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Medio Oriente in fiamme. L’instabilità dilaga

© AP Photo / Heidi LevinePer tutta la giornata di ieri e la notte i gruppi armati palestinesi hanno continuato a lanciare uno sbarramento di razzi contro lo stato d'Israele, con i proiettili che sono stati sparati contro le città di Ashkelon, Beersheeba, Modiin e Tel Aviv
Per tutta la giornata di ieri e la notte i gruppi armati palestinesi hanno continuato a lanciare uno sbarramento di razzi contro lo stato d'Israele, con i proiettili che sono stati sparati contro le città di Ashkelon, Beersheeba, Modiin e Tel Aviv
 - Sputnik Italia, 1920, 13.05.2021
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Una furiosa battaglia insanguina nuovamente il Medio Oriente. é stata apparentemente scatenata dal tentativo israeliano di sfrattare alcune famiglie palestinesi dalle proprie abitazioni a Gerusalemme Est e riassegnare i relativi appartamenti ad un certo numero di coloni ebrei.
È una mossa certamente improvvida, alla quale si è poi deciso di rinunciare, almeno provvisoriamente, per evitare di aggravare ulteriormente la situazione.
Si sono quindi aggiunte le proteste dei fedeli in pellegrinaggio nelle Sacre Moschee di Gerusalemme, sfociate in aspri scontri tra palestinesi e forze di polizia israeliane che hanno generato viva sensazione in chiunque abbia avuto accesso alla relativa documentazione filmata.
Il numero di morti dopo i bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza è salito a 30, tra cui dieci bambini, e altre 203 persone sono rimaste ferite, ha affermato il ministero della Salute. - Sputnik Italia, 1920, 12.05.2021
L'escalation di violenza tra Israele e Striscia di Gaza: le conseguenze di una pioggia di razzi
Quindi sono arrivati gli attacchi missilistici provenienti dalla Striscia di Gaza, che hanno sorpreso Israele tanto per la loro intensità quanto per la loro profondità.
Nelle sole prime 36 ore di lanci, infatti, ampie porzioni del territorio dello Stato ebraico sono state bersagliate da oltre mille razzi, l’85% dei quali intercettato dall’Iron Dome, l’efficace sistema di difesa antimissilistica di cui le forze armate israeliane sono attualmente dotate.
Infine, in alcune città del paese, la situazione dell’ordine pubblico è sfuggita di mano, come a Lod, sulla quale il Governo tuttora presieduto da Benjamin Netanyahu ha decretato l’imposizione del coprifuoco nelle ore notturne. Ci sono diffuse proteste, che ormai lambiscono anche Tel Aviv. E girano video che mostrano arabo-israeliani intenti ad usare armi automatiche d’incerta provenienza.
Naturalmente, può trattarsi di immagini manipolate e false, ma la loro circolazione e verosimiglianza sono dati di per sé rilevanti, che descrivono una situazione critica sia dal punto di vista politico-strategico che della stabilità interna.
Gli israeliani sono sconcertati, seppure non ancora veramente spaventati. E si chiedono come tutto ciò che sta svolgendosi sotto i loro occhi sia potuto accadere proprio all’indomani dei successi riportati nella lotta al Covid-19.
L’Iron Dome ha dato ottima prova di sé, ma nessuno conosce l’entità delle scorte di munizioni ancora disponibili. E non è un dato irrilevante, dal momento che esiste il rischio di attacchi anche da nord, questa volta dall’Hezbollah, che è a sua volta in possesso di un temibile arsenale missilistico.
Israele ha reagito finora alle offese anche facendo ricorso all’incontrastato potere aereo di cui dispone nella regione, colpendo più volte Gaza alla ricerca di bersagli in grado di restituire smalto alla sua capacità di dissuasione.
Diversi dirigenti della Jihad Islamica Palestinese e di Hamas avrebbero perso la vita. Ma non si sa ancora quando cesseranno i raid, cui partecipano anche i nuovi F-35I acquistati dallo Stato ebraico. Il Ministro della Difesa, Benny Gantz, si è limitato ad annunciarne la prosecuzione a tempo indeterminato.
© Israeli Air ForceIl primo velivolo di prova F-35I Adir al di fuori degli Stati Uniti presso il Centro israeliano di prove di volo AF a Tel-Nof AFB l'11 novembre 2020. Verrà utilizzato per sviluppare e testare capacità avanzate che solo Israele può aggiungere la sua flotta di caccia F-35I.
Il primo velivolo di prova F-35I Adir al di fuori degli Stati Uniti presso il Centro israeliano di prove di volo AF a Tel-Nof AFB l'11 novembre 2020. Verrà utilizzato per sviluppare e testare capacità avanzate che solo Israele può aggiungere la sua flotta di caccia F-35I. - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Il primo velivolo di prova F-35I Adir al di fuori degli Stati Uniti presso il Centro israeliano di prove di volo AF a Tel-Nof AFB l'11 novembre 2020. Verrà utilizzato per sviluppare e testare capacità avanzate che solo Israele può aggiungere la sua flotta di caccia F-35I.
