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La truffa dei test anti-Covid: fino a 82 euro per un sierologico

© Sputnik . Pavel Kononov / Vai alla galleria fotograficaUn laboratorio
Un laboratorio - Sputnik Italia, 1920, 07.05.2021
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Inchiesta della Regione Lazio sui prezzi gonfiati per i test anti-Covid: a Roma si può pagare fino a 82 euro per un sierologico.
Dopo mascherine, gel disinfettante e tamponi, nella Capitale spopola il business dei test sierologici. Le richieste sono aumentate vertiginosamente nelle ultime settimane. In molti, infatti, li richiedono prima di effettuare il vaccino per sapere se hanno contratto il virus senza accorgersene, o dopo essere stati immunizzati per verificare di aver effettivamente sviluppato gli anticorpi.
E così, in alcune strutture private si arriva a pagare anche 82 euro per questa analisi. Oltre quattro volte di più rispetto al prezzo calmierato di 20 euro stabilito dalla Regione Lazio lo scorso ottobre.
Le segnalazioni sono arrivate ai carabinieri dei Nas che nel giro di 15 giorni hanno effettuato controlli in trenta strutture, tra laboratori privati e farmacie. Secondo Il Messaggero irregolarità sarebbero state riscontrate in almeno nove strutture, dove i test sierologici venivano venduti a 45, 55 e addirittura a 82 euro.  
“Un furto”. Non ha esitato a definirlo tale l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato. “Speculare sul virus è vergognoso”, ha detto, annunciando di aver aperto un’inchiesta che per ora ha coinvolto una decina di centri.
Tra questi c’era anche chi incolpava la Pisana di aver aumentato il prezzo di listino a 45 euro. Peccato che il costo del test è rimasto sempre lo stesso, proprio per evitare speculazioni, che si sono comunque verificate.
In realtà, qualche struttura nei mesi scorsi ha deciso di fare ricorso contro la decisione della Regione di mettere un tetto ai prezzi delle prestazioni sanitarie connesse al Covid, come i test sierologici e i tamponi antigenici rapidi, invocando il principio della libera concorrenza.
La vicenda è finita sulla scrivania dei giudici del Tar del Lazio che hanno dato ragione ad alcuni centri che rivendicavano di poter applicare il prezzo desiderato ad una “prestazione privata”. “Stabilirne il costo – hanno confermato le toghe – si inserisce nella libertà di concorrenza”.
La Regione, però, non è d’accordo e promette di appellarsi contro la decisione.
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