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L’appello di papa Francesco per regolamentare la finanza

© SputnikPapa Francesco celebra la messa in Vaticano
Papa Francesco celebra la messa in Vaticano - Sputnik Italia, 1920, 10.05.2021
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Che di fronte al dilagare incontrollato della finanza speculativa sia necessario rivolgersi alla preghiera, è uno schiaffo morale ai governi e alle istituzioni economiche internazionali preposte al controllo e alla regolamentazione dell’economia, della moneta e dei settori finanziari.
E’ anche l’ammissione della loro incapacità d’intervento e della loro sottomissione al “mercato senza leggi” e al laissez faire più spregiudicato.
Dinanzi all’intollerabilità della situazione, papa Francesco si è sentito in dovere di richiamare i credenti e i laici con un video dedicato alla preghiera per una “finanza giusta, inclusiva e sostenibile”.
Egli afferma che “mentre l'economia reale, quella che crea lavoro, è in crisi – quanta gente è senza lavoro! – i mercati finanziari non sono mai stati così ipertrofici come sono ora. Quanto è lontano il mondo della grande finanza dalla vita della maggior parte delle persone! La finanza, se non viene regolamentata, diventa pura speculazione animata da politiche monetarie. Questa situazione è insostenibile. È pericolosa. Per evitare che i poveri tornino a pagarne le conseguenze, bisogna regolamentare in modo rigido la speculazione finanziaria”.
Il papa, ricordando che la finanza deve essere uno strumento di servizio, per servire le persone e per prendersi cura della casa comune, fa un appello “perché i responsabili della finanza collaborino con i governi, per regolamentare i mercati finanziari e proteggere i cittadini in pericolo”.
In pratica riprende il discorso avviato nel 2015 con l’enciclica Laudato si' in cui si afferma che “la finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale”. Secondo Francesco non è una questione di teorie economiche ma della loro applicazione fattuale nell’economia. Il mercato da solo non può garantire lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale, né la protezione dell’ambiente e dei diritti delle generazioni future. 
Nell’enciclica citata si sostiene: “La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia… Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura”.
La crisi finanziaria del 2007-2008 ne è la prova: sarebbe stata l’occasione per sviluppare una nuova economia, non solo più attenta ai principi etici, ma, soprattutto, per regolamentare l’attività finanziaria speculativa e la ricchezza virtuale. Purtroppo non è stato così.
La sede FMI a Washington - Sputnik Italia, 1920, 30.03.2021
L’Italia crescerà del 4,5% secondo il Fmi ma molto dipenderà dalla pandemia
Certo, sono concetti che papa Francesco ripete ormai costantemente. Lo ha fatto anche recentemente nell’enciclica “Fratelli tutti” e con molto coraggio anche nella lettera inviata al meeting della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, svoltosi lo scorso aprile. Egli afferma che “è ora di riconoscere che i mercati — specialmente quelli finanziari — non si governano da soli. I mercati devono essere sorretti da leggi e regolamentazioni che assicurino che operano per il bene comune, garantendo che la finanza – invece di essere meramente speculativa o finanziare solo sé stessa – operi per gli obiettivi sociali tanto necessari nel contesto dell’attuale emergenza sanitaria globale”.
Infatti, a poco più di un anno dall’inizio della pandemia, le conseguenze globali economiche e finanziarie sono fortissime. Nel 2020 il Pil mondiale ha sperimentato il suo maggiore crollo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con il dilagare della disoccupazione e della povertà. Anche la tanto attesa ripresa rischia di creare situazioni di preoccupanti disuguaglianze.
La preghiera del papa ha avuto anche qualche orecchio attento. La Federcasse, la Federazione italiana delle Banche di Credito Cooperativo, una rete di 250 banche cooperative di comunità con un milione e 350 mila soci, l’ha fatta sua. Del resto essa fa della vicinanza al territorio, alle famiglie e ai piccoli imprenditori e artigiani la sua mission.
In merito, il direttore generale Sergio Galli ha ribadito che per far fronte alle enormi disuguaglianze sociali ed economiche “occorre elaborare nuove forme di economia e finanza realmente orientate al bene comune e rispettose della dignità umana”. In quest’ottica, le banche di proprietà delle comunità e dei territori, soprattutto in forma cooperativa e mutualistica, meriterebbero di essere valorizzate e promosse dalle politiche pubbliche.
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, alla Riunione informale dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio europeo. - Sputnik Italia, 1920, 08.05.2021
Da Summit UE Draghi ribadisce sui brevetti: rimuovere blocchi export
E’ opportuno sottolineare che dopo la Grande Crisi, forse per colmare il vuoto assordate su queste tematiche lasciato in generale dalle istituzioni e dal mondo economico e accademico, naturalmente con alcune eccezioni, sono state spesso le chiese e certe organizzazioni religiose a far sentire forte la loro voce. Un po’ tutte le religioni, in particolare quelle d’ispirazione cristiana. Al riguardo si ricordi che oltre alla Chiesa di Roma, anche la Chiesa Ortodossa russa è intervenuta più volte, attraverso organizzazioni e reti a essa collegata, per denunciare gli effetti nefasti della finanza senza regole, della speculazione e di un’economia guidata solo dalla massimizzazione del profitto monetario. Ironie della Storia: prima attaccate come nemici del popolo e oggi paladine dei diritti dei poveri e dei lavoratori!
Queste tematiche sono tali che oggettivamente impongono ai governi decisioni rapide e stringenti. In questi giorni da più parti si sollecita il superamento dei brevetti sui vaccini. Tema che va affrontato. Si consideri che, mentre nei paesi industrializzati oltre 1 persona su 4 ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, nei paesi poveri, invece, l’ha avuta 1 su 500. Il caso più odioso è sicuramente quello dell’India, dove si produce il 70% dei vaccini mondiali, ma non per i propri cittadini, bensì per l’export.
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