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Sul green pass interviene ancora una volta il Garante della privacy: servono garanzie

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaScannerizzazione di un pass magnetico
Scannerizzazione di un pass magnetico - Sputnik Italia, 1920, 06.05.2021
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Il green pass proprio non piace all'Autorità garante della privacy, così com'è stato costituito non garantisce la piena riservatezza dei dati delle persone e rischia anche di discriminare.
A pochi giorni dall’entrata in vigore del green pass italiano, che anticiperà il passaporto vaccinale dell’Unione Europea, il garante della privacy dei cittadini torna sull’argomento in audizione davanti le Commissioni riunite degli Affari Costituzionali e Affari sociali della Camera dei deputati.
Per l’Autorità garante della riservatezza dei dati dei cittadini serve garantire e precisare la legge che istituisce il green pass.
Va precisato anzitutto che non si può usare il pass per finalità diverse da quelle previste dal decreto legge.
Ma per il presidente Pasquale Stanzione, le lacune della norma sono tante. A partire “dall’indeterminatezza delle finalità che legittimano la subordinazione di determinate attività all’ostensione del pass”.
Per il garante è presente “un margine di indeterminatezza nella previsione normativa, suscettibile di estendere in misura non irrilevante il perimetro del trattamento”.

Violazione della disciplina di protezione dei dati

Come aveva fatto notare con l’avvertimento del 23 aprile scorso, il decreto legge presenta delle lacune e delle carenze che potrebbero portare alla violazione della disciplina di protezione dei dati, sottolinea il garante.
Nello specifico, secondo Stanzione, le uniche informazioni realmente necessarie sul certificato dovrebbero essere i dati identificativi della persona, il numero univoco della certificazione e il termine di validità del pass vaccinale.
Per questo appaiono come eccedenti i dati che riguardano il numero di dosi di vaccino ricevuti. Non solo, ma l’autorità crede che sia non in regola con la tutela della privacy anche la scelta di emettere un certificato diverso in base alla condizione: vaccinato, guarito dalla Covid-19, tampone negativo.
Quest’ultima differenziazione potrebbe anche condurre a discriminazioni. Si consideri, infatti, che esso dovrebbe essere utilizzato per spostarsi con il treno o l’aereo da una regione all’altra, o per entrare al cinema o al teatro.
Ultimamente più volte il garante per la riservatezza dei dati personali delle persone è intervenuto sul pass vaccinale per sottolineare che, così come è stato predisposto il testo normativo, manca delle basi in fatto di tutela della privacy dei cittadini italiani.

Burioni e il green pass

Secondo il professore Roberto Burioni il green pass avrebbe senso solo per chi si è vaccinato o è guarito dal Sars-CoV-2, mentre bolla come sciocchezza l'assegnazione del pass anche a chi ha effettuato un tampone.
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