Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

“Comunicare la pandemia – Errori e piccoli disastri”, esce il libro di Davide Ippolito

© Foto : Fornita da Davide Ippolito“Comunicare nella pandemia – Errori e piccoli disastri”
“Comunicare nella pandemia – Errori e piccoli disastri” - Sputnik Italia, 1920, 07.05.2021
Seguici su
A un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19, il mondo si trova ad affrontare due grandi sfide: la lotta al virus, con la ricorsa al maggior contenimento possibile dei contagi, e la campagna vaccinale più estesa e rapida della storia recente.
Esiste poi un’altra sfida, strumentale alle altre due e di centrale importanza, quella per una comunicazione chiara, affidabile e autorevole dei temi riguardanti salute pubblica e pandemia. Davide Ippolito, tra i massimi esperti di Reputation Marketing in Italia, ha deciso di parlarne nel suo ultimo libro “Comunicare nella pandemia – Errori e piccoli disastri”. Edito da Mediolanum Editori, il saggio breve, snello e con approccio divulgativo, racconta la ricaduta negativa di errori concettuali e scelte discutibili sull’autorevolezza delle principali istituzioni coinvolte.
Nel libro Ippolito parte da 5 errori commessi a livello comunicativo durante il primo anno di pandemia, illustrando il danno arrecato da questi all’autorevolezza delle organizzazioni istituzionali:
  • La decisione di porre linee guida fisse che portavano inevitabilmente a un falso senso di precisione e di tutela dal contagio.
  • La ricerca del colpevole, dell’untore.
  • Dare la parola e la visibilità ai cosiddetti “esperti”.
  • La spasmodica presentazione dei bollettini quotidiani che offrivano una comunicazione massiva di numeri e statistiche senza contestualizzare, creando ancora più confusione.
  • Paragonare la pandemia a una guerra.
L’intento del saggio non è però puntare il dito e colpevolizzare, quanto partire da quegli errori per correggere subito il tiro, parlando in maniera più consapevole ai propri stakeholder, con il supporto di quello che il marketing della Reputazione insegna ogni giorno ai brand.
© Foto : Fornita da Davide IppolitoDavide Ippolito
Davide Ippolito - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Davide Ippolito
Cosa abbiamo sbagliato negli scorsi mesi? Cosa avremmo dovuto fare di diverso? È troppo tardi o possiamo riconquistare una comunicazione trasparente, affidabile e autorevole? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto l’autore del saggio, Davide Ippolito - cofondatore di Zwan, agenzia di Reputation Marketing e Reputation Rating.
— Davide, che messaggio vuole mandare con il Suo nuovo libro?
— Non c’è un unico messaggio, bensì la volontà di aprire nuove riflessioni su come la reputazione e una buona comunicazione possano aiutare le istituzioni a gestire meglio situazioni delicate. Si è usata giustamente la scienza per decidere i criteri di apertura, chiusura e gestione della pandemia. Perché, allora, non affidarsi alla scienza della comunicazione e alla psicologia per guidare meglio i cittadini in una fase così complessa? Attenzione, non parlo di manipolazione, ma di strumenti da impiegare come guida e riferimento. Nella pandemia è mancato questo e quando mancano i riferimenti istituzionali, ognuno si appella a ciò che crede.
— Su quali criteri ha individuato i 5 errori della crisi coronavirus?
— Ci sono stati degli episodi che mi hanno colpito durante la crisi pandemica, le ho appuntate e le ho tenute per me per un po'. Mi rendo conto che non era facile prendere delle decisioni nella prima parte della pandemia, ma era chiaro che inseguire con un elicottero una persona da sola in spiaggia, mentre prendeva un po' d’aria, neanche fosse Pablo Escobar in fuga, non poteva avere alcuna ripercussione positiva sulla gestione dei contagi.
— Come è possibile che in questa società della comunicazione non abbiamo ancora capito come si comunica?
— Non è che non lo abbiamo capito. C'è chi lo ha capito molto bene e lo sfrutta a proprio vantaggio e chi vuole far finta di non capire. Esiste una confusione di base su come si utilizzano i nuovi strumenti digitali. Oggi tutto è interconnesso e la genuinità e la competenza diventano gli elementi essenziali che fanno la differenza. La reputazione non è soltanto il driver più utile per le strategie di qualsiasi organizzazione, ma è anche quella che offre la migliore sintesi dell'efficacia delle politiche intraprese, oltre che la migliore predittività per la sua capacità di adattarsi e sopravvivere nel futuro.
