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Omicidio Vannini, la Cassazione conferma le condanne per la famiglia Ciontoli

CC BY-SA 3.0 / Wikipedia / Sergio D’Afflitto / Palazzo di Giustizia, sede della Corte di Cassazione
Palazzo di Giustizia, sede della Corte di Cassazione - Sputnik Italia, 1920, 03.05.2021
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Arriva la sentenza della Corte di Cassazione ai danni dei Ciontoli: per il padre Antonio 14 anni di carcere, 9 anni e 4 mesi per gli altri componenti della famiglia.
La Cassazione ha confermato le condanne per l'omicidio di Marco Vannini.
I giudici della V sezione penale della Cassazione hanno respinto i ricorsi dei difensori di Antonio Ciontoli, ex militare della Marina militare in carico al Rud (Raggruppamento Unità Difesa dei servizi segreti), della moglie Maria Pezzilli, e dei figli Federico e Martina tutti coinvolgi nel caso della morte del fidanzato della ragazza.
Il capo famiglia dovrà scontare 14 anni di carcere. Gli altri componenti 9 anni e 4 mesi.
Il pg Olga Mignolo aveva chiesto la conferma della condanna perché secondo la sua posizione la famiglia Ciontoli ha mentito in relazione a quanto capitò a Marco Vannini nella loro abitazione, nella notte tra il 17 ed il 18 maggio 2015, a Ladispoli.
La difesa dei Ciontoli ha invece parlato di “una sentenza illogica, grossolana e disseminata di insensatezze argomentative”.

La reazione dei genitori di Marco Vannini

"I Ciontoli? Hanno sempre mentito e continuano a farlo. Sono stati in silenzio sei anni, adesso alla vigilia della Cassazione si svegliano, ma i giudici non si faranno influenzare”, ha detto il papà di Marco Vannini, il signor Valerio, prima di entrare in Cassazione stamattina.
"Marco mi ha detto di stare tranquilla perché andrà tutto bene”, ha aggiunto la signora Marina Conte, poco prima di fare ingresso nel palazzo.

Il caso Vannini

Marco Vannini la notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015 perse la vita in seguito ad un colpo di pistola sparato mentre si trovava in casa della sua fidanzata, Martina Ciontoli, a Ladispoli.
Per Antonio Ciontoli è stato riconosciuto il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. Per i componenti della famiglia, invece, l'omicidio volontario anomalo.
Sull’omicidio e sulle reali motivazioni resta il mistero, visto che il rapporto tra i fidanzati, Marco e Martina, era condiviso dalle rispettive famiglie.
Marco, sei anni fa, era a casa Ciontoli e anche se aveva fatto una doccia a casa sua, aveva voglia di fare un bagno nella vasca. Poco dopo le 23 nella stanza entra Antonio per prendere da una scarpiera due pistole. D'improvviso parte un colpo.
Poco prima di mezzanotte viene registrata la prima chiamata al 118.
Iniziarono le versioni discordanti: prima un malore per uno scherzo, poi un infortunio in vasca con la punta di un pettine.
Successivamente Ciontoli parlò di un colpo d'arma da fuoco esploso in modo accidentale. Secondo diversi medici legali, se fosse stato detto sin dall'inizio cosa era successo, il ragazzo si poteva salvare.
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