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"Colpire l'Italia, il Vaticano e gli ebrei". Così l'imam marocchino inneggiava alla jihad in carcere

© Sputnik . Giampiero Sposito / Vai alla galleria fotograficaIl Papa Francesco tiene la messa di Pasqua alla Cattedrale di San Pietro in Vaticano.
Il Papa Francesco tiene la messa di Pasqua alla Cattedrale di San Pietro in Vaticano. - Sputnik Italia, 1920, 13.05.2021
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Esortava i compagni di cella a diventare “martiri della jihad” compiendo attentati terroristici in Italia con “armi da fuoco, esplosivi o autoveicoli”.
Gli ebrei, “nemici giurati dell’Islam”, il “Vaticano”, la rabbia contro le istituzioni italiane e i magistrati del tribunale di Torino. Per quasi un anno un cittadino marocchino di 42 anni, detenuto per droga nel carcere di Alessandria, ora recluso a Novara, in Piemonte, ha esortato i compagni di cella a diventare “martiri della jihad” compiendo attentati terroristici con “armi da fuoco, esplosivi o autoveicoli”.
Per quasi un anno, dal luglio 2020 allo scorso marzo, come si legge su La Stampa, ogni venerdì nella casa di reclusione di Alessandria-San Michele, indottrinava decine di detenuti sfruttando il suo ruolo di imam. I sermoni che pronunciava all’interno della casa circondariale, inneggiavano neanche troppo velatamente ad Al Qaeda e allo Stato Islamico.
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L’obiettivo era quello di spingere i confratelli ad armarsi per commettere azioni “di martirio e violenza contro le autorità italiane”.
La pericolosità dell’imam radicalizzato è emersa grazie al lavoro dei carabinieri dei Ros, che attraverso delle microspie piazzate nella cella del 42enne marocchino, hanno registrato parola per parola i proclami deliranti del religioso: dall’esaltazione delle gesta dei terroristi islamici che hanno colpito in Francia, all’esegesi di Bin Laden e Mohammed Atta, definiti “difensori dell’Islam”.
Non solo. L’uomo non vedeva l’ora di passare all’azione invocando la “distruzione del Vaticano”, ed esprimendo odio e risentimento nei confronti del popolo ebraico, definito “nemico”, e delle autorità del nostro Paese, contro le quali avrebbe spinto gli altri detenuti a commettere attentati. In particolare ce l’aveva con il giudice torinese che aveva deciso di mandarlo in carcere.
Secondo i Ros del capoluogo piemontese, si legge ancora su La Stampa, la sua era una propaganda “aggressiva” e “pericolosa”.
Per questo ora l’uomo dovrà rispondere di “istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo” e per “motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”.
La nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere gli è stata consegnata in cella a Novara, dove si trova attualmente agli arresti, mentre nelle abitazioni della moglie, in provincia di Torino, e di altri cittadini nordafricani reclusi proprio nel carcere di Alessandria sono scattate le perquisizioni dei militari.
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