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"Io non chiudo". Così la governatrice anti-lockdown ha trionfato a Madrid

© REUTERS / Susana VeraIsabel Díaz Ayuso
Isabel Díaz Ayuso - Sputnik Italia, 1920, 05.05.2021
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La governatrice anti-lockdown, Isabel Díaz Ayuso, trionfa a Madrid. E il centrodestra spagnolo lancia la sua sfida al premier socialista Pedro Sanchez.
“Io non chiudo”. È racchiuso tutto in queste tre parole il motivo del successo di Isabel Díaz Ayuso, la presidente uscente della Comunidad di Madrid, del Partito popolare, che ieri ha trionfato nelle elezioni regionali con il 43,7 per cento dei voti.
Un risultato storico per il centrodestra spagnolo, che raddoppia i deputati in Assemblea regionale ottenuti nel 2019 e lancia la sua sfida al governo del premier socialista spagnolo, Pedro Sanchez.
È da qui, infatti, che la destra del Partito popolare vuole costruire la propria “alternativa liberale” ai socialisti, anche se per gli analisti le elezioni anticipate a livello nazionale sono uno scenario improbabile. “Questo è l’inizio della fine per Pedro Sanchez, è lui il principale sconfitto”, tuona il deputato Teodoro Garcia Egea, citato dall’agenzia Reuters.
A pesare sulle scelte degli elettori, che hanno fatto registrare un’affluenza record alle urne, in effetti, è stata la pandemia ed in particolare lo scontro tra la Ayuso e lo stesso Sanchez sulle riaperture.
La governatrice è stata protagonista in questi mesi di un vero e proprio braccio di ferro con la Moncloa, iniziato ad ottobre 2020, quando proprio a Madrid si registrava un’impennata di contagi senza precedenti che dava inizio alla seconda ondata di Covid in Europa.
Mentre il governo centrale decretava lo “stato d’emergenza”, Ayuso si opponeva con forza al lockdown. Dopo due settimane di commissariamento, come ricostruisce il Corriere della Sera, la presidente di centrodestra è riuscita ad imporre la sua linea. Quella delle chiusure mirate, monitorando il tasso di infezione nei singoli quartieri, ma anche la capacità assistenziale degli ospedali sul territorio.
Madrid, la capitale della Spagna, ripeteva la governatrice, non può chiudere. Per lo stesso motivo il coprifuoco qui, a differenza del resto del Paese, è sempre rimasto alle 23.
Le zone con maggiore rischio di infezione venivano identificate attraverso un sistema di monitoraggio del virus nelle fogne, per poter intervenire in anticipo con restrizioni di tipo chirurgico. Così a Madrid non c’è mai stato un vero lockdown.
Il bilancio è stato positivo in termini economici, ma non sul piano umano. I decessi, secondo i dati del Corriere della Sera, sono stati il 35 per cento in più rispetto a quelli delle altre regioni spagnole. Ma per la maggior parte dei madrileni quella di Ayuso è stata la scelta migliore, e l’hanno confermato nelle urne.
Lo scontro per la gestione dell’epidemia, secondo gli analisti, si è presto trasformato in un confronto ideologico tra “statalismo” e “libertà”. Gli elettori hanno premiato la seconda visione, riconfermando la governatrice.
​A congratularsi con lei via social c’è anche il leader della Lega, Matteo Salvini, che ieri l’ha definita “donna di buonsenso e coraggiosa, che ha coniugato tutela della salute, diritto al lavoro e libertà”.
Tra i risultati delle elezioni madrilene c’è anche il rafforzamento dei sovranisti di Vox, che diventano il quarto partito con il 9,2 per cento. Per governare autonomamente, come si legge sul Tempo, alla Ayuso basterebbe anche solo l’astensione del gruppo.
Una disfatta, invece, per Podemos, che ha portato alle dimissioni del leader Pablo Iglesias.
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