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Il rapper beccato con 2.700 dosi di droga, ma i giudici lo assolvono: "Stimola la creatività"

© Sputnik . Andrey Stenin / Vai alla galleria fotograficaPanetti di hashish
Panetti di hashish - Sputnik Italia, 1920, 06.05.2021
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Protagonista della vicenda Sofian Naich, rapper torinese che si fa chiamare "Kaprio". Il pm aveva chiesto una condanna per detenzione ai fini di spaccio, ma i giudici del Tribunale di Torino ribaltano tutto: "Sostanze idonee a favorire la creatività".
È stato trovato con 2.005 dosi medie singole di hashish e 678 di marijuana. Ma per i giudici del tribunale di Torino il quantitativo ingente di droga rinvenuto a casa di Sofian Naich, rapper diciottenne meglio conosciuto con il nome d’arte Kaprio, sarebbe stato per “uso personale”.
Per questo, come riferisce l’Adnkronos, è stato condannato a dieci mesi, con sospensione condizionale e non menzione della condanna. Tradotto, non farà neppure un giorno di carcere. Il motivo? Sta tutto nella spiegazione fornita dal ragazzo ai giudici di Torino.
Kaprio ha detto di aver acquistato le sostanze stupefacenti a Porta Palazzo, nel capoluogo piemontese. Una vera e propria “scorta” in vista del lockdown. Il ragazzo ha ammesso di farne uso e di non poterne fare a meno per stimolare la creatività necessaria per il suo lavoro.
Qualche dose, ha poi aggiunto, sarebbe stata per amici e conoscenti, tutti artisti come lui. Insomma, nessuna attività di spaccio, ha assicurato ai magistrati che, convinti dalla sua versione hanno messo nero su bianco nel dispositivo di ritenere “plausibile che il giovane detenesse tale stupefacente tanto per uso personale quanto per le cessioni a terzi finalizzate ad un consumo di gruppo''.
“È noto – si legge nella sentenza - come in certi contesti e ambienti artistici vi sia un uso piuttosto disinvolto delle sostanze stupefacenti, soprattutto quelle leggere, ritenute idonee a favorire la creatività”.
Così, contrariamente alle indicazioni del pm Paolo Scafi, che ne aveva chiesto la condanna per detenzione ai fini di spaccio, il rapper se l’è cavata con il “quinto comma” che disciplina “l'uso personale e la modesta entità”.
Il giovane è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Lo scorso ottobre, come ricorda Torino Today, era finito nel registro degli indagati per i saccheggi nei negozi del centro di Torino. L’inchiesta, che coinvolge altri millennials, è coordinata dallo stesso pm che lo ha indagato per detenzione ai fini di spaccio.
Gli avvocati del ragazzo sentiti dall'Adnkronos, si dichiarano soddisfatti: “Non è solo l'elemento ponderale che va valutato nell'ambito della qualificazione giuridica dello stupefacente ma bisogna andare a vedere le modalità soggettive, un ragazzino incensurato, e oggettive perché era un laboratorio musicale in cui andava un sacco di gente, e soprattutto le modalità in cui era tenuto lo stupefacente, che non era celato''.
Il pubblico ministero, però, ha già annunciato di voler fare ricorso. 
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