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Africa sub sahariana, tra debito, Covid e land grabbing

© REUTERS / Afolabi SotundeWomen carry food supplement received from World Food Programme (WFP) at the Banki IDP camp, in Borno, Nigeria April 26, 2017
Women carry food supplement received from World Food Programme (WFP) at the Banki IDP camp, in Borno, Nigeria April 26, 2017 - Sputnik Italia, 1920, 05.05.2021
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I ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali del G20 hanno deciso di protrarre la sospensione dei pagamenti degli interessi sul debito contratto dai Paesi più deboli fino a dicembre 2021.
Ciò vale anche per quanto concerne i prestiti del Club di Parigi (organismo composto dai membri dell’Osce e dalla Russia per la ristrutturazione del debito bilaterale). Ne beneficiano i 74 Paesi, molti dei quali africani, che sono già sostenuti dall’International Development Association (Ida) della Banca Mondiale.
E’ una decisione importante, anche se più simbolica che di reale contenuto, se si paragona al turbinio di migliaia di miliardi di dollari e di euro stanziati dagli Usa e dall’Unione europea per la propria emergenza pandemica e per la propria ripresa economica. Manca sempre di vedere partire, veramente e in concreto, il tanto sbandierato Piano Marshall per l’Africa, finora rimasto soltanto sulla carta.
Al centro del citato incontro c'è stato anche un più ampio sostegno ai paesi più vulnerabili. A seguito di diverse iniziative adottate dalla comunità internazionale per aiutare ad affrontare le esigenze di liquidità immediate di questi paesi, il G20 ha invitato il Fondo monetario internazionale a presentare una proposta per una nuova emissione di diritti speciali di prelievo (dsp) di 650 miliardi di dollari per soddisfare nel lungo termine la necessità globale di aumento delle riserve monetarie. Si tratta di una proposta con una grande potenzialità. Adesso occorre vedere se sarà realizzata e poi apprendere come e per quali interventi e investimenti sarà utilizzata.
Nel frattempo la pandemia sta mettendo a rischio “milioni di famiglie nell’Africa centrale e occidentale che diventano ogni giorno più affamate e disperate, con i prezzi del cibo alle stelle che alimentano un’emergenza della fame che si espande sempre più in una regione afflitta dai conflitti e dalle conseguenze socio-economiche del Covid-19”. Sono le parole di allarme pronunciate dal World Food Programme (Wfp), l’agenzia Onu che fornisce assistenza alimentare nelle emergenze umanitarie. Il numero delle famiglie a rischio è superiore di oltre il 30% rispetto allo scorso anno e rappresenta il livello più alto degli ultimi dieci anni.
G20 Italia - Sputnik Italia, 1920, 02.01.2021
G20 2021: l’Italia, i Paesi poveri e la questione del debito
Non c’è solo la piaga del sottosviluppo, aggravata dalla crisi economica provocata dal Covid. I Paesi poveri hanno già enormemente sofferto per gli effetti della Grande Crisi finanziaria, commerciale e produttiva del 2007-8. In agguato, però, c’è sempre la nefasta e irresponsabile speculazione internazionale sui beni alimentari e sulle materie prime. Essa genera molte conseguenze: un’inflazione galoppante, l’espropriazione di terreni coltivati da piccoli produttori e dalle famiglie e il grande land grabbing,
Quest’ultimo è uno dei fenomeni che oggi penalizzano fortemente il continente africano, e non solo. Si tratta dell’accaparramento di enormi appezzamenti di terre da parte di imprese transnazionali e di taluni governi che li sfruttano per produzioni intensive di beni alimentari per l’esportazione e per lo sfruttamento, altrettanto intensivo, di tutte le risorse naturali disponibili.
Cresciute in modo direttamente proporzionale e speculare al boom dei mercati delle cosiddette commodity, quelli delle materie prime, del petrolio, delle terre rare e delle derrate alimentari, le operazioni di land grabbing hanno fortemente penalizzato in questi anni le popolazioni autoctone, comportando l’allontanamento forzato di decine di migliaia di famiglie dalle loro colture tradizionali. Si è creato così un modello di sviluppo negativo che ha spinto milioni di persone verso l’emigrazione. A tutto ciò, ovviamente, hanno contribuito non poco certe élite corrotte di alcuni Paesi coinvolti.
Chris Nikoi, direttore regionale del Wfp per l’Africa occidentale, ha ammonito che “in Africa occidentale l’incessante aumento dei prezzi agisce come un moltiplicatore di miseria, spingendo milioni di persone sempre di più nella fame e nella disperazione. E anche quando il cibo è disponibile, le famiglie non possono permettersi di acquistarlo. Con i prezzi in forte aumento, un pasto base è fuori dalla portata di milioni di famiglie povere che già faticavano ad andare avanti”.
Corruzione - Sputnik Italia, 1920, 15.01.2021
L’importanza del coordinamento internazionale contro la corruzione
In molti Paesi dell’Africa Sub Sahariana il costo degli alimenti locali di base è cresciuto di quasi il 40% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. In alcune zone è stato registrato addirittura un picco di oltre il 200%. Si può immaginare l’effetto devastante sui miseri bilanci di milioni di famiglie, che per il 75% vanno per il sostentamento e l’alimentazione.
La domanda di terre e di risorse naturali è aumentata enormemente nell’ultimo decennio, ed è probabile che continui, soprattutto a seguito della grave crisi economica scatenata dalla pandemia, generando un fenomeno che è stato soprannominato rush for land, cioè “corsa alla terra”. Basti pensare che il land grabbing dal 2008 a oggi sia cresciuto del 1000%, colpendo le popolazioni più svantaggiate.
Al riguardo Land Matrix, un’iniziativa di monitoraggio indipendente che promuove la trasparenza e la responsabilità nelle decisioni riguardanti i Paesi a basso reddito, riporta che l’Africa detiene il primato per numero di accordi riguardanti l’accaparramento del suolo coltivabile. Da rilevare che le terre accaparrate, in moltissimi casi, sono tutt’altro che abbandonate.
Anche il Rapporto 2020 “I padroni della Terra” della Focsiv (Federazione di organismi di volontariato internazionale d’ispirazione cristiana) rileva “un’asimmetria di potere, di strumenti di analisi e di contrasto del fenomeno e dei suoi impatti sociali, ambientali ed economici da parte della società civile e delle istituzioni locali, rispetto alla forza, agli strumenti e alla protezione degli investimenti attribuiti dai trattati commerciali ai grandi interessi privati”.
I governi occidentali e le organizzazioni internazionali sono, purtroppo, troppo vaghi e incapaci di interventi decisivi. E’ sorprendente che su questi argomenti l’unica voce alternativa sia di papa Francesco che in più occasioni ha denunciato come sia “doloroso constatare che la lotta contro la fame e la denutrizione viene ostacolata dalla ‘priorità del mercato’ e dalla ‘preminenza del guadagno’, che hanno ridotto il cibo a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria”.
Di fronte a quest’ aberrante scenario, segnato da una persistente e crescente distorsione dell’economia finanziaria, che consente di operare azioni speculative ad alto rischio, s’impone una chiara presa di posizione da parte del consesso delle nazioni.
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