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Esclusiva. Zambon (ex funzionario OMS): “Ho raccontato la verità per salvarci dalle nuove pandemie”

© Foto : EuPreventFrancesco Zambon, ex ricercatore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
Francesco Zambon, ex ricercatore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità - Sputnik Italia, 1920, 10.05.2021
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Arriva in libreria il 13 maggio 2021, a un anno dall'esplosione del caso che ha messo in crisi l'Oms sulla gestione italiana della pandemia, “Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti” di Francesco Zambon, pubblicato da Feltrinelli.
Zambon, l’ex ricercatore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha denunciato di aver subito pressioni da Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms, ha stilato il rapporto «Una sfida senza precedenti, la prima risposta dell’Italia al Covid» che indaga sulla risposta del Paese per contrastare il virus. Nel libro Francesco Zambon che ha svelato i retroscena del piano pandemico italiano racconta la sua verità, gli errori e le coperture che hanno fatto l’Italia “il grande malato”.
Siamo a Venezia nel febbraio 2020. Il carnevale viene interrotto bruscamente e Zambon, veneziano e funzionario dell'Oms, mentre dalla sua finestra vede i turisti in abiti variopinti correre terrorizzati verso il primo vaporetto disponibile, riceve l'incarico di coordinare le informazioni che arrivano dall'Italia e che possono essere utili al mondo: il Covid-19 non è più un virus esotico, ha fatto irruzione in Occidente. Seguono settimane di lavoro forsennato, per provare a capire cosa stia accadendo nel nostro paese, perché tutti quei contagi, perché tutti quei morti.
© Fornita da Francesco ZambonLa copertina del libro di Francesco Zambon
La copertina del libro di Francesco Zambon - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
La copertina del libro di Francesco Zambon
L'11 maggio il rapporto è finito, approvato dai vertici dell'OMS, stampato e pronto per essere divulgato. Potrebbe salvare molte vite. Ma qualcosa si inceppa e il 13 maggio il rapporto viene ritirato. Perché? Perché conteneva alcuni errori, dicono dai vertici dell'OMS. Ma la ragione è che rivelava un dettaglio fondamentale: il piano pandemico italiano non veniva aggiornato dal 2006, quindi era del tutto inadeguato. Ecco perché tutti quei morti. Ecco perché nessuno doveva sapere…
“Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti” è il racconto di un uomo solo, che ha denunciato e pagato in prima persona, una storia che ha fatto il giro del mondo, su cui le procure stanno indagando e che in queste pagine viene raccontata per intero per la prima volta.
"Nessuno sa quante vite sarebbero state risparmiate, ma tutti devono sapere quali sono state le omissioni, le coperture, le viltà che hanno reso il nostro paese così colpevolmente fragile", spiega la nota editoriale.
Per maggiori dettagli Sputnik Italia ha raggiunto in esclusiva Francesco Zambon, l’autore del volume e l’ex funzionario dell'Oms.
— Dott. Zambon, innanzitutto, auguri per il Suo libro “Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti”! Perché ha deciso di scriverlo? Quale messaggio vuole mandare agli italiani?
— Grazie degli auguri! Se penso ad un anno fa, quando questa storia di virus e segreti iniziò, mai avrei pensato di scrivere un libro. In realtà non avrei neanche mai pensato che mi sarei dimesso dall’OMS. Diciamo che le due cose sono connesse: ho scritto il libro perché volevo che rimanesse traccia di tutto quello che è successo relativamente al rapporto censurato dell’OMS. Non mi riferisco solo a tutto quello che successe nelle intricate vicende che hanno portato al ritiro del rapporto, ma anche a tutto quello che è successo dopo il ritiro e tutti i lunghissimi mesi di mobbing che una Organizzazione delle Nazioni Unite ha fatto contro di me. L’ho raccontato perché non voglio che succeda ad altri, mai più.
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Mai, in 13 anni di servizio, avrei pensato che un’Organizzazione così prestigiosa potesse mostrare lati tanto oscuri. Ed è proprio perché credo ancora che il mondo abbia bisogno di una organizzazione che si prenda cura della salute a livello globale che ho scritto il libro: abbiamo bisogno di una OMS, ma non di questa OMS. Il mondo ha bisogno di una Organizzazione che non prenda le sue decisioni in base alle pressioni che subisce da Stati o da altri enti, un'Organizzazione che non agisca per fini personali, di qualunque natura, dei suoi dipendenti. Il mondo ha bisogno di una OMS indipendente e trasparente. Ora non lo è affatto.
Il libro non si rivolge solo agli italiani, anzi. Si rivolge idealmente a tutti i cittadini del mondo. La gente ha solo una vaga idea di cosa sia l’OMS, ma non ha idea di cosa ci sia dietro la facciata. Rimane un ente misterioso. Non ci sono molti libri che parlino di cosa c’è dietro la facciata, la gente ha paura. Questo libro fa vedere i retroscena di quello che succede dietro, le facciate di vetro dei suoi palazzi.      