— Nel libro Lei cita alcuni casi ben precisi, come le dichiarazioni, rilasciate pubblicamente tra gennaio e febbraio 2020, dal Presidente dell’OMS che affermava “la diffusione del virus non costituisce ancora un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale”. Per non parlare dei numerosi capi politici di tutto il mondo che hanno messo in discussione l'esistenza stessa del virus. Chi ha sbagliato di più? Potrebbe fare qualche esempio concreto che Le ha colpito personalmente?
Jair Bolsonaro, presidente del Brasile - Sputnik Italia, 1920, 06.05.2021
Secondo Bolsonaro crisi COVID legata a "guerra biologica" cinese
— L’errore che ho trovato più grave è stato quello di paragonare la pandemia alla guerra: prima di tutto perché non vi è un vero nemico, il virus non odia nessuno, non ha un'anima e non ha intenzioni, in secondo luogo, perché fare riferimento alla guerra crea un messaggio sbagliato, deresponsabilizza verso chi è al fronte (in questa narrazione i medici) e ammette sacrifici, inoltre, evoca paragoni spiacevoli come ben analizzato anche dal collettivo di scrittori bolognese Wu Ming. In guerra chi esprime critiche verso il proprio paese è un disertore, chi non si allinea è un traditore o in questo caso diventa negazionista. Se descrivo la vita nei termini di un viaggio e quando sono di fronte a una scelta parlo di ‘un bivio’, l'uso di questa metafora mi porterà a considerare due alternative, perché un bivio è formato da due strade, questo, però, mi impedirà di vedere che le possibilità sono magari tre o quattro.
Al contrario, in questa situazione siamo tutti responsabili ed è un grave errore non aiutare a comprendere bene che ruolo può avere ognuno di noi.
— Non possiamo però negare il fatto che nel corso dell'ultimo anno anche i media tradizionali e i social media sono stati coinvolti in un ciclo di disinformazione. Lei è d'accordo?
— I media sono alla ricerca di lettori e di guadagni e fanno il loro lavoro, i social media invece sono lo specchio di ciò che uno è, sono solo uno strumento per trasmettere informazioni. Pensiamo ad un libro con su scritto cose inesatte, esistono milioni di libri con notizie false, ma nessuno ha mai detto che il problema sono i libri; infatti, la vera difficoltà è l’educazione all’ascolto e la verifica delle fonti e quando vengono meno le fonti più autorevoli.
— Cosa pensa delle informazioni contraddittorie riguardo i vaccini, in particolare su AstraZeneca?
Il vaccino AstraZeneca - Sputnik Italia, 1920, 07.05.2021
Vaccini COVID, benefici di AstraZeneca maggiori dei rischi secondo uno studio danese-norvegese
— Su questo argomento poche settimane fa abbiamo condotto un’indagine con Reputation Rating, dalla quale sono emersi diversi problemi: la poca chiarezza circa il significato concreto delle percentuali di protezione dei singoli marchi, ancora non correttamente compresi; la confusione su Astrazeneca che ha portato una buona percentuale di persone a rifiutare di vaccinarsi con quel particolare marchio; la non coerenza nella gestione dei piani vaccinali a livello regionale, che sembrano ognuno seguire un modus operandi e delle priorità differenti; una generale propensione al profitto delle case farmaceutiche, che produce nei cittadini una reputazione negativa del sistema vaccinale.
— Mario Draghi non usa i social la comunicazione di palazzo Chigi si annuncia sobria ed essenziale. Le piace il nuovo stile del premier, che molti esperti chiamano “comunicare in silenzio”?  Secondo Lei, è una scelta saggia? Aiuterà al governo a recuperare autorevolezza e evitare gli errori nel futuro?  
— Qualsiasi comportamento è da considerarsi di fatto una forma di comunicazione, di conseguenza qualunque atteggiamento diventa immediatamente portatore di significato per gli altri e esso stesso messaggio, in questi casi la comunicazione diventa involontaria e non intenzionale.
Questo atteggiamento privilegia la realizzazione di fatti a discapito delle tante chiacchiere tipiche della politica, ma questa strategia porta con sé una serie di problematiche, primo fra tutti: se non sei tu a comunicare la tua versione della storia, saranno gli altri a farlo. Tale scelta comunicativa, inoltre, inevitabilmente presta il fianco a strane teorie complottiste e fuorvianti.
Perché invece nel nostro Paese non si parla ancora del post vaccini, non si danno messaggi di rinforzo positivo? Nel libro provo a parlarne e spero che questo possa aiutare a vedere la situazione da una prospettiva diversa.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала