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Mascherine, l'infettivologo Cauda a Sputnik: "Le toglieremo in estate"

© Sputnik . Dominique Boutin / Vai alla galleria fotograficaGiovani con le mascherine a Parigi
Giovani con le mascherine a Parigi - Sputnik Italia, 1920, 14.05.2021
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Per il direttore dell'Unità operativa di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma anche in Italia si potranno allentare le restrizioni una volta raggiunta la soglia del 45-50 per cento delle persone vaccinate con la prima dose. E sul coprifuoco scommette: "Se continuiamo così a fine maggio potrebbe essere spostato alle 23".
Raggiunta la quota di oltre 115 milioni di vaccinati con entrambe le dosi, circa il 35 per cento della popolazione, il Centers for Disease Control and Prevention, la massima autorità sanitaria degli Stati Uniti, ha fatto sapere che mascherine e distanziamento sociale non saranno più richieste per i cittadini totalmente immunizzati.
Ma cosa ne pensano gli esperti di casa nostra della decisione del governo americano? E quando potremmo recuperare anche noi un minimo di normalità? Sputnik Italia lo ha chiesto al professor Roberto Cauda, direttore dell'Unità operativa di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma.
—Come ha accolto la notizia arrivata dagli Stati Uniti?
— In America oltre il 46 per cento della popolazione, più di 154 milioni di persone, ha già ricevuto la prima dose del vaccino, quindi è corretto pensare ad un allentamento. Nei giorni scorsi anche il nostro Ecdc di Stoccolma aveva dato un potenziale via libera all’abbandono delle mascherine all’aperto per i vaccinati a meno che non fossero in contatto con soggetti immunodepressi. Questo perché i dati raccolti finora ci mostrano come la capacità dei vaccinati di veicolare il virus sia davvero molto bassa.
Negli Usa, ad esempio, su 95 milioni di vaccinati si sono registrati soltanto 9252 casi di breakthrough infections. Una percentuale bassissima di infezione, quindi, che in ogni caso non ha portato all’ospedalizzazione se non in misura minima e che ha presentato un rischio bassissimo di trasmissione.
— Quindi quando potremmo dire addio alle mascherine anche in Italia, almeno all’aperto?
Uomo sulla 5th Avenue a New York - Sputnik Italia, 1920, 14.05.2021
Gli Usa dicono addio alle mascherine: ecco chi non dovrà più indossarle
— Con percentuali simili, del 45-50 per cento della popolazione vaccinata con almeno una dose, si può pensare ad un allentamento, sicuramente all’aperto, che qui da noi potrebbe avvenire nei mesi estivi. Ovviamente resta la raccomandazione di evitare assembramenti e occasioni di rischio.
Ad influire su una decisione di questo tipo, però, è anche la circolazione delle varianti che rappresentano un elemento di maggiore trasmissibilità. Al momento, però, c’è da dire che non c’è stato un impatto significativo sull’efficacia dei vaccini.
Sicuramente sappiamo che siamo ben coperti dalla variante inglese. Su quella sudafricana ed indiana - in questo caso si parla di tre sottovarianti – invece c’è ancora qualche dubbio.
— Che ne pensa dell’ipotesi di vaccinare gli italiani anche nelle località di villeggiatura?
— Mi sembra una buona idea. Credo sia anche fattibile perché in tutta Italia ci sono una serie di hub e centri vaccinali.
Si potrebbe pensare anche a coinvolgere le farmacie o i medici sul territorio, o a creare dei gazebi o dei punti di riferimento nei luoghi di vacanza dove si può andare a fare il vaccino come si andrebbe a prendere un aperitivo.
Questo consentirebbe da una parte di non interrompere la seconda dose e di non doverla dilazionare più di tanto, e dall’altra di non dover aspettare di tornare in città per aspettare di ricevere la prima dose.
Ora, infatti, la sfida è convincere a vaccinarsi la fascia di popolazione più giovane, che ha una minore percezione del rischio per via del messaggio che è passato finora, in parte anche sbagliato, che i ragazzi non si ammalano in forma grave.
Questo sui grandi numeri si può affermare, ma nei singoli soggetti può anche non verificarsi. E poi una volta che i contagi scenderanno il livello di attenzione di chi pensa di essere meno a rischio si ridurrà ulteriormente. Per questo ogni misura che può favorire la vaccinazione deve essere implementata.
— Pensa che i contagi scenderanno nei mesi estivi, come è successo l’anno scorso?
Andrea Crisanti - Sputnik Italia, 1920, 10.05.2021
Il coprifuoco serve, per Crisanti: "Contribuisce a controllare l'indice Rt"
— Io credo di sì, ma mentre l’anno passato si è trattato dell’onda lunga del lockdown, quest’anno a pesare sarà anche la campagna vaccinale che sta procedendo speditamente. Già alla fine di maggio si potrebbe vedere un risultato consistente sulla diminuzione dei casi.
— Il governo continua a dividersi sul coprifuoco, è un rischio spostarlo alle 23?
— C’è uno studio europeo che evidenzia come anche un’ora di coprifuoco in meno aumenta il rischio di contagio. È anche vero però che bisogna bilanciare questo potenziale effetto negativo con altre considerazioni di natura sociale ed economica.
Penso che il buon senso ci suggerisca di prendere atto che ogni riapertura porta con se dei rischi. Rischi che possiamo prenderci se ci sono segnali incoraggianti, come un basso numero di contagi che consente di riprendere il tracciamento e una campagna vaccinale che va avanti a spron battuto.
— Quando potrà essere spostato secondo lei?
— Credo che bisognerà basarsi sui numeri. Per ora sembra che le riaperture del 26 aprile non abbiano avuto una grande incidenza sulla crescita dei contagi, se questo fosse confermato nelle prossime settimane si potrebbe decidere di spostare il coprifuoco alle 23 ed arrivare ad una progressiva riapertura.
Direi che tra la fine di maggio e l’inizio di giugno potrebbe essere presa una decisione di questo tipo. Anche prima, se si riuscisse ad arrivare a 500mila vaccinati al giorno con la prima dose.
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