— Nel volume Lei cerca di rispondere alle domande che preoccupano la maggior parte della popolazione italiana: perché tutti quei contagi, perché tutti quei morti? Ha trovato le risposte? Se l'Italia avesse avuto un piano pandemico aggiornato le cose sarebbero andate diversamente?
— Dobbiamo cercare di fare uno sforzo di memoria e andare a quel febbraio del 2020. Praticamente da un giorno all’altro l’Italia si è trovata – e lo è rimasta per molti mesi – il paese più colpito al mondo dal Covid e a lungo quello con il più alto numero di vittime. Era il primo paese Occidentale, le misure attuate in Cina – di cui avevamo comunque poche notizie – non erano certo attuabili in un contesto europeo. L’Italia si è trovata di colpo a dover fare da apripista nella risposta, non aveva benchmark di riferimento, non esisteva una “risposta standard” al Covid.    
Il rapporto censurato forniva una descrizione narrativa di quanto successo nella risposta alla prima ondata. Era scritto in un modo particolare, direi con uno stile empatico. Era una scelta stilistica ben precisa, distante dai soliti documenti dell’OMS. L’abbiamo scritto così perché ormai era chiaro che il Covid avrebbe invaso il mondo e attraverso il nostro testo, volevamo che la gente entrasse nel caos pandemico prima che arrivasse il virus. Questo avrebbe consentito di essere più preparati.  
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Il fatto che il piano pandemico fosse vecchio di 15 anni sicuramente ha contribuito al quasi collasso del sistema sanitario delle regioni del Nord Italia. Non avevamo le mascherine, non avevamo i respiratori, non sapevamo cosa volesse dire pompare ossigeno ad alto flusso per cosi tanti pazienti contemporaneamente, i nostri operatori non erano formati e si sono trovati a combattere un nemico senza armi e senza neppure sapere cosa e come fare. Sono stati dei veri eroi, infatti il libro è dedicato a loro e i proventi della prima edizione andranno all’Ordine dei Medici di una città italiana. Una cosa simbolica, ma ho voluto farla.
Difficile dire quanto diversamente le cose sarebbero andate con un piano pandemico aggiornato, si possono fare solo supposizioni.     
Ma è importante non nascondersi dietro un cerino: il piano pandemico era vecchio, non eravamo pronti, abbiamo fatto il meglio che abbiamo potuto, alcune cose sono andate bene, altre no. È importante – quando tutto questo sarà finito – riflettere e valutare senza preconcetti e lasciando emergere la verità.
Solo sulla verità si può costruire per migliorare, questo è uno dei messaggi principali del libro. Con le ombre e con la nebbia non si va da nessuna parte.    
— È soddisfatto come sta andando l’inchiesta della Procura di Bergamo sul mancato aggiornamento del piano pandemico dal 2006 che ha portato a uno scontro tra Lei e Guerra?
— L’inchiesta della Procura di Bergamo è … una mega inchiesta. Diciamo che la parte che riguarda la vicenda tra Guerra e me è solo una minuscola parte che ruota intorno al piano pandemico, chi lo doveva aggiornare, perché non è stato fatto, perché quello vecchio non è stato attuato… ci sono mille domande aperte. Credo che la Magistratura abbia davanti a sé un compito veramente difficilissimo. Analizzare la rete causale di responsabilità è davvero un'impresa ardua e senza precedenti. Essendoci una inchiesta aperta, non posso rivelare niente della mia testimonianza in Magistratura.
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Ma una cosa la posso dire con certezza: ho trovato i Procuratori di Bergamo davvero preparatissimi, con una lucidità e chiarezza sulle vicende che mi ha veramente colpito. Voglio dire… in Procura passano indagini di tutti i tipi, non è facile entrare nel cuore di una materia così complicata e tecnica come una pandemia. Invece si capiva dalle domande che mi facevano che la base informativa che hanno a riguardo è immensa. Pertanto sono assolutamente fiducioso che questa indagine – che credo sarà una delle più importanti del secolo – punterà dritta alla verità, senza influenze di parte. Ed è una cosa tutt’altro che scontata dato che qui sono coinvolti i vertici della salute italiani, europei e mondiali.
— A distanza di un anno ci può spiegare chi ha censurato il dossier OMS e con quale scopo? Chi doveva avvertire il Ministero della Salute Speranza della pubblicazione del Rapporto «An unprecedent challenge - Italy's first response to Covid-19»?
— Volentieri. Le cose sono molto chiare e lineari, nonostante i tentativi davvero fantasiosi e azzardati dell’OMS – e non solo – di depistaggio.
Il dossier è stato ritirato dopo poche ore dal suo lancio per fare una modifica ad un box di testo (10 righe su un testo di 102 pagine) che riguardava la Cina. Questo fu fatto nel giro di poche ore. Poi quando cercai di rimettere online il dossier con questa modifica, mi fu detto che solo il Direttore Regionale Europa poteva ordinarne la rimessa online perché dovevano essere sistemate “un paio di cose”.    
