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Buoni spesa Covid anche ai mafiosi, 478 denunce

© AP Photo / Cecilia FabianoControllo di un'autocertificazione da parte dei carabinieri
Controllo di un'autocertificazione da parte dei carabinieri - Sputnik Italia, 1920, 14.05.2021
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Tra i percettori dei buoni spesa rilasciati per fare fronte alla crisi da Covid, anche affigliati della 'ndrangheta, che hanno ricevuto i sussidi con false testimonianze di reddito.
Scattata la denuncia per 478 persone nel capoluogo calabro di Vibo Valentia per false attestazioni a incaricato di pubblico servizio e indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, come risultato a seguito di un'indagine dei carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia a conclusione di un’articolata attività di verifica e controllo economico iniziata ad aprile 2020, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo e guidata dal Procuratore Camillo Falvo.
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I buoni spesa sono stati erogati direttamente dai Comuni a tutti coloro che autocertificavano il proprio stato di difficoltà economica sulla base di bandi stilati dagli stessi enti locali, con l'obiettivo di aiutare le fasce più deboli ad acquistare alimenti, farmaci ed altri beni di prima necessità.
Gli indagati aderenti, fornendo false attestazioni, avevano dichiarato lo stato di indigenza, mentendo sulla residenza, numero di componenti famigliari, omettendo di ricevere al contempo altri sussidi sociali, al fine di ottenere un ingiusto profitto, per un danno erariale complessivo di circa 70 mila euro.
A far scattare i sospetti alcune incongruenze, dato che tra i falsi dichiaranti vi erano persone che percepivano un regolare stipendio da lavoratori indipendenti e altri che sono risultati possessori di decine di migliaia di euro in buoni postali depositati. I cittadini segnalati dai Carabinieri risiedono nei comuni di Vibo Valentia, Pizzo, Sant’Onofrio, Stefanaconi, Maierato, Mileto, Filogaso, Filadelfia, Francavilla Angitola, San Gregorio d’Ippona, Briatico, Cessaniti, Filandari, Ionadi, San Costantino Calabro e Francica.
I 478 indagati rischiano ora una pesante sanzione amministrativa compresa tra i 5.164 e i 25.822 euro, somme molto superiori rispetto al beneficio illecitamente conseguito.
Ma l’attività delle autorità giudiziarie e il corpo dei carabinieri non è ancora conclusa: ulteriori controlli sui percettori di elargizioni sociali sono in atto nei restanti comuni della Provincia.
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