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Finto "latte" e lockdown: il settore caseario italiano ora è in crisi

© Fotolia / NitrLatte
Latte - Sputnik Italia, 1920, 13.05.2021
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A pesare sul calo degli acquisti la chiusura del canale Ho.Re.Ca. e le campagne che promuovono il consumo di bevande a base di proteine vegetali.
Non solo la pandemia, che ha causato la chiusura di hotel e ristoranti in Italia e all’estero, ma anche le “campagne mediatiche denigratorie” che penalizzano il prodotto a favore di surrogati a base di proteine vegetali.
I dati di Agrinsieme, coordinamento che rappresenta migliaia di aziende e cooperative agricole, raccontano di un settore, quello lattiero caseario italiano, messo in ginocchio dalla crisi.
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La questione è stata al centro di un’audizione alla Commissione Agricoltura del Senato. A pesare sugli acquisti, che calano del 5 per cento ogni anno, non c’è solo la chiusura del canale Ho.Re.Ca. a causa del Covid, ma anche, denuncia Agrinsieme, la “crescente disaffezione dei consumatori verso il latte vaccino, a causa di campagne mediatiche denigratorie e della promozione del consumo di proteine vegetali”.
L’ultimo caso in ordine di tempo è quello della bevanda vegetale a base di piselli gialli essiccati prodotta dalla Nestlé, che, come ha annunciato il Vice presidente del ramo europeo della multinazionale, Bart Vandewaetere, si è subito conquistato la A del Nutriscore.
Si tratta del punteggio massimo stabilito dal sistema di etichettatura a semaforo, già in vigore in molti Paesi europei, difficile da raggiungere per il tradizionale latte vaccino. Per non parlare dei formaggi, fortemente penalizzati da questo meccanismo.
Anche per questo le quotazioni del prodotto sono in forte calo, a fronte di costi di produzione sempre più elevati. Uno scenario che mette a rischio la tenuta degli allevamenti italiani che nel 2020 hanno prodotto circa 12,6 milioni di tonnellate di latte.
Quello lattiero caseario è un settore che pesa complessivamente 16,5 miliardi di euro: l’11,5 per cento del totale del fatturato dell’industria agroalimentare italiana. Per i latticini le famiglie spendono ogni anno fino a 20 miliardi di euro.
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La crisi attuale però sta portando i produttori a “perdere competitività”, mettendo in pericolo la sopravvivenza delle eccellenze agroalimentari del territorio, impossibilitate ad “effettuare i necessari investimenti strutturali”.
Per salvare il comparto, secondo le associazioni, citate da Askanews, c’è bisogno di modernizzare le aziende per ottimizzare i costi ed aumentare la produttività. E poi, fare attenzione al contrasto alle “pratiche sleali” e alla “vendita di prodotti agricoli al di sotto dei costi di produzione”.
Infine, c’è il nodo delle esportazioni, in flessione nel 2020. La platea di destinatari, secondo Agrinsieme, deve essere ampliata rispetto agli attuali mercati di destinazione, cioè Europa e Nord-America.
L’appello, infine, è a salvaguardare quel patrimonio rappresentato dai produttori italiani, “motore trainante dell’economia e del territorio” che consentono di coniugare la produzione di “latte e prodotti derivati di qualità” con la “tutela dell’ecosistema e del benessere animale”.
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