Nulla si sa a proposito di un eventuale ingresso nella Striscia delle unità terrestri israeliane. Carri armati si stanno avvicinando al confine, ma si esita a prospettarne l’utilizzo, perché la situazione a Gaza è tale da ritenere probabile il verificarsi di un elevato numero di perdite.
Netanyahu è di suo, dopo tanti anni trascorsi al potere, un uomo piuttosto prudente ed assai poco incline alla rappresaglia automatica. È in fondo criticato anche per questo, oltre che per la pratica di politiche interne che avrebbero accresciuto il risentimento tra gli arabo-israeliani.
Caccia F-18 della NATO ha cercato di avvicinarsi all'aereo Shoygu sul Baltico - Sputnik Italia, 1920, 13.05.2021
Conflitto Israele-Palestina, Usa dispiegano caccia F-18 in Arabia Saudita
La situazione è confusa. Da un lato, c’è chi scalpita in favore di contrattacchi di più ampie proporzioni. Dall’altro, ci sono coloro che vorrebbero un diverso atteggiamento nei confronti della minoranza arabo-israeliana. La miscela è quindi di quelle esplosive, anche a causa del protrarsi dei negoziati per la formazione del nuovo Governo, che vedono il Premier uscente più debole che mai.
Per quanto fattori locali come quelli appena descritti non siano certamente estranei a quanto sta accadendo, sarebbe ingenuo trascurare il più ampio contesto in cui questa nuova crisi sta sviluppandosi. Occorre altresì interrogarsi sulle sue possibili conseguenze.
L’accumulo di armi a Gaza e la qualità dell’arsenale che la Jihad Islamica Palestinese ed Hamas hanno messo assieme fanno ipotizzare una pianificazione di lungo periodo ed il forte impegno di potenti sponsor esterni.
Si guarda naturalmente all’Iran, che non ha mai fatto mistero di sostenere in particolare Hamas e i cui vettori sono abbastanza chiaramente riconoscibili tra quelli che stanno solcando lo spazio aereo israeliano.
Ma si sta esponendo anche la Turchia, di cui è noto il sostegno da tempo accordato dalla sua dirigenza a tutte le principali articolazioni dell’Islam Politico.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan - Sputnik Italia, 1920, 08.05.2021
Erdogan incolpa Israele di "attacchi atroci" ai fedeli di Al-Aqsa
Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si è schierato apertamente, invocando una “lezione” per Israele e sollecitando anche l’appoggio della Russia, malgrado nello Stato ebraico vivano centinaia di migliaia di persone in possesso di passaporto russo e lo stesso Vladimir Putin abbia denunciato nel suo discorso del 9 maggio scorso il pericolo rappresentato dal risorgente antisemitismo.
Sta svolgendo molto probabilmente un ruolo non trascurabile in tutto questo anche l’ambiguità dell’attuale Amministrazione americana, che è assai meno favorevole ad Israele di quella che l’aveva preceduta.
In un articolo pubblicato due settimane fa sul Jerusalem Post era stato adombrato il sospetto che Washington potesse avallare lo scoppio di una terza Intifada qualora il Governo israeliano avesse continuato ad opporsi al progetto di riconciliazione con Teheran.
Che questa percezione corrisponda o meno ad un dato reale, il fatto stesso che esista produce effetti. E non è da escludere che possa aver incoraggiato un’azione di ampie proporzioni volta a colpire l’intera impalcatura degli Accordi di Abramo, cancellando il piano di pace presentato poco più di un anno fa da Donald Trump.
Le immagini delle violenze in atto scuotono le piazze dei paesi arabi e musulmani, che tra l’altro si trovano nel più importante momento liturgico dell’anno.
Il successo degli attacchi missilistici, che hanno raggiunto Gerusalemme e Tel Aviv, sta galvanizzando tutti coloro che ancora desiderano la cancellazione di Israele, mentre le rappresaglie mettono a disagio tutti i governi che si siano riconciliati con lo Stato ebraico.
Tutto ciò rende in prospettiva più difficile il coagularsi dell’alleanza militare arabo-israeliana cui si stava lavorando, consigliando al tempo stesso a molti leader arabi atteggiamenti più dialoganti tanto con l’Iran quanto con la Turchia. È un intero ordine che era prossimo a materializzarsi ad essere in pericolo, per cedere il campo ad una più diffusa instabilità.
Biden è presidente da poco più di cento giorni. Si è già rischiato un conflitto di ampie proporzioni nel Mar Nero. Mentre l’avvenire del Medio Oriente è tornato ad essere grigio, con grande sgomento dell’Europa e di tutti coloro che si auguravano un futuro più pacifico. Proprio per questo motivo, appare indispensabile che le maggiori potenze del pianeta tornino a dialogare prima che sia troppo tardi.
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