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Dopo oltre 40 anni di viaggio la Voyager 1 rileva strano ronzio nel vuoto dello Spazio interstellare

© Foto : NASA/JPL-CaltechИллюстрация с указанием месторасположений станций Voyager 1 и Voyager 2
Иллюстрация с указанием месторасположений станций Voyager 1 и Voyager 2 - Sputnik Italia, 1920, 11.05.2021
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Dall'ultima analisi dei dati della sonda lanciata nel 1977 e che ora si trova a quasi 23 miliardi di chilometri da noi, circa 150 volta la distanza tra Terra e Sole, gli astronomi hanno scoperto che, dal 2017 in poi, un ronzio costante registrato rivelerebbe onde di plasma nel mezzo interstellare, il gas diffuso che si nasconde tra le stelle.
"Stiamo rilevando il debole, persistente ronzio del gas interstellare. È qualcosa di molto debole e monotono, perché si trova in una larghezza di banda di frequenza ridotta", ha detto l'astronomo Stella Koch Ocker della Cornell University commentando la ricerca del suo gruppo di lavoro pubblicata su Nature Astronomy.
In astronomia è già noto come lo Spazio tra le stelle non sia del tutto vuoto, ma piuttosto caratterizzato da materiale rarefatto costituito da polveri e gas chiamato ‘mezzo interstellare’. Si tratta tuttavia di composizioni estremamente rarefatte molto difficili da vedere e misurare.
Solitamente gli scienziati fanno affidamento sul modo in cui la luce cambia quando viaggia attraverso il materiale interstellare per dedurlo e provare a quantificarlo, oppure sfruttano le turbolenze generate dalle eruzioni solari.
Osservando le onde di propagazione delle tempeste solari gli scienziati provano a dedurre la densità del mezzo interstellare.

A oltre 150 au

La Voyager 1 dopo aver trascorso oltre 43 anni allontanandosi dalla Terra dal suo lancio avvenuto il 5 settembre 1977, è ora davvero molto lontana – si trova a più di 150 au da noi (unità astronomiche), cioè 150 volte la distanza tra la Terra e il Sole.
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La sonda ha superato l’eliopausa nel 2012, il confine al quale il vento solare non riesce più a diffondersi nel mezzo interstellare e ci vogliono oltre 21 ore affinché le sue trasmissioni, che pure viaggiano alla velocità della luce, arrivino a noi.
"Il mezzo interstellare è come una pioggia tranquilla o leggera", ha detto l'astronomo James Cordes della Cornell University. "Una tempesta solare invece, è come rilevare un'esplosione di fulmini in un temporale”, ha spiegato utilizzando una metafora.
Quella leggera pioggia, secondo il team, suggerisce che potrebbe esserci più attività di basso livello nel mezzo interstellare di quanto gli scienziati si aspettassero. Da cosa sia causata tale attività non è del tutto chiaro; potrebbero essere oscillazioni di plasma eccitate termicamente, oppure rumore generato dai movimenti degli elettroni nel plasma, producendo un campo elettrico locale.
Qualunque sia la causa, la scoperta è importante perché permette di mappare la densità del plasma nello spazio interstellare senza ricorrere a metodi deduttivi ma avendo a disposizione dati empirici.
Permetterà inoltre di comprendere meglio l'interazione tra il mezzo interstellare e il vento solare.
"Ora sappiamo che non abbiamo bisogno di un evento fortuito legato al Sole per misurare il plasma interstellare", ha detto l'astronomo Shami Chatterjee della Cornell University.
"Indipendentemente da ciò che fa il Sole, la Voyager ci fornisce i dati. La sonda ci riferisce costantemente qual è la densità attraverso la quale si muove nello Spazio”.

Fino a quando?

Tuttavia, avvertono gli scienziati, il generatore termoelettrico a radioisotopi che alimenta gli strumenti della sonda si degrada nel tempo. Intorno al 2025, potrebbe non essere più in grado di mantenerli in funzione e le comunicazioni potrebbero interrompersi. La sonda continuerà tuttavia a viaggiare nello Spazio profondo per almeno atri 30mila anni prima di entrare nel campo di attrazione gravitazionale di un’altra stella.
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