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Crisi della ristorazione, in Italia hanno chiuso 22.700 locali causa restrizioni Covid

CC0 / Pixabay.com / Navigli Milano
Navigli Milano - Sputnik Italia, 1920, 11.05.2021
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Durante il lockdown alcuni esercizi sono riusciti a sopravvivere con delivery e asporto ma non tutti ce l'hanno fatta. Roma, Torino e Milano le città con più locali chiusi nell'anno della pandemia.
Il crollo dei consumi alimentari fuori casa ha portato nel 2020 alla chiusura di quasi 22.700 imprese della ristorazione a causa della pandemia di Covid-19. Il settore è stato tra i più penalizzati dalle restrizioni anti-contagio, come dimostra la perdita di fatturato del 40% rispetto al 2019, anno record della ristorazione con un fatturato di 86 miliardi di euro.
Le città con più chiusure di locali sono:
  • Roma con -1.519, 
  • Milano con -722, 
  • Torino con -549
La città con la maggiore incidenza di attività chiuse è Firenze con un incremento di locali scomparsi pari all'87% rispetto al 2019.
Questo è il desolante quadro che emerge dal Rapporto 2021 dell'Osservatorio Ristorazione, spin-off dell'agenzia RistoratoreTop, realizzato tramite l'elaborazione di dati Istat e Censis, delle associazioni di categoria Fipe, Coldiretti e Federalberghi, e delle banche dati di Infocamere e della web app Plateform.
© AFP 2021 / Andreas SolaroIl proprietario di un ristorante di Roma in attesa di clienti
Il proprietario di un ristorante di Roma in attesa di clienti - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Il proprietario di un ristorante di Roma in attesa di clienti

Maggior numero di attività registrate

Un altro dato che caratterizza il 2020 è il più alto numero di sempre di attività registrate, 397.700 di cui attive 340.564, dovuto alle numerose variazioni dei codici Ateco. 
Molte imprese sono riuscite a trasformarsi per sopravvivere. Secondo quanto rivela una ricerca dell’azienda di consulenza e formazione specializzata nel marketing per la ristorazione Ristoratore Top, il 77% dei locali ha iniziato a lavorare con il take away o le consegne a domicilio sostituendo i camerieri ai tavoli con una flotta di riders.
Il 27% degli imprenditori del settore ha avviato una dark kitchen o un brand virtuale di cucine non aperte al pubblico. 
Il 10% degli intervistati ha intenzione di mantenere il delivery o la dark kitchen con le riaperture, per venire incontro alle esigenze dei clienti che sempre più spesso affidano i loro consumi alla tecnologia. Chi non è riuscito ad affrontare la sfida e rinnovarsi è stato costretto a chiudere i battenti. 
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