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Libia, nuovo incidente con pescherecci italiani: "Più tutele per i lavoratori"

© AP Photo / Ibrahim AlaguriPescherecci nel porto di Bengasi, Libia
Pescherecci nel porto di Bengasi, Libia - Sputnik Italia, 1920, 05.05.2021
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Nuovo incidente per sette pescherecci italiani nelle acque internazionali davanti alla Cirenaica. Le Cooperative dei pescatori protestano: "Occorre fare di più a livello diplomatico per tutelare le imprese e i lavoratori".
Dopo il sequestro dei pescatori delle navi Antartide e Medinea lo scorso anno, in questi giorni si è temuto il peggio per un altro gruppo di pescherecci italiani che transitavano nelle acque internazionali rivendicate dalla Libia.
Come riporta il sito specializzato Analisi Difesa il 3 maggio scorso, alle prime ore del mattino una fregata della Marina Militare, la Alpino, è dovuta intervenire nelle acque antistanti la Cirenaica dopo un allarme lanciato via radio da sette imbarcazioni italiane impegnate a pescare in acque internazionali, a 26 miglia nautiche (quasi 50 km) dal confine con le acque territoriali libiche.
C’è stato qualche momento di tensione quando un gommone partito dalle coste libiche si è diretto ad alta velocità contro i pescherecci.
A quel punto è entrata in azione la Marina italiana, con un elicottero ed un gommone, per prestare soccorso alle imbarcazioni siciliane in caso di bisogno, e per permettere alle navi di allontanarsi.
L’Alleanza delle Cooperative Italiane, citata da Askanews, ha denunciato come i colleghi di Mazara del Vallo siano stati minacciati da “un tentativo di abbordaggio armato da parte di un’unità delle forze militari del generale Khalifa Haftar”, mentre si trovavano “a 40 miglia da Bengasi”.
Per questo chiedono “maggiore sicurezza per i pescherecci che operano in acque internazionali antistanti le coste libiche e incluse nella Zona Economica Esclusiva”. “Ancora una volta – ha denunciato l'Alleanza- i nostri operatori si sono trovati a correre un rischio, e nonostante l’intervento della nostra unità militare sono stati costretti ad allontanarsi dall’area internazionale in cui stavano pescando, mentre svolgevano una regolare attività”.
“Occorre fare di più a livello diplomatico per tutelare le imprese e i lavoratori”, hanno concluso le Cooperative di pescatori, chiedendo al governo di sbloccare “i fondi per i sequestri dello scorso anno, a cominciare da Antartide e Medinea, le due barche sequestrate con i relativi equipaggi per più di cento giorni e per i quali i ristori promessi non sono ancora arrivati”.
I pescatori italiani liberati a Bengasi - Sputnik Italia, 1920, 20.12.2020
Pescatori liberati in Libia rientrati a Mazara: la commozione delle famiglie
Il rapimento dei pescatori da parte dei miliziani risale al primo settembre del 2020. Gli equipaggi furono liberati soltanto quattro mesi dopo, il 17 dicembre. Come ricorda Analisi Difesa, la Libia rivendica arbitrariamente il controllo delle acque del Golfo della Sirte fino a 74 miglia dalla costa.
Sull’incidente di lunedì scorso è intervenuta ieri anche il sottosegretario alla Difesa, Stefania Pucciarelli. “Non possiamo più permettere – ha detto citata dallo stesso sito d'informazione - che i nostri pescherecci, che svolgono legittimamente l’attività di pesca in acque internazionali, possano essere minacciati o addirittura sequestrati dalle autorità libiche”.
“Credo – ha annunciato - che oggi ci siano le condizioni per lavorare ad un possibile accordo con la Libia per definire il perimetro delle acque internazionali antistanti le coste della Cirenaica”.
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