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Fed: nuovi rischi finanziari sistemici

© AFP 2021 / BRENDAN SMIALOWSKIFederal Reserve
Federal Reserve - Sputnik Italia, 1920, 14.05.2021
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A leggere l’ultimo Financial Stability Report (FSR) della Federal Reserve non c’è da stare tranquilli. Dopo aver cercato, come sempre, di rassicurare gli animi, il documento presenta una lista impressionante di rischi per la stabilità finanziaria negli Usa e a livello mondiale.
Nelle orecchie dei governatori della Fed fischia ancora con forza e insistenza quanto è successo a marzo con il collasso del fondo hedge Archegos Capital Management, che ha lasciato un buco di oltre 10 miliardi di dollari in alcune della maggiori banche internazionali. C’è che dice che il problema potrebbe essere cinque volte più grande.
Il FSR è pubblicato due volte l’anno dal 2018 per analizzare le potenziali minacce al sistema finanziario Usa con l’intento di prevenire il ripetersi della Grande Crisi del 2008.
La presentazione del rapporto, fatta da Lael Brainard, membro del board della Fed e presidente del Comitato per la stabilità finanziaria della banca centrale americana, si è subito concentrata sul significato e sugli strascichi proprio di Archegos.
“L’episodio, ha affermato, evidenzia la possibilità che le difficoltà materiali di istituti finanziari non bancari (il famoso shadow banking, ndr) influiscano sull’intero sistema finanziario”. “Stanno aumentando le vulnerabilità associate all’elevato appetito al rischio”, ha continuato.
Inoltre, il caso in questione evidenzierebbe “la limitata visibilità riguardante le esposizioni dei fondi hedge e che le loro disponibilità, create attraverso la leva finanziaria, potrebbero non essere sufficienti per far fronte a rischi importanti.".
Negli ultimi mesi i valori di molti asset sono cresciuti enormemente, superando i record dell’anno scorso. Gli indici azionari e i prezzi delle azioni sono ai lori massimi storici. Per esempio, dall’inizio del 2021 l’indice azionario Standard & Poor’s 500 è cresciuto del 12%.
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Inoltre, il Bloomberg Commodity Index, che traccia tutte le materie prime e i beni alimentari, dal grano al gas e al rame, è cresciuto del 19% in un anno. Il prezzo delle case negli Usa è aumentato del 12% nello stesso periodo, spingendo anche il prezzo del legname a livelli record.
Sono tutti effetti dell’insaziabile “appetito” di profitti più alti, generato da un eccesso di liquidità, che stagna nei settori bancari e finanziari invece di fluire in quelli dell’economia reale, da interessi quasi negativi e dai bassi rendimenti offerti dai tradizionali titoli, come le obbligazioni del Tesoro americano. Le Fed ogni mese acquista 40 miliardi di dollari di mortgage-backed-security (titoli derivanti dalla cartolarizzazione di prestiti ipotecari) e 80 miliardi di dollari di Treasury bond. Piuttosto che comprare bond pubblici, la grande finanza preferisce i mercati delle obbligazioni corporate o di quelle già classificate come speculative.
Adesso il pericolo sta in un possibile repentino cambiamento di valutazioni e di orientamenti. La Fed teme uno o più eventi che potrebbero ridefinire i prezzi degli asset, azioni, obbligazioni o altri titoli, appunto com’è avvenuto nel caso Archegos, quando determinate azioni vennero vendute per poter coprire le perdite di una gestione scellerata, determinando un improvviso e forte calo del loro valore. Fa paura la combinazione di valutazioni esagerate dei titoli finanziari con i livelli molto elevati d’indebitamento delle imprese perché ciò potrebbe amplificare gli effetti di un evento di riprezzamento.
In altre parole, si teme che gli speculatori possano perdere un po’ del loro “appetito al rischio”, diminuendo la loro frenesia proprio verso i titoli e le operazioni più rischiose. E’ chiaro: siamo in un “sistema drogato” che ha bisogno di dosi sempre più forti e che rischia di crollare in un momento di astinenza. Un drogato non va da solo in un centro di ricupero, deve esservi accompagnato da qualche amico autorevole. Nel caso della finanza speculativa sono i governi degli Stati a doverlo fare nei tempi e nei modi necessari.
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Il Rapporto elenca alcuni altri possibili rischi di vulnerabilità del sistema, tra cui un peggioramento della pandemia e l’aumento dei tassi d’interesse per far fronte a un’impennata dell’inflazione. Al riguardo, anche il governatore del Fed, Jerome Powell, esprime una certa preoccupazione per l’aumento dei prezzi in alcuni settori, come quello immobiliare. Recentemente ha dovuto ammettere che "non è proprio un bene che negli Usa i prezzi aumentino così tanto".
Non deve sorprendere se, poi, la Fed cerca di scaricare su altri le cause dei rischi della sua vulnerabilità finanziaria. Prima di tutto sull’Europa. Uno stress finanziario in Europa, provocato da conseguenze avverse della pandemia, potrebbe avere delle conseguenze negative negli Usa, afferma.
Poi i paesi emergenti. “Sviluppi negativi nelle economie dei mercati emergenti, stimolati in parte da un ulteriore aumento dei tassi di interesse a lungo termine, potrebbero avere delle ripercussioni negli Stati Uniti”, si dice. Si riconosce che i debiti sovrani di detti paesi e quelli delle loro grandi imprese sono vulnerabili a un repentino aumento dei tassi d’interesse, dimenticando di dire che gran parte dei loro andamenti economici è sempre stata grandemente determinata proprio dalle politiche monetarie e finanziarie americane.
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Infine, non poteva mancare la Cina, dove le misure governative miranti a contenere la speculazione sui mercati immobiliari, dice il Rapporto, potrebbero creare situazioni di stress finanziario interno con ripercussioni globali, anche negli Stati Uniti.
Di fatto, il Rapporto presenta una serie di analisi e di preoccupazioni, a volte anche condivisibili. Sono questioni che restano, però, sulla carta, spesso solo a vantaggio di fumose discussioni mediatiche e accademiche. Purtroppo, non si vedono ancora conseguenti azioni correttive efficaci da parte delle istituzioni preposte.
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