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Caso Luana D’Orazio, conclusa perizia su orditoio: era stato manipolato

Luana D'Orazio - Sputnik Italia, 1920, 13.05.2021
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Le sicurezze sugli orditoi della ditta dove lavorava Luana erano state manomesse, arriva la prima verità a seguito degli accertamenti dei periti.
Il presagio più triste si concretizza, l’orditoio gemello di quello che ha ucciso la giovane operaia di 22 anni Luana D’Orazio, risulta essere stato manipolato nei sistemi di sicurezza.
La notizia, rilanciata da Il Fatto Quotidiano, giunge dalla procura della Repubblica di Prato che conduce le indagini.
Ieri il perito nominato dai magistrati ha effettuato le prove di verifica sull’orditoio gemello presente nell’impresa tessile e verificato che le sicurezze del macchinario tessile sono state manipolate.
Nei prossimi giorni, invece, sarà esaminato l’orditoio in cui ha perso la vita Luana, lasciando un figlio di 5 anni.
Quel che colpisce, poi, è che la giovane operaia era stata assunta un anno fa con un contratto che prevedeva funzioni di catalogazione e non funzioni operative.

Gli indagati

Nell’inchiesta condotta dalla procura di Prato sono due i nomi inseriti nel registro degli indagati, si tratta della titolare della ditta tessile, Luana Coppini, da cui anche il nome dell’impresa e l’addetto alla manutenzione dei macchinari, Mario Cusimano.
Nei loro confronti l’ipotesi di reato è di omicidio colposo e rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
Secondo l’ipotesi fatta dai magistrati, Luana sarebbe morta risucchiata dall’orditoio perché rimossa dal macchinario tessile una griglia di protezione prevista dalle normative per prevenire incidenti.
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