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Il “piccolo passo” di Magellano

© Foto : Public domainLa Victoria, la nave di Ferdinando Maglelano, sulla carta di Abraham Ortelius
La Victoria, la nave di Ferdinando Maglelano, sulla carta di Abraham Ortelius  - Sputnik Italia, 1920, 03.05.2021
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Tre settimane fa il mondo ha festeggiato il sessantesimo anniversario del viaggio di Gagarin nello spazio. Per la prima volta nella storia un uomo andò nello spazio e riuscì a tornare a casa. Quei 108 minuti lo hanno consacrato per sempre nella storia.
Il 27 aprile invece viene celebrato il cinquecentesimo anniversario dalla morte di Magellano, il primo uomo nella storia ad aver organizzato e guidato un viaggio intorno al mondo. Purtroppo non riuscì a tornare a casa: infatti, il 27 aprile 1521 morì in una battaglia contro gli abitanti dell’isola di Mactan guidati da Lapu-Lapu.
La sua morte avvenne al culmine del suo viaggio: il 27 aprile, dopo aver navigato per 4 mesi l’Oceano Pacifico, le cui acque erano per la prima volta solcate dalle navi europee e forse dalle navi tout court (gli autoctoni, infatti, non si erano forse mai spinti così al largo), la flotta avvistò terra.
E per fortuna, dato che le scorte di cibo e acqua stavano finendo. I marinai avevano cominciato a mangiare pelle di bue. La pelle era durissima, quasi di pietra. Per ammorbidirla un po’ bisognava lasciarla appesa per qualche giorno. Un’altra settimana e ai marinai sarebbe toccata la sorte dell’Olandese volante: una nave con i membri dell’equipaggio morti.
Ma finalmente avvistarono la terra ed ebbero accesso ad acqua e frutta, indispensabili per i marinai che rischiavano di morire di scorbuto. Riuscirono anche a mangiare carne fresca, dopo gli “spiedini” di carne marmorizzata. Ma l’importanza di Magellano è legata anche a un altro fatto: lo schiavo malese Enrique, da tempo in Spagna, sentendo parlare gli autoctoni, cominciò a capirli. Quello schiavo divenne, dunque, il primo uomo nella storia a circumnavigare il mondo per tornare nella sua madrepatria.
Ma dopo tre settimane alcune sfumature della politica interna malese (il re Lapu-Lapu non voleva tanto uccidere l’ammiraglio spagnolo, ma mostrare agli altri re della regione il suo valore) portarono alla morte del grande navigatore. “Uccisero il nostro specchio, il nostro lume, il conforto, la vera nostra guida”, scrisse lo storiografo della spedizione, Antonio Pigafetta.
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La storia di quel viaggio è considerata di fatto alla stregua di un avvincente romanzo. Infatti, prima della morte di Magellano vi furono diversi eventi degni di nota: le ricerche del golfo che oggi porta il suo nome, l’ammutinamento invernale nella baia di San Julian, la diserzione di 2 navi su 5 le quali rientrarono in Spagna. E dopo la sua morte, una nave affondò, un’altra tentò di tornare indietro attraverso il Pacifico, mentre la nave Victoria, la più piccola della spedizione, fu l’unica a tornare in Spagna.
Nel frattempo la corona portoghese, non contenta dell’ingerenza di Magellano in quella che al tempo era la sua sfera di influenza, dichiarò fuorilegge le sue navi. Per i portoghesi Magellano e i suoi erano considerati alla stregua di pirati. Ciò significava che sulla strada del ritorno in Spagna bisognava controllare bene sulla cartina dove fossero le isole Molucche ed evitare tutti i porti che al tempo erano controllati dai portoghesi.
Le provviste stavano terminando e il capitano della Victoria, Sebastian de Elcano, decise comunque, quando già era nell’Oceano Atlantico, di passare nell’arcipelago di Capo Verde e spacciarsi per una nave che una tempesta aveva fatto allontanare dai possedimenti spagnoli. Il capitano ordinò ai marinai scesi a riva di non raccontare la verità. Tutto stava andando bene, erano stati fatti i rifornimenti, ma all’ultimo qualcuno parlò cercando di scambiare un po’ di spezie con, probabilmente, degli alcolici. Capendo cos’era successo il capitano de Elcano ordinò di ripartire immediatamente anche se sulla Victoria c’erano soltanto 18 uomini.
L’ultima traversata dall’arcipelago di Capo Verde a Siviglia stremò l’equipaggio. Infatti, gli uomini, poco numerosi, dovevano sia fare la consueta guardia sia impedire che la stiva si allagasse.
Il 6 settembre 1522 la nave Victoria approdò sulle coste spagnole sparando dei colpi di cannone a salve. Così si concluse il primo viaggio intorno al mondo della storia che era cominciato 3 anni prima, il 20 settembre 1519. Allora dal porto di Siviglia era salpata una flotta di 5 navi con un equipaggio di 265 uomini. Ne rientrarono in Spagna solo 18.
Tra l’altro, gli sponsor della spedizione non rimasero delusi: le 26 tonnellate di spezie riportate in Spagna dalla Victoria riuscirono a coprire tutte le spese e garantirono un profitto netto di 500 ducati d’oro. Non vennero calcolate le perdite di vite umane.
Ma la scoperta più sorprendente che per la sua importanza supera il valore di tutte le spezie del mondo venne fatta durante l’astuta fermata presso l’arcipelago di Capo Verde. I diari di bordo di Pigafetta e del timoniere Alva mostrarono che sulla nave era martedì, mentre sulla terraferma era giovedì. Dunque, la navigazione aveva privato i marinai di un giorno. Oggi il jetlag è un consueto inconveniente che non sorprende più nessuno. Cinquecento anni fa, invece, si trattò di una scoperta sensazionale che promosse un cambiamento radicale di tutta la cosmografia.
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La spedizione di Magellano ebbe molti meriti: la scoperta del golfo che unisce l’Atlantico con un altro oceano che fu chiamato Pacifico, la scoperta delle dimensioni di quest’oceano e la scoperta del jetlag.
Le spezie, i territori conquistati, l’oro furono garantiti grazie anche ad altri scopritori che, però, non divennero così famosi come Magellano.
Magellano fu antesignano di Gagarin e di Armstrong, il primo uomo sulla luna, che disse: “Un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per l’umanità”. Non ricevette meriti né oro, ma oggi gode di grande fama agli occhi di tutto il mondo.
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