All’epoca non potevo sapere cosa fossero questo “paio di cose”. Oggi, alla luce delle chat ed email emerse dalla Magistratura di Bergamo tra ufficiali OMS di alto rango e le più alte autorità sanitarie italiane, sappiamo che il dossier è stato ritirato perché andava ad urtare molteplici interessi, sia in OMS che del Governo italiano. La decisione di ritirare il rapporto non è stata certamente una decisione interna all’OMS, basta leggere le prove emerse dall’indagine. Eppure, molti degli attori protagonisti si ostinano a far finta che quelle cose non siano mai state scritte. Questo non aiuta davvero nessuno.   
Ed è per questo che ritengo sia mio dovere, come persona informata sui fatti, fare chiarezza su questo.
Vorrei che fosse chiaro che questa non è una vicenda italiana. Qui la posta in gioco è molto, molto più grande: parliamo del fatto che l’OMS non è in grado di pubblicare o dire qualcosa senza aver verificato che le sensibilità dei governi non siano “irritate”. Bene, poiché è così, come possiamo anche solo pensare che l’OMS possa dire qualcosa di attendibile e indipendente sull'origine del virus o sullo sviluppo della pandemia in Cina? Non si tratta di fare un esercizio mentale. Dobbiamo risolvere questo problema, perché il mondo è pieno di virus pronti a fare lo spill over.   
Vogliamo che succedano altre pandemie catastrofiche come questa? Possiamo e dobbiamo evitarlo. Ma per farlo dobbiamo agire sui delicati, quanto non detti, meccanismi di potere tra governi (ed enti privati) ed OMS.      
— Lei ha cominciato a lavorare per l'Organizzazione Mondiale della Sanità a Mosca nel 2008 e poi a Venezia, dove è diventato coordinatore della risposta Covid per Oms, fino alle Sue dimissioni nel marzo 2021. Perché ha lasciato l’OMS dopo 13 anni di servizio? È stato costretto a farlo oppure è stata una decisione tutta Sua perché magari si sentiva solo contro tutti all’interno di questa Organizzazione potente?
— Non è stata una decisione facile. Diciamo che l’OMS mi ha messo in un corridoio buio a lungo e mi ha spinto verso la porta di uscita. Il mio contratto fino alla pensione valeva 4 milioni di dollari. Sono uscito con 0 dollari. Certo ci ho pensato bene prima di farlo, ma era diventata una situazione assolutamente insostenibile.
Quando mi sono dimesso non sapevo delle prove emerse dalla Magistratura di Bergamo, mentre l’OMS lo sapeva già e nonostante questo ha accettato le mie dimissioni. Un sopruso nel sopruso. Per questo ora ho deciso di far valere i miei diritti e ho iniziato un procedimento legale nei confronti dell’OMS. Anche questo lo faccio per forzare l’OMS ad un cambiamento. È un percorso molto difficile, doloroso, e drenante. Ma non voglio che quello che è successo a me succeda a nessun altro.  
— Cosa farà adesso? Come pensa di portare avanti la Sua "battaglia”?
— Sto valutando delle proposte. Devo dire che subito dopo le dimissioni, l’amarezza che questa vicenda mi ha lasciato e soprattutto il deplorevole e indifendibile comportamento dell’OMS, che dovrebbe essere paladina dei valori etici, mi ha nauseato. Al punto che ho pensato di non occuparmi più di sanità pubblica. Ma ho ricevuto un supporto immenso e assolutamente inaspettato dai cittadini italiani e, come la storia si è sparsa all’estero, da tantissimi stranieri. Questo mi ha aiutato tantissimo, anche a fronte del totale silenzio dei miei ex colleghi OMS. Pochissimi di loro mi hanno contattato, la paura di ritorsioni è tanta…    
Ora il mio prossimo obiettivo è il libro. Davvero vorrei che riuscisse a smuovere qualcosa. La tempistica è perfetta: a fine maggio c’è l’Assemblea Mondiale della Salute di OMS con tutti i Ministri dei 194 Stati Membri. È un'occasione d’oro per affrontare il problema della non-indipendenza dell’OMS. Spero di cuore che qualcuno degli Stati Membri abbia il coraggio di portare questo tema in Assemblea. Qui parliamo della sicurezza globale, non di un problemino di uno staff member come l’OMS sta cercando di far credere. Ovviamente lo dice per coprire le sue gravi inadempienze e per le corde che questo “problemino” va a toccare.
— Possiamo sperare che un giorno l’OMS ci dirà la verità sull’origine del virus?
— No. Per come l’OMS è oggi questo è escluso. Oggi l’OMS non è una organizzazione trasparente e indipendente. Il caso del dossier italiano è, purtroppo, una prova – evidenze alla mano - di questo. E il fatto che l’OMS faccia finta che questa prova non esista, è una ulteriore prova del fatto che l’OMS non è pronta ad affrontare un cambiamento, che deve essere radicale.
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