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Terrorismo, Mattarella: fare piena luce sugli anni di piombo, ora prendere tutti i latitanti

© Quirinale Il presidente Sergio Mattarella alla commemorazione del 77° anniversario del massacro nazista alle Fosse Ardeatine, Roma 24 marzo 2021
Il presidente Sergio Mattarella alla commemorazione del 77° anniversario del massacro nazista alle Fosse Ardeatine, Roma 24 marzo 2021 - Sputnik Italia, 1920, 09.05.2021
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Nel Giorno delle Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, il presidente della Repubblica ripercorre gli anni segnati dal terrorismo e ringrazia il presidente francese Emmanuel Macron per il recente arresto di 10 latitanti, auspicando che altri Paesi ne seguano l’esempio.
Gli anni di piombo furono innanzitutto “anni molto sofferti, in cui la tenuta istituzionale e sociale del nostro Paese, venne messa a dura prova”, ha ricordato Sergio Mattarella in un colloquio con il direttore di Repubblica.
“Oltre 400 le vittime in Italia, di cui circa 160 per stragi. Cittadini inermi colpiti con violenza cieca, oltre cento gli uomini in divisa che hanno pagato con la morte la fedeltà alla Repubblica. Magistrati, docenti, operai, dirigenti d’azienda, studenti, giornalisti, uomini politici, sindacalisti. Nessuna categoria manca all’appello di una stagione in cui il terrorismo, di varia matrice, ha preteso di travolgere la vita delle persone inseguendo progetti sanguinari”.

"Il bersaglio era la giovane democrazia parlamentare" 

Il capo dello Stato rimarca che “il bersaglio era la giovane democrazia parlamentare, nata con la Costituzione repubblicana, per approdare a una dittatura, privando gli italiani delle libertà conquistate nella lotta di Liberazione”.
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E se il terrorismo rosso puntava ad “approfondire i solchi e le contrapposizioni nella società e nella politica, per spingere, compiendo attentati, il proletariato a fare la rivoluzione”, il terrorismo nero “accanto a suggestioni nostalgiche di improbabili restaurazioni, è stato spesso strumento, più o meno consapevole, di trame oscure, che avevano l’obiettivo politico di rovesciare l’asse politico del Paese interrompendo il percorso democratico, provocando una reazione alle stragi che conducesse a un regime autoritario, così come era avvenuto in Grecia”.

La Repubblica prevalse nella guerra asimmetrica

Si trattò di "una guerra che oggi definiremmo asimmetrica”, ha proseguito Mattarella, rimarcando che “fu proprio la violenza contro persone inermi e innocenti a prosciugare rapidamente il bacino del consenso al terrorismo”. Perché “mentre cresceva l’aggressività degli agguati e l’efferatezza delle stragi, aumentava anche la consapevolezza che bersaglio del terrore era la società, i cittadini, la comunità nazionale, il popolo”, come dimostrarono gli attentati sui treni, le stragi di piazza Fontana, di Bologna, di piazza della Loggia.
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Ma questo “disegno cinico, non esente da collegamenti a reti eversive internazionali, di destabilizzare la giovane democrazia venne isolato e cancellato”, perché  la Repubblica si seppe unire "contro un nemico che intendeva travolgere le libere istituzioni che gli italiani si erano dati”.
“È la statura della nostra democrazia, è la Repubblica ad avere prevalso contro l’eversione che aveva nel popolo il proprio nemico". 

Ora prendere tutti i latitanti

Mattarella ringrazia quindi il presidente francese Emmanuel Macron per il recente arresto di 10 terroristi da anni latitanti in Francia.
“Era una decisione che lo Stato italiano, chiedeva da tempo. Ringrazio il Presidente Macron: con la sua decisione ha confermato amicizia per l’Italia e manifestato rispetto per la nostra democrazia. Mi auguro che possa avvenire lo stesso per quanti si sono sottratti alla giustizia italiana e vivono la loro latitanza in altri paesi. Vi sono state tante vite stroncate, ferite insanabili nei familiari che hanno visto sconvolta la loro esistenza”.

Verità esigenza fondamentale per la Repubblica

Una questione di giustizia, certo, ma “ci sono ancora ombre, spazi oscuri, complicità, non pienamente chiarite” su cui bisogna fare luce, ha sottolineato il presidente.
“L’esigenza di completa verità è molto sentita dai familiari. Ma è anche un’esigenza fondamentale per la Repubblica. Il trascorrere del tempo non colloca quanto avvenuto tra gli eventi ormai esausti, consumati, da derubricare”.
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