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Pescherecci Mazara aggrediti, lo sfogo: "Presi a sassate poi speronati da barche turche"

© AP Photo / Ibrahim AlaguriPescherecci nel porto di Bengasi, Libia
Pescherecci nel porto di Bengasi, Libia - Sputnik Italia, 1920, 11.05.2021
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Parla Luciano Giacalone, l'armatore di uno degli 8 pescherecci italiani assaltati lo scorso 3 maggio da motovedette della guardia costiera libica.
Un vero e proprio atto di pirateria quello che ha nuovamente subito la marineria di Mazara del Vallo. A distanza di una settimana dall'aggressione subita in acque internazionali di fronte alla Libia, Luciano Giacalone, l'armatore della Michele Giacalone, denuncia una nuova aggressione, avvenuta in acque internazionali al largo di Cipro.
"Il mio peschereccio è stato prima preso a sassate da diversi pescherecci turchi, che lo hanno speronato e poi hanno tentato di salire a bordo. Il comandante è stato costretto a tirare le reti e ad allontanarsi dalla zona", racconta Giacalone.
Michele Giacalone era uscito in mare per una battuta di pesca in una zona di mare antistante la Siria. Durante l'attacco il capitano della barca Aliseo, Giuseppe Giacalone è stato ferito. L'intervento della Marina militare italiana ha evitato che accadesse il peggio. 

L'intervento della Marina Militare

La Marina Militare è intervenuta per ripristinare il controllo della situazione nello specchio di mare teatro dell'aggressione:
Alle ore 10.10 circa, nelle acque a nord di Cipro, si è verificata un’interazione tra un imprecisato numero di pescherecci turchi e due pescherecci nazionali ("Giacalone" e "San Giorgio 1°"). I pescherecci turchi hanno lanciato materiali (pietre e fumogeni) e realizzato manovre cinematiche ravvicinate (una delle quali è sfociata in un contatto con il motopesca Giacalone, che ha riportato danni lievi). In area sono intervenuti la fregata della Marina Militare Italiana Margottini in attività di pattugliamento a 35 miglia a sud, inserita nel dispositivo NATO "Sea Guardian" che ha lanciato il proprio elicottero e una motovedetta della Guardia Costiera turca, che ha ingaggiato le imbarcazioni turche per indurle a cessare l’azione. - si legge in una nota della Marina Militare italiana.

Lo sfogo di Giacalone

"Siamo rovinati, non possiamo andare avanti così. In qualunque area andiamo ci cacciano", lo sfogo dell'armatore. "Chiediamo che le istituzioni si diano da fare per fare un accordo soprattutto con la Libia e mettano le barche di Mazara nelle condizioni di poter lavorare", aggiunge Giacalone
© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaPescatore al lavoro
Pescatore al lavoro - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Pescatore al lavoro

La guerra del pesce

La cosiddetta "guerra del pesce" scaturisce dalla pretesa delle autorità libiche di considerare come proprie le acque internazionali.
Nel 2005 la Libia aveva dichiarato, in maniera unilaterale, come proprie le acque che si trovano sino a 74 miglia dalla costa. In seguito, dopo la caduta di Gheddafi e la ripresa dei traffici di esseri umani nel mar Mediterraneo, la zona era stata sovrapposta a quella di Search and Rescue, che dovrebbe essere pattugliata dalla guardia costiera libica. 
Non sono pochi a porre dei dubbi sulla legittimità della guardia costiera libica, spesso formata non da forze regolari, ma da miliziani. Queste forze costituiscono un pericolo per i pescatori siciliani, già penalizzati dalle quote pesca, costretti a spingersi sempre più a sud per la scarsità del pesce delle acque italiane, sino a zone di alto rischio in cui non è garantita l'incolumità. 
In pochi anni, sono 16 mila i pescatori che hanno perso il posto di lavoro, 600 quelli che sono stati arrestati e 3 quelli che hanno perso la vita.
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