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Conflitto Israele-Palestina: i perché dell'escalation di questi giorni

© REUTERS / Suhaib SalemПалестинцы осматривают свой дома, который был поврежден в результате израильского авиаудара, на фоне вспышки израильско-палестинского конфликта, в городе Газа
Палестинцы осматривают свой дома, который был поврежден в результате израильского авиаудара, на фоне вспышки израильско-палестинского конфликта, в городе Газа - Sputnik Italia, 1920, 12.05.2021
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Da diversi giorni Palestina e Israele sono in guerra. Questo round del conflitto può essere già definito come uno dei più violenti dai tempi della Seconda Intifada del 2000-2004. Un riepilogo delle cause dell'escalation tra Gaza e Israele.
Sebbene l'epicentro degli attacchi reciproci si trovi lungo il confine tra le città meridionali di Israele e la Striscia di Gaza, l'escalation è avvenuta a causa del contenzioso che riguarda il quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme.
Sheikh Jarrah è abitato prevalentemente da arabi ed è considerato un territorio palestinese.
  • Nel 1959, i palestinesi affittarono diversi isolati della città dalla Giordania, che allora controllava Gerusalemme. Il contratto di locazione era di 4 anni, ma non venne mai prorogato ufficialmente.
  • Nel 1967 scoppiò la Guerra dei Sei Giorni, durante la quale gli israeliani stabilirono il controllo su tutta Gerusalemme, proclamandola loro capitale (non riconosciuta dall’ONU).

Sheikh Jarrah: l'osso del contendere

Nel 1972, il governo israeliano intentò una causa per richiedere di sfrattare con la forza gli arabi che vivevano nell'area per stabilirvi piuttosto famiglie ebree.
La decisione del tribunale è stata presa solo pochi mesi fa: il processo è diventato il più lungo nella storia del sistema giudiziario israeliano.
Il pronunciamento ufficiale del tribunale era necessaria affinché la comunità mondiale non potesse condannare il governo israeliano per aver violato le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e potesse piuttosto venire accusato di violazioni dei diritti umani.
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La parte israeliana sapeva molto bene che né il governo palestinese né gli stessi arabi residenti nella regione avevano documenti sulla proprietà e su questo puntavano per vincere la causa.
La parte giordana invece avrebbe potuto dimostrare tali garanzie, poiché gli accordi erano stati conclusi con essa. Tuttavia, durante l'intero processo, i documenti necessari non sono mai stati forniti.
Secondo la parte israeliana, lo Stato avrebbe il diritto legale di sfrattare la popolazione araba dall'area, poiché si era trasferita lì dopo i risultati della prima guerra arabo-israeliana del 1948-1949 quando Gerusalemme passò sotto il controllo dell'allora Transgiordania (il regno di Giordania ricevette il suo nome moderno nel 1950).
La decisione del tribunale israeliano di sfrattare i palestinesi è stata presa all'inizio di maggio di quest'anno.
Secondo i piani del governo israeliano, il reinsediamento della popolazione araba del quartiere di Sheikh Jarrah sarebbe dovuto avvenire in più fasi: da fine maggio a metà luglio.
I palestinesi si sono tuttavia rifiutati di andarsene e proteste di massa sono iniziate in tutta Gerusalemme est, disperse dalla polizia.

Giorno X

La situazione si è aggravata la notte dell'11 maggio. Da un lato, la parte ebraica della città celebrava il giorno di Gerusalemme, il giorno in cui la città fu unilateralmente proclamata capitale di Israele, d'altro, la parte araba della città ha iniziato rivolte e si è scontrata con la polizia.
Durante gli scontri con i manifestanti, le forze di sicurezza israeliane hanno bloccato il Monte del Tempio e occupato la moschea di Al-Aqsa: lì, secondo le loro ipotesi, c'era un magazzino di armi e munizioni dei manifestanti palestinesi.
Hamas è stato coinvolto. Un ultimatum è stato inviato dalla Striscia di Gaza per liberare la moschea e il Monte del Tempio, altrimenti sarebbero iniziati attacchi missilistici.
Il governo israeliano non ha reagito in alcun modo e i primi razzi di Hamas sono stati lanciati contro le città del sud di Israele. La risposta delle forze israeliane non si è fatta attendere.
Per quasi un giorno e mezzo di confronto, Hamas lanciato più di mille razzi sul territorio israeliano.
Per la prima volta in molti anni, non solo le città e gli insediamenti meridionali sono stati attaccati, ma anche il centro della nazione e Tel Aviv.
Le Forze israeliane, a loro volta, hanno distrutto i principali edifici multipiano di Gaza (avvertendo in anticipo i civili locali), poiché da lì sono stati lanciati razzi dai gruppi palestinesi, effettuando diversi raid aerei, durante i quali Israele afferma essere stati eliminati 20 leader dei movimenti palestinesi di Hamas e della Jihad islamica.
Allo stesso tempo, sulla base dei dati del Ministero della Salute della Striscia di Gaza, i civili morti sarebbero il ​​doppio.
© REUTERS / Mohammed SalemRovine di un edificio nella striscia di Gaza colpito da Israele
Rovine di un edificio nella striscia di Gaza colpito da Israele - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Rovine di un edificio nella striscia di Gaza colpito da Israele

Scontri tra arabi ed israeliani nello stato di Israele

Lo scontro è in corso non solo con la Striscia di Gaza. Gli arabi israeliani, così come i palestinesi che vivono e lavorano in territorio israeliano, hanno messo in atto massicci pogrom notturni, prima la notte dell'11 maggio e poi il 12 maggio.
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Hanno lanciato pietre e bottiglie molotov contro auto, case, caffè e negozi che appartengono alla popolazione ebraica. La situazione è peggiorata in città come Lod, Akko e Haifa - la percentuale della popolazione araba è piuttosto alta qui.
La notte tra martedì e mercoledì a Lod si è rivelata particolarmente difficile: le autorità municipali hanno ammesso di aver perso il controllo della città e ne hanno organizzato l'evacuazione della popolazione ebraica.
Al mattino unità rinforzate del MAGAV (polizia militare israeliana) sono state introdotte nelle città ribelli, la situazione è tornata sotto controllo. Non è ancora chiaro se tali incidenti si ripeteranno. In altre parole, ieri sera si sono verificati veri e propri pogrom ebraici in territorio israeliano.

Non ci saranno trattative

Dopo i primi attacchi reciproci l'Egitto ha invitato le parti a sedersi al tavolo dei negoziati, fungendo da mediatore – come sempre accaduto ad ogni aggravamento del conflitto israelo-palestinese. Tuttavia, questa volta, entrambe le parti hanno rifiutato ogni accordo.
Essendo nessuna delle due parti pronta a fermarsi, gli attacchi di Hamas e delle Forze israeliane si protraggono. Ancora una volta, sia la parte palestinese che quella israeliana promettono di continuare e non fermarsi davanti a nulla.
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