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Varsavia: una gravidanza che dura da 2000 anni!

© Foto : Olek Leydo / Warsaw Mummy ProjectL'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta.
L'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta. - Sputnik Italia, 1920, 11.05.2021
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“La mummia ci ha aperto gli occhi su aspetti dimenticati dei riti di sepoltura: qual era lo status di cui godeva il nascituro nell’Antico Egitto? Era parte della madre e, dunque, non gli venivano riconosciute un’anima e una propria personalità?"
"Oppure, probabilmente, gli antichi non volevano distruggere la sua struttura e integrità corporea non essendo sicuri dell’effetto di tale azione?”, si chiede Wojciech Ejsmond dell’Istituto di culture mediterranee e orientali presso l’Accademia nazionale polacca delle Scienze.
Gli scienziati polacchi hanno effettuato una ricerca insolita. Hanno stabilito che una mummia del Museo nazionale di Varsavia nascondeva sotto le bende il corpo di una donna incinta. Gli scienziati sostengono che sia un caso unico al mondo. Durante un recente studio si è stabilito che la donna si trovava tra la ventiseiesima e la ventottesima settimana di gravidanza. La scoperta è stata effettuata nell’ambito del Progetto di Varsavia dedicato agli studi multidisciplinari sulle mummie (il Warsaw Mummy Project). La scoperta è stata resa possibile grazie all’ausilio di un tomografo che non ha reso necessaria la rimozione delle bende.
© Foto : Warsaw Mummy ProjectL'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta.
L'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta. - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
L'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta.
Il dottor Ejsmond ha rilasciato un’intervista a Sputnik Polska in cui sostiene che “questa mummia è incredibile: è l’unica mummia che noi conosciamo oggi di una madre con un figlio in grembo”.
— Come ci è arrivata la mummia a Varsavia? Chi ce l’ha portata?
— A portarla direttamente a Varsavia è stato Jan Wężyk-Rudzki il quale prima ricopriva la carica di segretario del conte Stanisław Kostka Potocki che fu ministro dell’educazione popolare e delle professioni religiose del Regno di Polonia (1815 - 1820) e presidente del Senato del Regno sotto la guida dell’imperatore Alessandro I. Il trasporto della mummia da Alessandria d’Egitto fu effettuato per mare. La mummia fu traslata in Italia e poi proseguì il suo viaggio sulla terraferma fino ad arrivare in Polonia a spese del Regno di Polonia. E qui sorge spontanea la domanda: se la traslazione della mummia venne eseguita ad opera di un soggetto privato, fu comunque possibile rivolgersi al governo per finanziare l’operazione? E quale sarebbe stato l’interesse del governo ad approvare una simile spesa? Pertanto, si crede che il conte Potocki desiderasse ottenere la mummia per farla rientrare nella collezione universitaria. Infatti, poiché era un appassionato collezionista, desiderava che l’Università di Varsavia disponesse di una collezione anche delle opere più antiche. In precedenza la collezione universitaria aveva già avuto modo di ricevere una mummia come dono della famiglia Potocki, ma quell’opera si rivelò un falso. Pertanto, si può ipotizzare che lo stesso Potocki o il Ministero dell’educazione popolare abbia stanziato la somma per coprire il viaggio di Jan Wężyk-Rudzki finalizzato alla ricerca di una mummia e di altri oggetti. Rudzki poi riportò in Polonia non solo la mummia, ma anche altre opere.
— Fino a poco tempo fa si credeva che sotto le bende della mummia del Museo nazionale di Varsavia si celasse il sacerdote Hor-Djehuty. Ma Lei sostiene che già nel XIX secolo si credeva che all’interno della tomba vi fosse la mummia di una donna. Come spiega che già allora nella tomba si credesse che vi fosse il corpo di una donna?
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— Possiamo ipotizzare che il rivestimento colorato a copertura della mummia, il sarcofago variopinto e la presenza di fiori potessero essere associati alla femminilità e che questo abbia portato a tale interpretazione. Di preciso, però, non sappiamo come abbia preso origine questa versione. Tuttavia, alla fine degli anni ’20 furono interpretate le iscrizioni presenti sul sarcofago e sul rivestimento della mummia ed emerse che il sarcofago era destinato a un sacerdote chiamato Hor-Djehuty il quale visse a Tebe nel I secolo a.C. e che godeva di grandi onori nel periodo greco-romano in quanto santone del luogo. Pertanto, nei decenni successivi si ritenne che si trattasse della mummia di un uomo. E soltanto grazie alle nostre ricerche è emerso che invece è senz’altro il corpo di una donna.
© Foto : Warsaw Mummy ProjectL'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta.
L'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta. - Sputnik Italia
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L'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta.
© Foto : B. Bajerski / The National Museum of WarsawL'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta.
L'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta. - Sputnik Italia
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L'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta.
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L'esame radiologico di un'antica mummia rinvenuta nelle tombe reali dell'Alto Egitto ha dimostrato che si tratta del corpo di una donna incinta.
— Oltre all’iscrizione che riporta il nome di Hor-Djehuty vi erano per caso altre ragioni di credere che si trattasse del corpo di un uomo?
