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Prove tecniche di Apocalisse: La NASA ammette che in caso di asteroide non avremmo speranze

CC0 / Pixabay / L'apocalisse sulla Terra
L'apocalisse sulla Terra - Sputnik Italia, 1920, 05.05.2021
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La buona notizia è che è solo un’esercitazione, la cattiva è che, se non lo fosse, saremmo spacciati. La NASA ha ipotizzato uno scenario in cui la scienza venisse a conoscenza di un asteroide di importanti dimensioni in rotta contro la Terra. Anche con 6 mesi di anticipo, è risultato che l’umanità non saprebbe cosa fare per difendersi.
Niente scenari da film, minatori astronauti che atterrano e piazzano cariche esplosive, niente bombardamenti atomici, niente trattori gravitazionali - la verità è che se oggi venissimo a conoscenza di un asteroide in rotta dritto contro di noi, neppure con 6 mesi di preavviso sapremmo cosa fare per difenderci e tutto sarebbe inutile.
Più o meno questo il riassunto dell’esperimento preparato dalla NASA per il ‘Planetary Defense Conference Exercise – 2021’, una esercitazione nella quale si ipotizza che un asteroide, chiamato 2021PDC e che per fortuna esiste sono nelle fantasie dei ricercatori, fosse stato individuato il 19 aprile scorso e fosse noto la sua traiettoria sia in rotta di collisione con il nostro pianeta con impatto previsto a metà ottobre.

Ecco perché la missione DART

È in questo contesto che si inserisce la missione Double Asteroid Redirection Test (DART) che partirà il 22 luglio e con la quale la NASA prevede di studiare la possibilità di un attacco cinetico su di un asteroide. Si tratta di una missione dimostrativa diretta verso il sistema binario di asteroidi chiamato Didymos (o 65803) e che non rappresenta una minaccia per la Terra. Dopo due mesi, se tutto andrà come previsto, il DART raggiungerà Didymos quando questi si troverà a 11 milioni di chilometri dalla Terra e lo impatterà così che possano essere studiati gli effetti cinetici sulla sua traiettoria.

Perché con la tecnologia attuale non faremmo in tempo

Il problema è che, con le conoscenze attuali, e i tempi di reazione attuali, 6 mesi di tempo non ci basterebbero in ogni caso per preparare una missione adeguata a deviare la traiettoria di un asteroide di dimensioni consistenti (centinaia di metri di diametro).
Ipotizzando il primo avvistamento di 2021PDC il 19 aprile a una distanza di 35 milioni di chilometri dalla Terra, gli scienziati sanno già che i primi giorni verrebbero persi solo per calcolare la traiettoria esatta.
All’inizio le probabilità di incrociare la nostra orbita verrebbero stimate intorno al 5% con una proiezione di impatto per il 20 ottobre.
Solo per il 2 maggio si riuscirebbe a stabilire scientificamente, dopo aver fatto e rifatto tutti i calcoli, che 2021PDC punterebbe effettivamente diritto contro di noi. Solo a quel punto inizierebbero a essere prese in considerazione le varie ipotesi di missione per distruggere o provare a deviare l’asteroide.
E appunto arriviamo alla data attuale, nella quale la simulazione porterebbe già ad un punto morto in cui gli scienziati non saprebbero cosa fare.
"Se dovessimo affrontare l'ipotetico scenario del PDC 2021 nella vita reale, non saremmo in grado di lanciare un veicolo spaziale in così poco tempo con le capacità attuali", afferma il rapporto pubblicato sul sito web della NASA.
Gli scienziati hanno certamente considerato l’idea di colpire l'asteroide utilizzando un dispositivo nucleare che possa "ridurre drasticamente il rischio di danni da impatto", tuttavia, la simulazione ha stabilito che 2021 PDC potrebbe avere una dimensione di 800 metri di diametro e una composizione rocciosa, tale che le probabilità che un'arma nucleare possa distruggerlo non sono alte.
La simulazione mostra anche che solo entro la fine di giugno la scienza sarebbe in grado di determinare quale continente verrebbe colpito e che il punto esatto verrebbe determinato solo una settimana prima, con chiara impossibilità di evacuazione preventiva delle zone che diverrebbero terra bruciata.

C’è inoltre il problema della frantumazione ma non deviazione

L’asteroide potrebbe sì essere colpito da sequenze multiple di testate nucleari appena fuori atmosfera, ma in quel caso potrebbe al limite frantumarsi, non essere deviato, dato che sarebbe oramai troppo tardi. Questo significa che verremmo bersagliati da una moltitudine di meteoriti invece che da un corpo unico, con evidente inutilità dei calcoli per stabilire il punto di impatto e un rischio di danni meno concentrati ma più distribuiti.

In ogni caso l’umanità sarebbe nei guai

Il problema principale è che fino all’ultimo mancherebbero informazioni essenziali – anche con maggiore preavviso, determinare il punto di impatto esatto sarebbe possibile solo nelle ultime settimane, mancherebbero informazioni sulla composizione, le dimensioni, la forza di impatto e il tempo per eseguire missioni mai sperimentate prima sarebbe poco.
Proprio per questo gli scienziati sperano di avere indicazioni utili dalla missione DART e solleticano i governi a investire su questo tipo di ricerche.
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