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Patron del Verona Calcio, Maurizio Setti, indagato per autoriciclaggio. Sequestrati 6,5 mln euro

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaPalla in un campo da calcio
Palla in un campo da calcio - Sputnik Italia, 1920, 13.05.2021
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Il patron dell'Hellas Verona nell'occhio del ciclone dopo che la Guardia di Finanza gli ha sequestrato milioni di euro e consegnato l'avviso di garanzia per autoriciclaggio e appropriazione indebita.
La Procura della Repubblica di Bologna ha dato mandato alla Guardia di Finanza di sequestrare in via preventiva 6,5 milioni di euro nella disponibilità del patron della squadra di calcio di Serie A, Hellas Verona football calcio spa. Si tratta dell’imprenditore modenese Maurizio Setti, indagato per appropriazione indebita e autoriciclaggio.
Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Bologna conduce complesse indagini da fine 2020, grazie alle quali sono risultate delle anomalie rilevanti nella catena di controllo della società calcistica.
Quest’ultima, infatti, nel recente passato controllava due società nei confronti delle quali sono state emesse sentenze di fallimento poi revocate ad inizio 2021 in sede di reclamo.
Le Fiamme Gialle hanno però approfondito le relazioni tra le società, scoprendo flussi finanziari e operazioni societarie stratificatesi nel tempo, da cui è emerso che la partecipazione detenuta dalle due società nella Hellas Verona, erano state oggetto di vorticose operazioni di cessione infragruppo e rivalutazioni che ne avevano strumentalmente e ingiustificatamente incrementato il valore.

Autoriciclaggio

Secondo la Guardia di Finanza, Setti ha messo in campo una sofisticata operazione di autoriciclaggio del valore di 6,5 milioni di euro. Un importo che è stato sottratto in modo illecito dall’indagato alle casse della società calcistica sfruttando il doppio ruolo di amministratore e di socio unico.
I fondi sono poi stati utilizzati per la ristrutturazione del debito di una delle due suddette società bolognesi per scongiurarne il fallimento.
Un vero “maquillage contabile” portato avanti dal patron dell’Hellas Verona per nascondere l’origine delittuosa dei 6,5 milioni di euro di cui si era indebitamente appropriato sottraendole alle casse della squadra di calcio.
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