— Non abbiamo altri dati su questa persona in altre fonti se non le iscrizioni presenti sul sarcofago. Hor-Djehuty fu un sacerdote della divinità Horus-Thoth. Sappiamo dove si trovava quel tempio e sappiamo che era uno scriba presso quel tempio. Lo scriba al tempo era una figura analoga a quella del notaio perché i templi svolgevano più o meno quella funzione. Ed era altresì un dirigente di una cittadina a noi poco conosciuta nei pressi di Medinet Habu o comunque a sud dell’antica Tebe. Chiaramente nell’iscrizione si fa menzione di suo padre e sua madre, ma non sappiamo nulla di loro. Non disponiamo di nessuna fonte in merito.
— Secondo i ricercatori, la mummia della donna potrebbe risalire anche a un periodo precedente sebbene si sia conservata meglio. Questo però risulta poco probabile perché reperti più antichi dovrebbero essere in condizioni peggiori di conservazione. Come se lo spiega?
— È una questione complessa perché una mummia è il prodotto dell’elevato grado di maestria degli imbalsamatori. Ciò considerato, il I secolo a.C. fu il periodo in cui si registrò un declino di quest’arte in quanto diverse mummie risalente a quegli anni sono effettivamente di qualità molto bassa. Ad ogni modo l’arte della mummificazione non era ancora andata perduta al tempo come dimostrano alcune mummie di personalità importanti. Ma queste eccezioni sono poche. E nel nostro caso vediamo una tecnica di mummificazione tipica di un periodo ben precedente.
Perciò non siamo in grado di escludere che questa mummia nel I secolo a.C. sia stata ribendata nuovamente e che per qualche ragione a noi ignota sia stata inserita in un sarcofago del I secolo a.C. Sappiamo che nell’antichità i sarcofagi venivano utilizzati più volte perché talvolta le sepolture venivano saccheggiate e i sarcofagi depredati erano messi in vendita. Alle volte i sarcofagi erano impiegati più volte da una stessa famiglia. Inoltre, tra il XVIII e il XIX secolo i depredatori di sepolture non si preoccupavano di conservare l’opportuno contesto archeologico dei monumenti. Semplicemente rimuovevano le mummie dai sarcofagi, li depredavano e poi collocavano le mummie nei sarcofagi, ma alle volte non si trattava degli stessi in cui si trovavano prima. I negozi di antiquariato erano in grado di ricevere committenze di un ampio ventaglio di antichità egizie poiché il venditore sapeva reperire per il suo compratore una mummia in buono stato di conservazione all’interno di un bel sarcofago e corredare ulteriori oggetti.
— È sorprendente che queste recenti scoperte portino con sé così tanti misteri…
— Proprio per questo motivo la nostra mummia viene chiamata la “dama del mistero”. La sua origine è motivo di interesse perché, come scriveva Wężyk-Rudzki nei suoi carteggi, fu lui stesso a trovare la mummia o, meglio, “ad estrarla dalla sepoltura reale” a Tebe. A quei tempi si chiamava così la Valle dei Re. Purtroppo non siamo in grado di affermare che la mummia è stata trovata nella Valle dei Re tra le sepolture reali. Può essere che questa informazione sia stata veicolata per edulcorare il valore dell’opera rinvenuta, una volta arrivata a Varsavia. È un fenomeno comune che si verifica tutt’oggi quando le case di antiquariato vendono ritrovamenti con iscrizioni apposte appositamente per incrementare il valore dell’opera. Forse è successo così anche in questo caso.
Tuttavia, non possiamo nemmeno escludere quest’altra eventualità: ossia che le tombe di Tebe talvolta venivano utilizzate più volte. Quando nelle altre sepolture non c’era più posto, si aggiungevano nuovi sarcofagi o mummie a quelli di età precedente. Dunque, la situazione è a dir poco complessa.
— Come fu possibile che nell’Antico Egitto fu seppellita una donna incinta imbalsamata? Dopotutto la mummificazione prevede la rimozione dal corpo degli organi interni, vero?
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— Questo è uno degli elementi più interessanti. Questa mummia ci ha aperto gli occhi su aspetti prima ignoti dei rituali sepolcrali: qual era lo status di cui godeva il nascituro nella religione dell’Antico Egitto? Era forse parte della madre senza alcuna anima o personalità? Oppure la ragione fu meramente pratica: in quella fase della gravidanza estrarre il feto dall’utero senza danneggiare il feto stesso e il corpo materno era una proceduta molto complessa e quasi impraticabile. Forse non volevano danneggiare l’integrità del corpo? Ad ogni modo la mummificazione prevede la rimozione di non tutti gli organi interni: soltanto di cuore, polmoni, stomaco e intestino, fegato e cervello. I reni e gli altri organi rimanevano al loro posto. Dunque, considerato che si tratta di un caso raro, quando gli imbalsamatori dovevano operare sul corpo di una donna incinta, forse non sapevano come comportarsi e lasciavano la situazione così com’era.
— Un’ultima domanda: chi è il padre?
— Bella domanda! Forse riusciremo a capirlo dato che le ricerche in campo genetico fanno passi da gigante. Se lo troviamo, riuscirà a pagare gli alimenti?
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