendio?
— Il reato di vilipendio al presidente della Repubblica è un reato per cui il pm procede di ufficio, non c’è stata una lamentela o una denuncia da parte di Mattarella. La querela invece funziona diversamente. Il vilipendio è un reato che risale all’epoca della monarchia che era stato potenziato durante il fascismo, fa parte del codice fascista.
Era punito con 5 anni di galera, come adesso. In età repubblicana ne cadde vittima il grande scrittore Guareschi che si fece 6 mesi di galera nel 1950 per una vignetta satirica con l’allora presidente Luigi Einaudi. Per molti decenni nessun pm usò più il vilipendio nonostante ci siano stati presidente come Leone o Cossiga profondamente vilipesi. A partire da Napolitano i pm l’hanno fatto ritornare di moda.
© Foto : Presidenza della RepubblicaLuigi Einaudi, Presidente della Repubblica 1948 - 1955
Luigi Einaudi,  Presidente della Repubblica 1948 - 1955 - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica 1948 - 1955
— Questa vicenda, possiamo dire, ha un sapore anche politico, non crede? Qui si parla di Mattarella, ma se prendiamo dei politici come Salvini o Meloni, vediamo che nei loro confronti le offese e le minacce di morte sono all’ordine del giorno.
— Ovviamente. Se le critiche nei confronti di Mattarella fossero state rivolte da professori di sinistra non sarebbe successo nulla. Immaginiamoci se invece di Mattarella il presidente della Repubblica fosse stato Berlusconi. Ovviamente tutta la sinistra l’avrebbe insultato per sette anni; dubito che il pubblico ministero avrebbe mandato i ROS per gli insulti a Berlusconi.
Io sono stato presentato come estrema destra, che non sono, io mi trovo vicino a Fratelli d’Italia, sono un conservatore, non un estremista. Sono stato accusato di essere fascista, però sono indagato per una norma che risale al codice fascista. Questo è abbastanza ironico. Il reato di vilipendio potrebbe provenire da tutti, ma i magistrati scelgono determinati obiettivi.
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